2014, avanti ChromeOS!

Di - 10 January 2014 - in
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Che sia per lavoro o intrattenimento ormai si trascorre buona parte del giorno collegati ad Internet. Per accedere a questo mondo si usano molto spesso connessioni senza fili. Libero dalle limitate velocità che ne minavano le prime versioni, il wi-fi garantisce un ottimo compromesso tra connettività e praticità di movimento e si è diffuso in uffici e case, hotel e bar che lo offrono in genere come servizio aggiuntivo a pagamento ma più spesso gratuito. Perfino in alcune stazioni della metropolitana si può trovare un segnale abbastanza potente.

Il cambiamento di queste condizioni ha indotto modifiche ai software; le app fanno da tramite tra il mondo fisico e quello etereo costituito dal cloud. Dieci anni fa era necessario un hard disk voluminoso per avere diversi programmi, oggi utilizzando smartphone e tablet buona parte del codice di un programma si trova su dei server attivi 24 ore al giorno. Non è più necessario dotarsi di suite per l’ufficio, di sofisticati programmi per la grafica, di processori e schede grafiche potenti per i videogame. Ci sono applicativi che rendono possibile la collaborazione di più persone per la stesura di un documento, strumenti offerti dai gestori dei social network con cui si possono migliorare le foto prima di condividerle, giocare in clan formati da utenti che vivono a chilometri di distanza e registrare le partite. Questo nuovo ordine è ancora molto variegato, ma si può dire che Google sia la società che più di tutte ha guidato questa evoluzione. E non solo nell’ambito software: con i Chromebook Larry Page & soci forniscono portatili progettati specificatamente per lavorare online, veloci, con software sempre aggiornati. L’iniziale scetticismo lascia il posto alla curiosità quando si viene a conoscenza delle soluzioni messe in campo dall’azienda di Mountain View. Diverse sono le compagnie che hanno deciso di investire in questi prodotti, eppure il concept continua a mutare.

IN PRINCIPIO VENNE CHROME

Nel 2008 Google decise di realizzare un browser veloce e conforme ai nuovi canoni della rete. L’implementazione delle Web App ideate dal team di Mozilla Firefox diedero un’ulteriore spinta a Chrome nella lotta con giganti del calibro di Internet Explorer. Il sistema operativo che ne derivò venne testato su un PC, il prototipo Cr48. L’antesignano dei Chromebook (2010) non riuscì a catturare l’attenzione degli sviluppatori e dei produttori hardware, probabilmente a causa della crisi economica che iniziò a sferzare il mondo. BigG decise di procedere comunque su questa strada perché intravide altri campi d’utilizzo per questo progetto. Si deve attendere il 2011 per la prima versione diretta al pubblico di Chrome OS, sistema operativo che vanta standard di velocità e sicurezza elevati (condivide il motore di rendering WebKit del browser). L’hardware non consente di eseguire programmi in locale ad esclusione della pietra angolare su cui poggia tutta l’architettura (Chrome). Per sfruttare in toto i vari componenti del computer è necessario servirsi dell’ecosistema online creato dagli sviluppatori di Mountain View. Buona parte dell’elaborazione si sposta sul cloud, con servizi che rispondono più o meno bene alle aspettative degli utenti. Non utilizzare i prodotti web con questa gamma di computer equivale a privarli della loro anima.

CHROME OS

Chrome OS si basa su Linux. Occupa circa 250 MB e viene catalogato tra i sistemi operativi ultraleggeri, utili per riportare in vita macchine obsolete. L’avvio si completa in otto secondi o anche meno, si esce dalla sospensione in modo istantaneo ed il processo d’arresto termina in pochi secondi. Tale leggerezza si deve all’utilizzo di Web App, diverse addirittura da quelle iOS ed Android, al posto dei programmi. Un altro punto di questo impianto è dato dal kernel (Linux) simile a quello che si ritrova in Ubuntu e quindi aggiornato due volte l’anno (in concomitanza con il rilascio della distribuzione). Quello presente nel software Google è ottimizzato per sfruttare al meglio l’hardware dei Chromebook. Svariati driver e controlli d’avvio vengono tralasciati, a giovarne sono le prestazioni ed i consumi.

L’aver estromesso alcuni moduli però diminuisce la compatibilità degli accessori. Chiavette USB, dischi rigidi, lettori DVD e mouse sembrano essere riconosciuti senza alcun problema, non si può dire lo stesso per stampanti e masterizzatori DVD. Per stampare si deve utilizzare Google Cloud Print. Tale soluzione non rispecchia i livelli di velocità evidenziati dal sistema; possono trascorrere diversi minuti per portare a termine l’operazione. Si necessita di un computer in cui è presente il browser Chrome da usare per accettare i documenti. I file vengono mandati ad un server e da qui al dispositivo selezionato per la stampa. Una valida alternativa è rappresentata dalle stampanti Print Ready in grado di connettersi direttamente al servizio.

I controlli di sicurezza sono piuttosto elevati. Attraverso un’architettura che monitora i singoli processi, ogni pagina web, plugin, Web App o estensione nonché il sistema operativo stesso vengono separati gli uni dagli altri, protetti da attacchi esterni grazie ad una sandbox. Il Verified Boot ideato da Google controlla l’integrità del sistema ad ogni avvio, il riconoscimento di un malware scarica in automatico un’altra versione dell’OS da Internet per riparare quella danneggiata. È consigliato creare un disco di recupero flash per avere una copia dei file necessari alla riparazione in caso di problemi quando è impossibile collegarsi ad Internet. Gli aggiornamenti vengono eseguiti in background come in Windows, l’operazione può indurre rallentamenti al traffico dati. Mancando degli avvisi, ed è facile pensare che sia colpa del collegamento ad Internet, tuttavia terminati tutti gli interventi il sistema torna scattante. Come per il browser così per il sistema ci sono diversi canali di sviluppo (Stable, Beta, Dev) con periodi d’intervento diversi (la versione stabile ha cicli di sei settimane). Chi volesse sfruttare i prezzi di vendita bassi di alcuni modelli per dotarsi di un portatile tradizionale può sbloccare il boot loader ed installare altri sistemi operativi, per lo più Ubuntu e derivate.

WEB APP

Al primo avvio la schermata di autenticazione richiede di inserire le credenziali dell’account Google, così da sincronizzare tutti gli strumenti preferiti già presenti su un altro PC con Chrome (app, estensioni, preferiti, cronologia, schede aperte). Opzionalmente si può effettuare una nuova registrazione oppure utilizzare la modalità Guest per accedere in forma anonima, in modo da non salvare alcuna informazione sul PC. L’iniziale agilità è frutto anche dello stile minimale profuso in ogni sfaccettatura dell’OS. Completata la configurazione iniziale viene mostrato il desktop con un’immagine di sfondo e una barra di navigazione in basso. Sulla sinistra di quest’ultima è presente il launcher in cui si trovano le icone delle applicazioni. A destra prendono posto le informazioni di sistema in forma grafica: segnale wireless, durata della batteria, data, ora e la foto del profilo che cela un menu per le opzioni di spegnimento e della sessione. Sono supportati i desktop virtuali e molto interessante è la gestione delle finestre. Il pulsante Massimizza accorpa più funzioni che vengono evidenziate al passaggio del mouse (sposta a destra o a sinistra, riduce a icona, ripristino e indietro).

File Manager gestisce le cartelle locali e nel cloud, tant’è che saranno presenti solo due voci: Download e Google Drive. Inserendo una chiavetta o una scheda SD saranno viste come delle directory ed utilizzate di conseguenza. Le foto, i brani audio ed i video vengono riprodotti dal browser che supporta tali formati nativamente. Con Play Movies e Play Music si può ampliare la raccolta multimediale scaricando nuova musica e film. Quando si acquista un Chromebook si può usufruire di un’offerta applicata da qualche tempo: si avranno a disposizione per due anni gratuitamente 100 GB di spazio per la memorizzazione di dati. Questo archivio è la base di diverse app, Google lo usa soprattutto con la suite per l’ufficio composta da Docs, Sheets e Slides. Ogni qualvolta si crea un documento lo si ritroverà anche in Drive. I singoli servizi che compongono tale prodotto sono in grado di lavorare offline; affinché le modifiche vengano salvate bisogna collegarsi prima di terminare il lavoro. La funzione di salvataggio automatico potrebbe risultare fastidiosa con connessioni dati a bassa velocità. Non si attende un certo numero di righe o un limite di tempo, ogni parola digitata è archiviata in una nuova versione del documento. Ci sono tante Web App all’interno del Chrome Web Store, divise per categoria e per lo più gratuite. Questi software non si installano bensì vengono copiati le icone ed i collegamenti ai siti web, vengono occupati pochi megabyte. Si capisce come sia impossibile utilizzare su questo sistema operativo programmi come Microsoft Office, Quicken o Skype che fanno del codice presente sull’hard disk il loro punto di forza. Si devono quindi cercare delle alternative; per Facebook e Skype si può utilizzare imo messenger, un valido sostituto di Quicken; MS Money è Finance41.

Oltre a quelle che funzionano solo se connessi alla rete, ci sono delle Web App per la modalità offline. Basta andare nella sezione specifica del negozio virtuale per trovare un elenco in continuo aumento. Quando si lavora senza connessione ad internet si deve stare attenti alla cache; un blocco del sistema o l’eccessiva ingerenza nel ripulire la memoria temporanea causerà l’irrevocabile perdita di tutto il lavoro. Scevre da queste problematiche dovrebbero essere le applicazioni pacchettizzate: il loro codice (HTML, Javascript, CSS) viene salvato sull’hard disk riprendendo le caratteristiche dei programmi. I giochi ed alcune pagine pesanti sono gestite facendo ricorso alle librerie OpenGL ES, che garantiscono un’ottima accelerazione grafica. Caricare sulla rete file audio o immagini da modificare in seguito, richiede poco tempo ed in genere è un’operazione semplice. Lo stesso non si può dire per i filmati di una videocamera digitale (grandi alcune centinaia di megabyte) sebbene ci sia WeVideo, un ottimo strumento per montaggi video semi professionali.

HARDWARE

Sebbene questi portatili vengano spesso confusi con i netbook, non lo sono affatto. La classe eterogenea che li compone ha delle caratteristiche comuni: display tra 11 e 14 pollici, tastiere di dimensioni normali con tasti ad isola (spesso retroilluminati), pulsanti per le funzioni rapide (Aggiorna, Avanti, Indietro, Schermo Intero) al posto dei più classici F1, F2, ecc… Il trackpad è sensibile a tocchi multipli e supporta diverse gesture (combinazioni di gesti per operazioni veloci). Sono impiegati piccoli dischi SSD (in media 16 GB) per un avvio più rapido. I processori variano, di solito basta un Intel Atom o un Celeron per una macchina scattante. Alcuni produttori hanno inserito anche degli ARM che risultano piuttosto inadatti nella gestione di pagine pesanti (Google+, Facebook). Ci sono dei modelli dotati di connettività 3G (o 4G) oltre al più diffuso WiFi. Google stessa ha dato vita al suo terminale ideale realizzando il Pixel. Doveva essere un tentativo per tracciare la strada da percorrere, invece si è rivelato un elemento di disturbo al concetto che si andava definendo. La dotazione hardware è fuori dagli schemi delineati in precedenza; processore Intel i5 e display touchscreen da 13 pollici con risoluzione da 2560×1700 (239ppi) fanno lievitare il prezzo di vendita (1300 dollari). Recentemente sono stati presentati altri interessanti Chromebook: l’Acer C720 (compresa una variante con schermo touch), gli HP 14 ed 11; i primi due montano processori Intel con architettura Haswell. Tutti i nuovi portatili hanno prezzi consigliati tra 200 e 300 dollari. Segno distintivo di alcuni dispositivi è la striscia luminosa che irradia i colori del logo Google dal retro del coperchio

ED IN ITALIA?

Aldilà dell’Atlantico i terminali ideati da big G si stanno ritagliando quote di mercato che un tempo furono dei netbook. Spinti dalle scarse vendite di terminali con Windows 8, due Chromebook (Samsung Serie 5 e Acer AC700) nel 2012 hanno recuperato terreno. L’interesse, però, non ha mai raggiunto il picco fino al lancio dell’Acer C7, un portatile con processore Intel Celeron Sandy Bridge e disco fisso tradizionale da 320 GB venduto a poco meno di 200 dollari. Nel periodo natalizio del 2012 il Serie 5 del produttore sudcoreano con processore ARM è stato il più venduto tra tutti i portatili offerti da Amazon negli Stati Uniti. Le statistiche non ufficiali del natale 2013 riportano che 1 portatile su 5 è proprio un Chromebook. Sembra probabile che molti studenti universitari abbiano optato per una soluzione a basso impatto economico non potendo passare a prodotti più costosi come i MacBook. In Europa ed in Italia questi terminali non sono stati commercializzati probabilmente a causa dell’annoso problema del digital divide. Il gigante delle ricerche online non ha nemmeno stretto accordi di distribuzione con alcune catene di elettronica italiane. Le ultime dichiarazioni di Eric Schmidt fanno chiarezza sul comportamento della sua compagnia. Adesso dovrebbe essere giunto il momento di una prova sperimentale anche all’interno del Bel Paese.

I Chromebook tentano di svecchiare il segmento dei PC portatili ed avvicinarlo più alla controparte mobile. Allo stato attuale devono essere affiancati ad un altro computer nonostante l’effetto catalizzante di ChromeOS. Spesso il prezzo contenuto li rende preferibili a tablet Android che in confronto sono molto più lenti. Un punto a favore è dato anche dalla presenza di una buona tastiera fisica. Da non sottovalutare la possibilità di trovare un sistema che sia sempre aggiornato e disponga di software al passo con i tempi. Il numero infinito di Web App non regge il paragone con le funzioni fornite dai programmi tradizionali. Secondo alcune indiscrezioni, il sistema operativo sarebbe la contromossa di Google ai capricci di Samsung e di altri produttori di hardware Android. Il gigante sudcoreano sta investendo molto in Tizen, mentre HTC sembra sempre più vicino a migrare verso FirefoxOS. Le avvisaglie si avvertono dietro ogni mossa che i giocatori fanno, sia in campo software che nella creazione di nuovi servizi per il commercio elettronico. Se nel giro di qualche anno bigG dovesse presentare un Chrome OS in grado di soddisfare gli utenti Android, risulterà molto difficile per i pretendenti al trono effettuare il loro colpo di stato.

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Emanuele Boncimino Articolo scritto da

Web designer, sviluppatore, tech specialist ed Android Guru: sono gli obiettivi che vorrebbe raggiungere nel lungo termine. Mantiene un ottimo grado di conoscenza del mondo racimolando news estere. Sempre alla ricerca di sfide che possano nutrire la propria mente: Engeene è tra queste.

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