Aggiornato il Rapporto Trasparenza di Google

Di - 29 January 2013 - in

Come già spiegato in un articolo precedente, Google rilascia con cadenza regolare un aggiornamento al proprio Rapporto Trasparenza.

Nell’ultimo aggiornamento l’azienda californiana ha sottolineato come, da un certo punto in poi, gli enti governativi abbiano inviato un numero sempre crescente di richieste di accesso ai dati personali degli utilizzatori dei prodotti di Google e di richieste di rimozione di pagine ritenute scomode (o diffamanti).

Purtroppo l’ultimo aggiornamento dei dati non porta buone notizie: il trend crescente è confermato anche alla fine del 2012 e per queste ragioni, Richard Salgado, direttore dell’ufficio legale aziendale, ha deciso di spiegare come queste richieste giungano dagli enti governativi (limitatamente a quelli in USA) e attraverso quali meccanismi normativi.

Da luglio a dicembre 2012:

  • il 68% delle richieste sono pervenute a Google attraverso semplici solleciti per l’identificazione degli utenti, emesse in virtù della normativa statunitense chiamata Electronic Communications Privacy Act (ECPA). Sono le richieste più numerose perché non richiedono attività giudiziale;
  • il 22% deriva, invece, da ordinanze giudiziali con cui il giudice ordina di effettuare ricerche che poggiano sulla base di indizi che sarebbero contenute nelle pagine dei risultati di ricerca e che potrebbero avere collegamenti con un crimine sul quale si sta indagando;
  • il restante 10%, infine, proviene da altre ordinanze giudiziali legate all’ECPA ma che non è possibile categorizzare.
Dal 2009 le richieste di accesso ai dati degli utenti sono aumentate di oltre il 70% e nel solo periodo luglio-dicembre 2012, le richieste sono state ben 33.634. In compenso, però, è diminuito il numero di richieste evase – come si evince dal grafico a destra.
In questo aggiornamento del Rapporto Trasparenza mancano i dati relativi alle richieste di rimozione di contenuti: Google ha deciso di scorporare quei dati e da oggi in poi li pubblicherà separatamente dagli aggiornamenti sulle richieste di accesso ai dati degli utenti.
E in Italia?

In Italia fa specie vedere che sotto il governo Monti (quindi dal novembre 2011 fino al 31/12/2012) il numero di richieste di accesso ai dati personali, fino ad allora crescente, improvvisamente è sceso da 934 a 844 e poi è rimasto fermo praticamente alla stessa cifra (841 e 846). Questi dati meriterebbero una riflessione ma non è questa la sede più adatta.

Richieste di accesso ai dati degli utenti in Italia

Fonte e immagini: Google Official Blog

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Matteo Luigi Riso Articolo scritto da

Avvocato, programmatore, geek tutto in uno. Una passione smodata per la tecnologia e l’informatica, avido utilizzatore di Google e Android. La sua missione è divulgare e far comprendere la tecnologia e gli aspetti ad essa connessi.

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