Inutile girarci intorno. Android è una realtà. Nel giro di poco tempo è riuscito a farsi conoscere ed apprezzare dalla maggioranza degli utilizzatori di smartphone. I dati di mercato sono chiari ed evidenziano questa crescita enorme di cui siamo spettatori. In particolare, è una ricerca effettuata dalla società Kantar Worldpanel ComTech a mostrare l’attuale diffusione del sistema operativo di Google nei maggiori mercati.
L’espansione è massiccia nei paesi europei. La Spagna è lo stato con la maggior distribuzione di terminali Android e con il maggior tasso di crescita. Si è passati dal 41.3% di giugno 2011 addirittura all’84.1% di giugno 2012, mentre sono in discesa tutti gli altri sistemi. Significativo il secondo posto, occupato da RIM, che ha più del doppio del mercato rispetto ad iOS.
Buone le percentuali anche in Germania e Francia, che seguono la Spagna rispettivamente con il 68.5% e 58.8%, con una crescita maggiore dei 20 punti percentuale. Solo un anno fa, guidava questa particolare classifica la Gran Bretagna con il 41.3% degli utilizzatori di smartphone che preferivano Android. Oggi invece scivola fuori dal podio assestandosi al 57.2%, con una crescita di appena 8.5%. Chiude il gruppo l’Italia, paese in cui gli androidiani sono il 49.6% (sempre in maggioranza rispetto agli altri), però con un aumento significativo del 24.3%.
La situazione italiana è sicuramente la più anomala. Al secondo posto ci sono gli utenti iOS (come in gran parte degli altri stati), i quali distaccano di pochissimo gli utenti Symbian (comunque in netta discesa). Questi dati evidenziano come il popolo nostrano abbia scoperto relativamente tardi le possibilità offerte dagli smartphone moderni, rimanendo ancorato ad un mercato sorpassato.
Simile a quella europea, è la situazione che si presenta in Australia. Android guadagna il 20.5% delle vendite, rispetto allo scorso anno, passando da 36.4% a 56.9%. Gli altri OS sono in perdita, eccezion fatta per quelli made in Microsoft. Mentre è del tutto opposto lo scenario statunitense. Android è sempre il sistema più utilizzato (50.2%) ma è in perdita rispetto allo scorso anno del 6.8%. Viceversa, guadagna terreno Apple con iOS, con una crescita dell’8.7%, rimanendo comunque abbastanza distanziato al 37.4%
In ogni caso è Android a farla da padrone nel panorama mobile. Questo può essere spiegato dalla grande possibilità di scelta offerta dai modelli in commercio. Esistono numerosi produttori che hanno scelto il sistema di Google, ed ognuno di loro ha prodotto una grande varietà di terminali. Questo comporta che abbiamo lo stesso sistema per più fasce di prezzo. Mentre Apple monta il suo iOS solo su iPhone, costringendo in qualche modo la scelta, Google ha dato carta bianca ai suoi partner commerciali, permettendo loro di utilizzare liberamente Android su qualsiasi hardware preferiscano.
Che sia o meno la scelta giusta non è dato saperlo. Senza dubbio impressionano i numeri delle vendite, appena presentati. Ma il rovescio della medaglia è la grande frammentazione di cui si lamentano tanti, forse troppi, utenti e developers. Infatti, se da un lato la scelta si mostra ampia e variegata, dall’altro lo sviluppo per ogni singolo terminale si prospetta sicuramente arduo e difficoltoso.
Via | CNET







6 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno
Bravo, bell’articolo mi piace come esprimi i concetti e anche se il sito non lo trovo molto valido tu sei davvero in gamba, continua così!
Grazie mille per gli apprezzamenti. Ti consiglio di dare un’occhiata più approfondita agli altri articoli, sono molto interessanti. Ed i miei “colleghi” sanno il fatto loro!
Negli anni ’80 si era sviluppata una fiorente industria di software applicativo per personal computer con il sistema operativo Microsoft MS-DOS. C’era una tale balcanizzazione nelle caretteristiche hardware e software dei computer su cui girava questo sistema operativo, che con ogni pacchetto applicativo venivano tipicamente distribuiti centinaia o migliaia di device driver e librerie anche per funzionalità di base come la gestione della memoria, le interfacce utente a finestre, la visualizzazione grafica, la generazione di audio, le stampanti, i plotter, i lettori CD-ROM e periferiche di input come joystick, mouse e tavolette grafiche. A quell’epoca i framework che astraggono e semplificano lo sviluppo di funzionalità standard con i principali linguaggi di programmazione ad alto livello non erano ancora diffusi, e per ragioni di efficienza o risorse limitate le applicazioni dovevano essere spesso scritte in Assembly.
Questa diversità non ha impedito la crescita e la prosperità di un’intera industria per oltre un decennio. Perché ora gli sviluppatori Android, con strumenti e software di sistema molto più evoluto e ad alto livello, continuano a lamentarsi della “frammentazione”? Nel caso di Android la variabilità hardware e software è considerevolmente minore e più facilmente gestibile di quella dell’era MS-DOS.
Dove sono finiti i capaci sviluppatori di una volta? Perché gli sviluppatori Android non progettano fin dall’inizio le applicazioni parametrizzandole per funzionare con schermi e capacità diverse? Perché non investono qualche risorsa in più per un mercato così vasto e in forte crescita? Sono diventati pigri? La programmazione è un’arte perduta?
Siamo proprio sicuri che la “frammentazione” sia un problema così serio? L’autore di Pocket (precedentemente chiamata “Read It Later”) spiega come realizzare con il minimo sforzo un’applicazione che giri sulla maggior parte dei dispositivi Android: Pocket’s Tips for Aspiring Android Developers: It’s Not Really Terrifying, and In Fact Quite Enjoyable http://getpocket.com/blog/2012/06/pockets-tips-for-aspiring-android-developers-its-not-really-terrifying-and-in-fact-quite-enjoyable/ Per gli sviluppatori più giovani può sembrare una rivelazione, ma per chi si è formato informaticamente qualche decennio fa è un modo di pensare e progettare talmente ovvio che il termine “frammentazione” non è mai venuto in mente.
Non posso che essere assolutamente d’accordo! Chi si ostina a parlare di “frammentazione” parla di un non-problema. Come ho anche scritto su G+, la frammentazione esiste solo quando un’applicazione funziona su un dispositivo e su un altro no. Allora a quel punto le possibili soluzioni sono due: o lo sviluppatore non ha capito come usare l’SDK di Android che ti permette di scrivere il codice una sola volta e per tutte le versioni di dispositivi e di Android stesso, oppure l’applicazione stessa non è ben concepita. In ogni caso la colpa non va individuata in Android. Google ha fornito delle linee guida ben precise per far girare un’applicazione su tutti gli Android esistenti ma se quelle non sono rispettate…
Paolo,
sono totalmente d’accordo con te.
Dire che la frammentazione sia un problema va semplicemente contro la logica. La frammentazione è un’opportunità di progresso. Ogni forma di vita sul pianeta è frammentata. Gli esseri umani sono frammentati. Non mi pare che questo sia un problema anzi.
Per la parte dove parli di sviluppatori, credo che la ragione sia che de facto iOS ha sdoganato come pratica normale lo sviluppo per un unico dispositivo (se vuoi due: iPhone e iPad) e questa cosa, dato la diffusione ampissima di questi dispositivi, ha creato una forma mentis negli sviluppatori che sottende il rigetto di ogni cosa altra rispetto alla strada dritta, ben lastricata e priva di ogni incrocio.
Sicuramente l’ottimizzazione del software sarebbe il primo passo da intraprendere per rendere migliore l’esperienza d’uso.
Mi trovi pienamente d’accordo con quanto hai scritto. Purtroppo gli sviluppatori moderni cercano la via più facile e veloce, senza curarsi troppo delle conseguenze. La stessa cosa avviene dal lato dei produttori, i quali non aggiornano i propri terminali per sciupare il tempo che occorrerebbe a rendere le proprie interfacce sulle nuove versioni di Android. Se queste interfacce venissero sviluppate con un certo criterio (a monte) la fase di porting sarebbe molto più rapida.
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