[App Engine] Novità per Cloud Storage e App Engine

Di - 23 January 2012 - in

L’avanzamento di Google Cloud Storage procede di pari passo con quello di App Engine: per la gioia di chi lavora con questi strumenti, due nuove importanti funzionalità sono state presentate e passano ora nelle mani degli sviluppatori: una maggiore integrazione tra i due servizi e una rinnovata gestione dell’accesso ai file nella nuvola.

Lo scorso autunno agli sviluppatori che utilizzavano Python per lavorare con App Engine, era stato fornito il set di API per manipolare file presenti nel proprio spazio su Cloud Storage: per chi non fosse a conoscenza di cosa stiamo parlando, App Engine è un servizio per lo sviluppo di applicazioni web sfruttando l’infrastruttura Google.
In parallelo, il progetto Cloud Storage è quello che indica il nome: il servizio per mantenere in maniera sicura ed affidabile le proprie risorse sui server cloud forniti da Google, con tutti i vantaggi in termini di scalabilità che tale struttura garantisce – ricordiamo che Cloud Storage è “RESTful” e quindi è conforme ai criteri di tale standard.

Chi ha messo “le mani in pasta” con App Engine sa che esso supporta l’integrazione con due ambienti di programmazione: Python e Java. Molti sostengono che il supporto per Python sia migliore e che fino ad ora sia stato sviluppato con maggiore attenzione: comunque sia, come annunciato, ora anche gli sviluppatori Java avranno a disposizione le API per lavorare con Cloud Storage direttamente da App Engine. Questa feature è annunciata come ancora in fase sperimentale, con l’assicurazione che lo sviluppo continuerà nei prossimi mesi per migliorarne le funzionalità.

Per quanto riguarda la gestione d’accesso ai file è stato reinventato il sistema di gestione di accessi concorrenti agli oggetti su Cloud Storage, assecondando le richieste degli utenti che da tempo chiedevano una gestione che garantisse maggiore sicurezza in casi di modifiche concorrenti ai singoli oggetti: usando un concetto simile a quello usato nei CVS, i sistemi di controllo versione, ogni modifica ai file verrà identificata da un identificatore univoco a 32 bit, incrementato accesso per accesso per ogni lettura/scrittura/append; tale identificatore verrà restituito negli header dell’oggetto su cui si sta lavorando in ogni richiesta POST e GET.

Anche questa novità è contrassegnata come experimental ed attende i feedback degli utenti, proprio come quanto introdotto per le API App Engine per Java, attraverso il gruppo di discussione di Cloud Storage.

Via | Google Code

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Federico Ruggi Articolo scritto da

Studente di Ingegneria Informatica, sviluppatore, si interessa di matematica, fisica e ogni tanto un po’ di astronomia; in generale, di qualsiasi cosa riesca a mantenere sotto stress i neuroni. Fissato con i LEGO e i sistemi Unix, è amante corrisposto dell’editor vim. Dal Gennaio 2012 è collaboratore di Googlab.

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