Apple costretta a ripetere l’esecuzione della sentenza britannica. Anche se…

Di - 6 November 2012 - in

Apple non finisce mai di stupire. Resta da capire se ultimamente lo stia facendo in positivo o in negativo, dato che le presentazioni degli ultimi prodotti non sono definibili “brillanti”: iOS 6 è colmo di bugs e problemi ormai ben noti (tipo “Apple Maps“), l’iPhone 5 non è stato un successo travolgente come si sperava nei dintorni di Cupertino, l’iPad 4 (o meglio 3.5) è venuto fuori a sorpresa a soli sei mesi dall’iPad 3 e ha suscitato l’ira di chi l’aveva appena acquistato (nonostante di nuovo ci sia solo il connettore Lightning) e l’iPad mini è un vero e proprio specchietto per allodole che ignorano l’esistenza di tablet di dimensioni simili migliori e più economici.

Ultimamente, dunque, Apple è ricordata soprattutto per l’assurda guerra legale nei confronti dei concorrenti, nella quale sta investendo milioni di dollari che vengono sottratti al flusso di denaro destinato altrimenti alla ricerca e sviluppo. Purtroppo su alcuni fronti i giudici danno loro ragione, mentre nel Regno Unito la giustizia ha puntato i piedi e ha stabilito ufficialmente che iPad e Samsung Galaxy Tab 10.1 sono due prodotti esteticamente diversi.

Certo le parole del giudice Colin Birss non sono state scelte perfettamente, soprattutto laddove indica che il design dell’iPad è “cool” e quello del Galaxy Tab non lo è. Un assist involontario ad Apple che, condannata ad eseguire la sentenza che l’obbligava a scrivere sul proprio sito che Samsung non ha violato il brevetto sul design dell’iPad e che non ha copiato.

A Cupertino, quindi, hanno ben pensato di scrivere giusto due parole per sintetizzare che “Samsung non ha copiato” e una pappardella autocelebrativa che, più o meno, suonava come “per il giudice britannico Samsung non ci ha copiati ma in altri tribunali non la pensano così, dato che hanno ordinato il blocco delle vendite del Galaxy Tab, che non ha nemmeno un cool design“. In parole povere: ci hanno copiato l’iPad e l’hanno pure fatto male.

L’azienda americana forse pensava di recuperare parte del consenso perduto fra i suoi ex fan ma la mossa si è rivelata un boomerang: infatti in sede d’appello alla sentenza del giudice Birss aveva ottenuto di poter inserire giusto un collegamento (messo a fondo pagina nella home) alla dichiarazione con le “scuse a Samsung”, poiché il giudice d’appello ha riconosciuto il primario interesse dell’azienda a mantenere la homepage inalterata per finalità promozionali. Però, dopo aver letto lo strafalcione prodotto in prima battuta, la Corte d’Appello ha ordinato a Apple di correggere la pagina incriminata rimuovendo le parti relative agli altri giudizi in corso e di riportare solo le frasi indicate nella sentenza di condanna. Questa volta, però, il tutto doveva essere anticipato da un chiaro messaggio sulla homepage con un link alla pagina con le frasi estratte dalla sentenza – rimuovendo con ciò il beneficio concesso originariamente.

Apple, quindi, si è uniformata ma – come sempre – lo ha fatto a modo suo. Il messaggio recita “Il 25 ottobre 2012 Apple Inc. ha pubblicato una dichiarazione sul proprio sito web UK riguardante i tablet computers Galaxy Tab di Samsung. La dichiarazione era inaccurata e non soddisfacente l’ordine della Corte d’Appello di Inghilterra e Galles. La dichiarazione corretta è al (link sulla ) sentenza UK Apple/Samsung“. Tutto ok, quindi. Non foss’altro che questo messaggio appare come ultimo elemento della home del sito Apple e, indipendentemente dalla risoluzione del monitor su cui il sito viene visualizzato, il messaggio resta sempre fuori dalla finestra del browser. Per poterlo visualizzare bisogna accorgersi della presenza della barra di scorrimento laterale per poter andare a fondo pagina, altrimenti il visitatore tira dritto e non lo legge.

Ancora una volta: birichini! Se un giudice vi ordina di scrivere una determinata frase, non avete la libertà di reinterpretarla a vostro vantaggio: essa deve essere riportata così come disposto in sentenza.

Via | 9to5mac

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Matteo Luigi Riso Articolo scritto da

Avvocato, programmatore, geek tutto in uno. Una passione smodata per la tecnologia e l’informatica, avido utilizzatore di Google e Android. La sua missione è divulgare e far comprendere la tecnologia e gli aspetti ad essa connessi.

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