Apple e Samsung, brevetti e sgambetti

Di - 10 July 2012 - in

Ci risiamo. Apple chiede e ottiene il blocco delle vendite di prodotti Samsung perché ritenuti lesivi di alcuni brevetti detenuti dall’azienda di Cupertino e il giudice Lucy Koh decide ancora una volta a favore dell’istante ordinando il ritiro preventivo dal commercio di Galaxy Nexus e Galaxy Tab 10.1 fino all’esito conclusivo del procedimento principale sulla presunta violazione di brevetti; quindi, ancora una volta, Samsung non ci sta e impugna l’ordinanza davanti alla Corte Federale d’Appello, chiedendo e ottenendo la revoca dell’ordinanaza. Ormai è una storia infinita, tanto che l’intera vicenda è più conosciuta come “la guerra dei brevetti”, senza stare troppo a specificare che i contendenti in questione sono sempre loro: Apple e Samsung.

Per quei pochi che fossero ancora all’oscuro dei fatti: nell’aprile 2011, proprio mentre Samsung annunciava il successo di vendite del Galaxy S, il primo reale best-seller nel mondo Android, Apple trascinava davanti ai tribunali di mezzo mondo la concorrente azienda sud-coreana, affermando che i suoi prodotti fossero “spudoratamente” copiati dall’iPhone tanto nelle forme, quanto nello stile e nell’interfaccia utente. Da allora abbiamo registrato una vera e propria escalation fatta di citazioni in giudizio, ordinanze di sequestro preventivo, controordinanze, appelli, impugnazioni di ogni genere, prove ritenute schiaccianti e poi smontate dai tecnici (come la foto taroccata dalla difesa Apple per far apparire iPhone e Galaxy S praticamente identici).

Non solo: abbiamo preso conoscenza anche delle più bizzarre richieste dirette da una parte all’altra (es.: Samsung che chiede al giudice di ordinare a Apple l’esibizione dei progetti dei futuri prodotti poiché riteneva fosse in corso un’azione di spionaggio industriale), abbiamo appreso che Apple possiede un brevetto persino sul cosiddetto “slide to unlock” e ha (vanamente) tentato di difenderlo in giudizio, così come abbiamo potuto leggere anche il promemoria che Apple depositò in corso di causa, con il quale si suggeriva alla concorrente che forme e che stile dare o non dare per non incorrere in violazioni di brevetti Apple. Riassumere dettagliatamente l’intera vicenda in poche righe è francamente impossibile, anche se su Wikipedia è disponibile una pagina ad hoc che riassume i fatti ed è costantemente aggiornata.

Tuttavia suonano davvero strane la tempistica e la modalità con cui Apple chiede e ottiene i blocchi delle vendite dei prodotti dei concorrenti: ciò accade sempre subito prima o subito dopo un evento o un annuncio importante per la comunità Android (come il Google I/O 2012 e le sue presentazioni, per citarne uno), e la maggior parte delle ordinanze favorevoli sono sempre emesse dallo stesso giudice. La signora Koh, appunto, la quale un giorno adottò un metodo alquanto singolare per assumere la prova fondante la sua successiva decisione nella causa intentata da Apple contro Samsung per la presunta imitazione dell’aspetto dell’iPad nel Galaxy Tab; la signora Koh, infatti, nel bel mezzo dell’udienza prese in mano i due dispositivi e li mostrò affiancati all’avvocato difensore di Samsung, chiedendogli di identificare i due modelli.

L’avvocato, che non è un designer o un ingegnere, esitò un po’ prima di individuare correttamente il Galaxy Tab. Quell’esitazione sembra che sia poi diventata la chiave di volta che ha indotto la signora Koh a pronunciare il blocco delle vendite negli USA per il Galaxy Tab 10.1. Apple non lasciò ma raddoppiò e ottenne dalla signora Koh – sì, sempre lei – anche il blocco preventivo delle vendite per il Galaxy Nexus sulla scorta della pretesa violazione del brevetto U.S. 8.086.604 relativo ad un “sistema per la ricerca e selezione di informazioni in un sistema informatico attraverso un’interfaccia centralizzata”. Samsung non perse tempo e impugnò immediatamente anche l’ultimo provvedimento del giudice davanti alla Corte Federale d’Appello, ottenendo un punto a suo favore con la rimozione di entrambi i blocchi alle vendite. Fra l’altro, proprio in queste ore lo stesso Galaxy Nexus è stato rimesso in vendita online su Google Play, ove si indica persino che i tempi di consegna variano da 1 a 2 settimane.

L’intera vicenda di per se ha del grottesco e ridicolo poiché l’insistenza di Apple nel difendere i propri prodotti attraverso l’arma dei brevetti sta generando un’onda crescente di malumore, tanto fra i suoi fedeli clienti quanto – e soprattutto – presso un numero di haters in crescita esponenziale, e questi ultimi sono tanto arrabbiati da aver generato il movimento di protesta online riconducibile all’uso dell’hashtag #boycottapple su Twitter e Google+. Tuttavia, per quanto criticabili siano le mosse di Apple e le contromosse di Samsung, bisogna fermarsi un momento a riflettere su un piccolo ma non trascurabile dettaglio: se Apple agisce in questo modo, ciò accade perché è la normativa U.S.A. a consentirglielo.

In sostanza Apple esercita un proprio diritto, derivatole dalla possibilità di registrare brevetti assurdi, così tanto che in Europa non supererebbero nemmeno la porta dell’ufficio brevetti. Se Apple ha potuto brevettare l’imbrevettabile, unico responsabile di tutto ciò è lo United States Patent and Trademarks Office (USPTO per gli amici) ossia l’ente nazionale USA che si occupa della registrazione di marchi e brevetti. L’attività di tale ufficio è da sempre controversa poiché con il tempo si è scoperto che ha concesso la registrazione di brevetti assolutamente ridicoli e impensabili solo perché possedevano il “requisito” dell’originalità. Un esempio per tutti sia il cono gelato motorizzato.

Una riforma dell’USPTO viene avvertita da tempo come un’esigenza da soddisfare rapidamente ma bisogna osservare come le ragioni alla base di questo sentimento siano diverse e contrapposte; se da un lato vi è tutta la comunità dell’open source e del software libero, dall’altro vi sono le lobbies e le grosse aziende tecnologiche. Il campo di scontro – da sempre – è quello riguardante la brevettabilità del software, consentita negli U.S.A. ma vietata nell’Unione Europea, nonostante più volte si sia tentato di introdurre tale possibilità anche dalle nostre parti.

La Free Software Foundation conduce una campagna permanente contro l’abolizione dei brevetti sul software e mantiene una lista di procedimenti giudiziari pendenti che riguardano l’argomento (fra i quali, ovviamente, ritroviamo quelli incardinati reciprocamente da Apple e Samsung). Lo scontro è duro, però. Sul versante opposto, infatti, la FSF trova la ferma opposizione delle grosse aziende e delle lobbies economiche e politiche, un micidiale intreccio che affonda le proprie radici fin dentro “le stanze del potere” U.S.A. Non è un caso se l’unica riforma riguardante l’USPTO che il Congresso U.S.A. sia riuscito ad approvare, riguardi solo l’aspetto economico della gestione dell’ufficio brevetti U.S.A.: oltre ad aumentare i fondi per il finanziamento dell’ufficio, la legge di riforma consente al direttore dell’organismo di stabilire personalmente il tariffario dell’USPTO mentre la gestione delle spese e del bilancio resta sempre assoggettata al controllo politico del Congresso U.S.A. Nessuna parola in merito all’abolizione dei brevetti sul software.

Qualcuno ha provato a introdurre la brevettabilità del software anche nel corpo normativo dell’Unione Europea ma, fortunatamente, gli europei hanno una visione radicalmente diversa e solo le invenzioni “materiali” possono essere brevettate; il software e gli algoritmi da noi, soprattutto in Italia, sono considerate mere “opere dell’ingegno” e la loro tutela è disciplinata da un corpo normativo che in Italia fa capo alla L. 633/41 sul diritto d’autore. Non c’è bisogno di brevettare il software: oltre a non essere consentito in sé, la tutela per questa forma di opere sorge già nel momento in cui l’opera viene creata. Al contrario, negli U.S.A. l’omologa normativa sul copyright è molto più lacunosa e blanda; unita questa alla normativa che consente la brevettabilità del software, ecco spiegato il perché le maggiori aziende tecnologiche americane provvedono a tutelare i propri prodotti con il meccanismo deleterio dei brevetti.

Riflettiamo un attimo: immaginate quali sarebbero state le conseguenze se Phil Katz, dopo aver inventato l’algoritmo di compressione ZIP, lo avesse successivamente brevettato? Il povero Katz non ha pensato al guadagno facile: ha lasciato il proprio codice al mondo ed è morto prematuramente e in povertà. E’ fin troppo chiaro, quindi, quali siano gli interessi in gioco e quanto questi siano – senza esagerare – enormi: registrare una mole di brevetti costa molto. Tanto ad Apple quanto a Samsung, quanto a qualsiasi altra azienda che (legittimamente) registri il proprio software. La legge locale glielo consente da sempre, già dai tempi in cui Microsoft veniva considerato il male assoluto nel settore informatico. All’epoca, però, Apple era considerato un operatore di nicchia, un’azienda che – nonostante avesse ottimi prodotti – stentava a farsi largo in un mondo di plasticoni grigi o ingialliti, assemblati in casa e spesso funzionanti grazie a copie pirata di Windows. In quelle condizioni Apple non poteva permettersi di fare la voce grossa e difendeva i propri brevetti solo quando riteneva che questi fossero stati violati realmente da un concorrente scorretto.

Negli anni, però, le posizioni sono cambiate. Oggi Apple è quel che Microsoft è stata fino ad una manciata di anni fa. Bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che se non fosse stato per l’iPhone, Apple oggi sarebbe altrove; invece il successo è arrivato come un fiume in piena, Jobs ne era perfettamente consapevole e altrettanto consapevole è l’attuale staff dirigenziale. Oggi possono fare davvero la voce grossa e non ci pensano due volte a tirare fuori i brevetti più astrusi in loro possesso (fra cui anche il brevetto per la custodia portacellulare da cintura) per difendere preventivamente la loro posizione di mercato, sperando di mettere i bastoni fra le ruote ai concorrenti ben prima che questi mettano in commercio un prodotto appena presentato e potenzialmente pericoloso nei loro riguardi. Un simile comportamento, sebbene legittimo come spiegato in precedenza, non rende alcunché di utile all’utilizzatore finale. Anzi, a lungo andare è altamente probabile che i costi di queste vicende giudiziarie ricadano proprio sul consumatore nella forma di rialzo dei prezzi dei prodotti dei due contendenti.

A questo punto è lecito chiedersi: cosa succederà ora? Mentre noi consumatori stiamo a guardare, le due aziende non hanno certamente deposto le armi. I blocchi alle vendite di Nexus e Tab 10.1 erano soltanto dei provvedimenti provvisori e che sarebbero dovuti durare fino alla fine della causa principale. Rimosso il ban (sempre per mezzo di un provvedimento provvisorio), entro giovedì Apple dovrà replicare e potrà chiedere nuovi provvedimenti. A questo punto credo che sia difficile che le corti di grado superiore ripristino il blocco delle vendite, poiché una decisione del genere non farebbe altro che generare un danno economico alla controparte. Personalmente ritengo che la causa proseguirà con la discussione nel merito senza che a Samsung/Google sia impedita la vendita dei propri prodotti; tuttavia temo che in futuro assisteremo ancora a siparietti di questo tenore: il Nexus 7 è ormai realtà e se verranno confermate le voci di corridoio che affermano che Apple sia pronta a lanciare un mini iPad da 7 pollici da 16 GB già a settembre, ciò non fa altro che alimentare l’idea che il prossimo colpo possa partire da Google/Asus nel momento in cui il mini iPad dovesse realmente apparire nel mercato.

È una vera e propria guerra. Una guerra senza vincitori ma con un solo sconfitto: il consumatore, schiacciato fra due colossi e oberato dal peso di stupidi brevetti. Già: “stupidi brevetti” perché è assurdo pensare che un giorno Apple potrà (se vorrà) citare in giudizio tutto il mondo dal momento che nel 2003 l’USPTO ha registrato il brevetto sull’invenzione della rampa di scale. Gli amministratori condominiali sono avvisati!

Via | cnet.com

Leave a Reply

Matteo Luigi Riso Articolo scritto da

Avvocato, programmatore, geek tutto in uno. Una passione smodata per la tecnologia e l’informatica, avido utilizzatore di Google e Android. La sua missione è divulgare e far comprendere la tecnologia e gli aspetti ad essa connessi.

Contatta l'autore

Previous post:

Next post: