Apple (per ora) ha vinto. E adesso?

Di - 3 September 2012 - in

I nodi stanno venendo al pettine e le diverse vertenze giudiziarie fra Apple e Samsung sparse per il mondo si stanno risolvendo. La prima causa è giunta a sentenza proprio in Corea del Sud, dove Samsung gioca “in casa”, e si è risolta sostanzialmente in un pareggio. I giudici hanno stabilito che le due aziende si sono copiate reciprocamente: Samsung avrebbe copiato il design dei prodotti Apple e quest’ultima avrebbe violato brevetti su alcune tecnologie posseduti dalla controparte. Uno a uno e palla al centro.

La palla, quindi, è tornata al centro nella Corte più “calda”, quella di San Josè, California, presieduta dall’ormai noto giudice Lucy Koh, passato alla storia per aver posto una domanda memorabile agli avvocati Apple (“avete fumato del crack?“) per l’eccessiva pedanteria nel sottomettere prove alla giuria e nell’escutere un testimone dopo l’altro. Una macchinosità tale da stancare tanto il giudice quanto gli stessi giurati, spesso apparsi distratti durante le testimonianze.

Esaurito il tempo a disposizione delle parti, il risultato -prevedibile- è giunto: la giuria della Nona Corte del Distretto del Nord California ha emesso verdetto per cui Samsung è ritenuta responsabile per aver violato tutti i brevetti messi in campo da Apple, fatta eccezione per il design del Galaxy Tab 10.1 – confermando quindi quanto già stabilito nel Regno Unito.

L’evoluzione della vicenda giudiziaria in sede californiana ha avuto un epilogo quantomeno ambiguo poiché il verdetto prodotto dai giurati, sebbene prevedibile, ha colpito l’opinione pubblica per i meccanismi logici che hanno condotto i giurati a prendere una decisione in tal senso: i giurati hanno radicalmente ignorato alcuni principi previsti dalla normativa americana in tema di brevetti e hanno basato la loro decisione solo su alcune e-mail scambiate fra progettisti Samsung in cui si discuteva di alcuni aspetti dell’iPhone che avrebbero dovuto ispirare la produzione dei terminali successivi (ossia il Galaxy S GT-i9000). Naturalmente, la restrizione del campo di giudizio a queste sole prove ha come unica conseguenza quella di irrigidire il metro di giudizio e, conseguentemente, ne deriva l’idea per cui “i progettisti coreani hanno copiato Apple e questa merita il risarcimento da poco più di un miliardo di dollari”.

Questa è una delle storture del sistema giudiziario USA, ove vige il democraticissimo principio per cui i cittadini partecipano attivamente all’amministrazione della giustizia, andando a formare giurie popolari che – alla fine – saranno i veri giudici nel caso esaminato, mentre il “Giudice” (il magistrato che presiede la corte) non è un soggetto giudicante ma si limita ad accogliere il verdetto, ad omologarlo e a rendere definitive le statuizioni prese dal popolo sovrano.

In una vicenda del genere lasciare che sia una giuria popolare a decidere è un disastro di proporzioni colossali. I giurati, infatti, non sono tecnici nel senso stretto del termine: sono persone di estrazione e formazione eterogenea che quasi sempre non sono né laureati in giurisprudenza né possiedono le conoscenze tecniche necessarie per discutere di casi così intrinsecamente tecnici e complessi. In parole povere, è come un qualsiasi gruppo di consumatori (USA) messi insieme per dire se Samsung (Corea del Sud) ha “copiato” Apple (USA). Un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono.

Apple ha spiattellato sul campo tutta una serie di brevetti, alcuni dei quali utilizzati per tutelare il design dei loro prodotti; per la verità, la pretesa di difendere alcuni di questi ha rasentato il ridicolo e talvolta ha suscitato l’ilarità sul Web, dal momento che Apple è giunta a sostenere che persino un tagliere in legno ha un design troppo simile all’iPad.

Ancora una volta è necessario ribadire che Apple dal canto suo non sta facendo alcunché di illegittimo, anzi è esattamente il contrario poiché l’ordinamento giuridico USA consente proprio di registrare brevetti inimmaginabili e di difenderli in giudizio. Resta il fatto che l’assurdità pervade l’intera faccenda. Da una parte e dall’altra, senza distinzioni, si stanno facendo vere e proprie questioni di lana caprina che in altri settori commerciali non ci si sognerebbe minimamente di fare.

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Matteo Luigi Riso Articolo scritto da

Avvocato, programmatore, geek tutto in uno. Una passione smodata per la tecnologia e l’informatica, avido utilizzatore di Google e Android. La sua missione è divulgare e far comprendere la tecnologia e gli aspetti ad essa connessi.

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