Apple (per ora) ha vinto. E adesso?

Di - 3 September 2012 - in

Facciamo un paragone con il settore automobilistico: all’inizio esistevano i fuoristrada, le station wagon e le compatte sportive. Nel corso degli anni le case automobilistiche hanno pensato di fondere le tre categorie e sono nati i SUV. Il primo modello a riscuotere un certo successo presso il grande pubblico è stata la BMW X5 e da allora si è diffusa la concezione per cui il SUV è un veicolo di grosse dimensioni, imponente, pressoché squadrato. Qualche anno dopo la Ford ha creato la Kuga, un SUV meno imponente, più aggraziato e con un design da sportiva compatta. Prima della Kuga, quindi, tutti i SUV prendevano come “ispirazione” la BMW X5 ma la BMW non si è arrogata il diritto di difendere il design di quel veicolo; successivamente il modello di riferimento è diventato la Kuga e i modelli concorrenti le si sono ispirati – soprattutto la Hyundai (ex partner Ford) con la ix35 – ma anche Ford non ha impiantato una guerra per difendere gli elementi stilistici del proprio modello.

Il ragionamento appena esposto non fa altro che accrescere l’alone di surrealità che circonda tutta la vicenda (ormai simile ad una sopa opera, per la verità), soprattutto quando si legge che Samsung è stata condannata perché “nella propria interfaccia ha usato icone quadrate con angoli arrotondati“. Roba da matti! Allora Ford dovrebbe pretendere un risarcimento da tutti i concorrenti che producono SUV con una nervatura sulla fiancata!

In Italia per fortuna le decisioni di questa specie non sono nelle mani di persone qualsiasi: niente giuria ma un magistrato giudicante che, anche se eventualmente in possesso delle richieste conoscenze tecniche, deve chiarire le questioni tecniche avvalendosi di un consulente tecnico d’ufficio (o CTU, per gli amici), così come previsto dall’art. 61 del codice di procedura civile. Il giudice nominerebbe un ingegnere elettronico o un architetto o comunque un professionista iscritto in apposite liste mantenute presso il tribunale e le parti potrebbero nominare ciascuna il proprio consulente tecnico di parte (CTP) da affiancare al consulente del giudice nel corso delle operazioni peritali. Certo i tempi della giustizia italiana messi a confronto con quelli della giustizia americana sembrano ere geologiche, dato che la causa fra Apple e Samsung si è risolta in appena un mese o poco più. Tuttavia, a giudicare dagli esiti, forse la lentezza giudiziaria italiana non è così pessima come si usa dire, anche perché si sarebbe aperto un vero e proprio dibattimento fra “tecnici” ossia fra persone che agiscono con cognizione di causa.

Tornando alla giuria che ha deciso il caso, i due principi giuridici che i giurati sembrano aver ignorato sono il fair use e l’esistenza di prior art. Il primo principio è previsto dalla legislazione americana sui brevetti e viene spesso invocato quando un’invenzione brevettata è utilizzata non integralmente e al fine di consentire lo sviluppo tecnico e scientifico. Questo è il principio grazie al quale Google ha vinto nella causa incardinata da Oracle relativamente all’uso di alcune API Java in Android. Grazie a tale principio il regime dei brevetti trova una forte attenuazione in quei casi in cui il fine ultimo non è lo sfruttamento economico dell’invenzione stessa in quanto tale ma l’impiego di quella in un progetto più ampio, ove i processi tecnologici brevettati divengono solo una delle parti che ne consentono il funzionamento e l’uso.

Il secondo principio, invece, è ancora più radicale e può permettere persino l’invalidazione dei brevetti per cui è causa: basta dimostrare che oggetto del brevetto è una tecnologia che, anche se in altra forma, esisteva prima della registrazione del brevetto stesso. Samsung e non solo hanno individuato una serie di prior arts applicabili ai brevetti messi in campo da Apple ma in questo caso è compito proprio della giuria stabilire la sussistenza o meno di queste e sappiamo bene com’è andata a finire.

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Matteo Luigi Riso Articolo scritto da

Avvocato, programmatore, geek tutto in uno. Una passione smodata per la tecnologia e l’informatica, avido utilizzatore di Google e Android. La sua missione è divulgare e far comprendere la tecnologia e gli aspetti ad essa connessi.

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