Babel, le lingue e le nostre culture

Di - 22 June 2012 - in

È di oggi la notizia di un nuovo progetto che coinvolge tutti popoli che lo abitano e le lingue che vengono utilizzate da tutti noi.

Google ha ufficialmente presentato Endangered Languages Project, sia tramite la sua pagina ufficiale in GooglePlus, sia attraverso YouTube nel canale endangeredlanguages.

L’obiettivo del progetto è identificare i linguaggi che perderemo nei prossimi anni, ovvero tutti gli idiomi che, già ora parlati da poche persone, difficilmente riusciranno a sopravvivere e si tramuteranno – se fortunati – in lingue morte, altrimenti verranno definitivamente dimenticati, almeno nella loro forma orale, cioè perderanno il suono e la musicalità che ogni lingua possiede e che la rende particolare alle nostre orecchie.

È stato stimato che almeno 3000 idiomi siano in situazione precaria : nel video qui riportato, “Introducing the Endangered Languages Project”, anche se in inglese, è chiaro il significato dei puntini, che vedrete trasformarsi in cartoccetti che volano via.
A simboleggiare ciò che nel tempo viene inevitabilmente sopraffatto, il progetto Endangered Languages mira a catalogare, conservare e se possibile mantenere in vita il più grande numero di linguaggi in via d’estinzione.

Come viene giustamente sottolineato, la lingua di un popolo è la sua cultura, è in effetti la sua “prima” cultura, la tradizione orale che ha fatto conoscere alle nuove generazioni ciò che ha caratterizzato la storia dei popoli.
È anche l’unica via per tramandare le informazioni quando la carta stampata diventa fuorilegge (cfr. Ray Bradbury, Farenheit 451, 1953, fantascienza), è la prima forma di comunicazione mediata, subito dopo l’immediatezza propria del linguaggio del corpo.
Nel canale  YouTube, nella sezione “feed”, potete trovare una serie di link a video come quello che vi riporto qui, in cui vi vengono tradotti i nomi dei comuni animali selvatici americani dall’inglese alla lingua Navajo (ricordate il film Windtalkers?), un idioma assolutamente particolare.

All’interno del progetto vi sono tutte le indicazioni per iscriversi ai forum, caricare registrazioni video di linguaggi da tutelare, metodi di insegnamento e apprendimento.
All’interno del progetto potete anche partecipare attivamente, per cercare di salvare la lingua della vostra città.

Quella della mia città per esempio, ormai lingua estinta perchè non ci sono più milanesi, non ci sono più “osterie dove andare a giocare a Belotte”, le bocciofile si stanno estinguendo e la Famiglia Meneghina, storica associazione di milanesi, si è ormai ridotta ad associazione culturale per la manutenzione della biblioteca meneghina.
Pensate anche che il Poitevin, una delle forme di lingua Occitana, particolare della regione di Poitou (Francia), è al momento parlato da meno di un centinaio di persone!

Tutto il progetto è gestito dall’Alleanza per le Diversità Linguistiche, un gruppo di lavoro di nuova formazione di cui potete leggere la composizione all’interno del sito, e coadiuvato da Google stessa, dal First Peoples’ Cultural Council (FPCC) dall’Institute for Language Information and Technology (The LINGUIST List) presso la Eastern Michigan University e dalla University of Hawai’i at Manoa.

Non riusciremo a recuperare il latino o il greco antico, però forse riusciremo a non perdere qualcuno dei nostri dialetti.
E questo sarebbe già un grande successo!

VIA | Google Official Blog

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Laura Germana Vailati Articolo scritto da

Nata e cresciuta a Milano, dal cui caos si separa sempre con difficoltà, lavora per una multinazionale americana (no, non Google!). Condivide il suo tempo libero con una mamma, un compagno, due felini, tanti libri (piú di 3000 volumi. Di carta), tanta musica (piú di 2000 vinili), parecchi film e qualche buon amico di vecchissima data. A 16 anni le dissero che l'informatica non era la sua strada. All'epoca ci credette. E fece malissimo!

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