Bay View: il nuovo campus di Google

Di - 27 February 2013 - in

Non capita spesso di citare fonti come Vanity Fair per notizie legate alla tecnologia. Questa volta però lo facciamo poiché si tratta di qualcosa legato a Google e che da’ un insight riguardante le mosse espansive di questa azienda che sempre più spesso sale alla ribalta delle notizie tecnologiche.

Nel 2008 Google stipulò un contratto di affitto, della durata di 40 anni, con NASA per un appezzamento di terra di circa 42 acri affacciati sulla baia di San Francisco. Il terreno, ad Ames nei pressi di Mountain View, ospitava in precedenza il NASA Research Park.


Visualizzazione ingrandita della mappa

Questa operazione aveva a suo tempo suscitato molta curiosità riguardo alla destinazione d’uso di un’area così grande e così vicina all’attuale quartier generale di Google: il Googleplex.

Ed ecco svelato il mistero. Google ha rilasciato, attraverso lo studio di architettura che si sta occupando del progetto, alcuni render di un nuovo campus che sorgerà proprio in quest’area.

A differenza di quanto attualmente in fase di realizzazione da parte di Apple con lo Spaceship Campus, quello che si accinge a costruire Google ha un aspetto a prima vista molto più ordinario. Ciò che però traspare ad uno sguardo più attento è la continuazione della filosofia dell’azienda all’interno della geometria urbanistica. Questo lo si capisce bene dalle dichiarazioni di David Radcliffe, l’ingegnere civile che supervisiona l’aspetto real estate dell’azienda californiana. Egli ha infatti dichiarato che nessun impiegato all’interno del complesso di 102193,35 m² si troverà a più di due minuti e mezzo di cammino da un suo collega.

Osservando il render è possibile scorgere diversi camminamenti sopraelevati che collegano i vari edifici su vari livelli fino ai giardini pensili posti sui tetti. Tenendo fede ad una tradizione che dalle parti di Google è diventata ormai un meme e complice anche il clima favorevole della California, i tetti ospitano anche diverse caffetterie e aree comuni.

Insomma, un’architettura non incentrata sull’esaltazione delle forme ma sulla funzionalità degli edifici, anzi sull’ergonomia del lavoro portata dalla dimensione micro degli spazi più intimi del lavoro a quelli macro della struttura stessa di un complesso grande e diversificato.

Fonte | Vanity Fair

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Gabriele Visconti Articolo scritto da

Editor in Chief per Engeene. Appassionato di Linux, FOSS, videogame e, da poco, di cucina. Parla quattro lingue ed ama leggere libri in lingua inglese.

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