Blink: Google presenta un fork di WebKit

Di - 8 April 2013 - in
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Google ha presentato un nuovo motore di rendering per il browser Chrome, chiamato Blink. Si tratta di un fork di WebKit, il motore open source di casa Apple, che è stato utilizzato finora da Google.

Il motore di rendering è una delle parti principali dei browser, e si occupa di tradurre il codice contenuto nelle pagine web in una schermata visibile. Al momento, i motori diffusi sono pochi: Trident, sviluppato da Microsoft utilizzato da Internet Explorer, Gecko, open, sostenuto da Mozilla, utilizzato da Firefox e derivati e WebKit, open, sostenuto da Apple e utilizzato da quasi tutti gli altri browser. Sopravvivono ancora KHTML, di KDE, sul quale è basato WebKit, e Presto, di Opera, recentissimamente sostituito con WebKit.

Abbandonare WebKit per passare ad un suo fork, dunque, è una mossa abbastanza azzardata da parte di Google. Si tratta di uno dei motori piú diffusi e piú apprezzati, essendo molto leggero, reattivo e compatibile con gli standard piú recenti. Inoltre, in questo modo si aggiunge un quarto motore alla lista di quelli sui quali gli sviluppatori web devono testare i loro siti. Va però detto che le percentuali di mercato che Chrome si è ritagliato giocano molto a suo favore: per qualunque sviluppatore, il tempo speso a fare ulteriori test è certamente ben investito.

La motivazione portata da Google per questa inattesa novità è piuttosto semplice: Chrome ha un’architettura profondamente diversa dagli altri browser basati su WebKit, fondamentalmente a causa della sua struttura multiprocesso. Separandosi da WebKit, dunque, gli sviluppatori di Chrome potranno ottimizzare pesantemente il motore di rendering, adattandolo alla loro architettura. Prevedono di alleggerirlo, inizialmente, di circa settemila file, completamente superflui, prima ancora di iniziare le operazioni di adattamento.

Per un futuro piú remoto, vi sono progetti davvero molto interessanti, anche se piuttosto azzardati, come la rimozione del supporto a parti non utilizzate dello standard DOM, che regola l’accesso alle parti delle pagine web. La cosa verrà fatta molto lentamente e con molta cautela, in maniera da assicurarsi di non creare problemi a nessuno sviluppatore, ma è molto sensata: il DOM è uno standard ipertrofico rispetto all’utilizzo che se ne fa ora.

Non sono previsti esplicitamente scambi di codice o patch con il team di sviluppo di WebKit, anche se il fatto che inizialmente i due motori restino sostanzialmente identici di sicuro faciliterà l’operazione. Google continuerà in ogni caso a supportare attivamente WebKit come del resto già faceva ben prima della nascita di Chrome.

Google assicura che, inizialmente, lo sviluppo si concentrerà su queste operazioni e non saranno quindi aggiunte nuove funzionalità, ovvero non ci saranno cambiamenti importanti che gli sviluppatori web debbano prendere in considerazione. In ogni caso l’aggiunta di nuove caratteristiche è subordinata a linee guida molto precise, contenute nella pagina web del progetto, che enfatizzano la necessità di aderire agli standard. È quindi possibile che ci troveremo presto davanti ad un nuovo motore persino migliore degli attuali.

Aspettiamoci dunque, nel prossimo futuro, un Chrome ancora piú leggero e reattivo, e probabilmente piú aderente agli standard del web. Non sarà un cambiamento immediato, dato che, per la fisiologia dei fork, inizialmente non ci si accorgerà della differenza, che sarà minima, tra i due motori, ma sarà di certo un cambiamento molto piú costante di come è stato finora.

Via | Google Open Source Blog

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Lorenzo Breda Articolo scritto da

Studente di Informatica a Roma, si occupa di programmazione web sopratutto lato server, e di accessibilità del web. Utilizza e ama Debian GNU/Linux, e si interessa di fisica, fumetto, trekking e fotografia (gli ultimi due possibilmente abbinati). Collabora con Googlab da aprile 2012.

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