Brevettato il cambio utente con il “face unlock”

Di - 7 September 2012 - in

Google ha appena ottenuto dall’ufficio brevetti americano – già, proprio quello – il riconoscimento di un brevetto su un possibile uso del face-unlock in un sistema informatico multi-utente. Il face-unlock in se non è una gran novità poiché esso è ormai incorporato in Android sin dalla presentazione di Ice Cream Sandwich al mondo. Per chi non lo sapesse, grazie al face-unlock è possibile sbloccare il proprio dispositivo semplicemente facendosi inquadrare in primo piano.

Il sistema ha subito mostrato un difetto di gioventù: la possibilità di essere ingannato esponendo una fotografia del proprietario del dispositivo davanti alla fotocamera e il software sbloccava l’apparecchio ritenendo che di aver “visto” il volto del proprietario in carne e ossa. Resasi conto del problema, Google ha modificato il sistema in modo da obbligare l’utente a chiudere un occhio per poter verificare che si tratti di un essere umano e non di una semplice fotografia.

Il brevetto appena ottenuto è interessante poiché unisce due tecnologie presenti in Android, una delle quali non è documentata e nemmeno è stata mai menzionata pubblicamente. Parliamo della possibilità di avere più utenti registrati nello stesso dispositivo Android, possibilità venuta alla luce grazie alla comunità di XDA che ha rinvenuto nel codice sorgente di Jelly Bean  le routine che permetterebbero (già oggi) di cambiare utente al volo.

Sebbene Google non impieghi questa tecnologia in nessun dispositivo, implicitamente ci sta comunicando che Android ha imboccato la strada della piattaforma multiutente, quasi a voler replicare anche in mobilità l’esperienza possibile sui computer desktop, rendendo il cambio utente molto semplice e naturale poiché basterà passare di mano il dispositivo e questi proporrà il passaggio da un profilo utente all’altro. Una funzione del genere tornerà utilissima soprattutto nei tablet piuttosto che negli smartphone, dato che questi ultimi – in linea teorica – sono concepiti per essere dispositivi strettamente personali.

Via | Engadget

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Matteo Luigi Riso Articolo scritto da

Avvocato, programmatore, geek tutto in uno. Una passione smodata per la tecnologia e l’informatica, avido utilizzatore di Google e Android. La sua missione è divulgare e far comprendere la tecnologia e gli aspetti ad essa connessi.

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