Chromecast: analisi dei componenti

Di - 31 July 2013 - in
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Dopo il fallimento di Nexus Q, Google ha semplificato di molto l’idea tirando fuori quell’oggettino economicissimo e decisamente attraente che è il Chromecast, e che grazie alla sua semplicità e funzionalità sembra destinato ad avere un discreto successo.

Su iFixit, sito che raccoglie istruzioni su come smontare e riparare cose, è comparsa una guida su come smontare il Chromecast. Guida corredata da parecchie fotografie.

Vediamo allora come è fatto dentro il nuovo arrivato dei gadget di Mountain View.

Cominciamo dall’esterno. Il Chromecast si presenta come una chiavetta USB, con uno spinotto HDMI al posto di quello USB, in modo da poter essere collegato direttamente al televisore.

C’è però una cosa che nelle pubblicità non si nota: sul retro è presente una porta USB. Non si tratta di una porta legata a servizi particolari, ma di un ingresso per l’alimentatore esterno: il Chromecast ha infatti bisogno di essere ricaricato, o alimentato durante l’uso. L’HDMI non gli fornisce la corrente necessaria a funzionare.

Nella parte inferiore è presente un numero di modello, H2G2-42, contenente un inner joke legato alla cultura nerd, un po’ come “>9k” che si trova all’interno dei Google Glass. H2G2, infatti, è l’abbreviazione comunemente utilizzata per la Hitchhiker’s Guide to the Galaxy (HHGG, da cui H2G2), la Guida Galattica per gli Autostoppisti, libro che compare nell’omonima serie di romanzi di Douglas Adams. Nella stessa serie, 42 è la risposta alla domanda sulla vita, sull’universo e su tutto quanto, come Google ben sa.

Aprire la chiavetta è davvero molto semplice, basta fare leggermente forza nella fessura tra le due metà del guscio:

All’interno, la circuiteria è protetta da un guscio metallico, collegato da della pasta conduttiva a un grosso dissipatore di calore in metallo:

Il dissipatore è davvero enorme, rispetto alle dimensioni del dispositivo, ma è necessario: la temperatura, stando al manuale, può diventare molto elevata.

Ma togliamo il guscio metallico e vediamo cosa nasconde.

Da un lato abbiamo un chip AzureWare AW-NH387, riquadrato in rosso nella foto. Si tratta di un modulo per la connettività senza fili, che integra Wi-Fi, Bluetooth e diversi protocolli FM. Serve a collegare il dispositivo ad Internet, ma anche per gestire il controllo remoto da smartphone ed ha la capacità (non so se sfruttata) di collegare dispositivi audio Bluetooth, come le cuffie.

La memoria è affiancata da un system-on-a-chip (una specie di microscopico computer), il Marvell DE3005-A1, riquadrato in arancione, che contiene la CPU e le componenti essenziali.

Dall’altro lato, riquadrato in giallo, troviamo il Micron 29F16G08MAA, che è una semplice memoria flash da 2GB, per lo storage interno. Il chip è affiancato da una RAM DDR3L da 512MB a bassa tensione (Micron D9PXV), riquadrata in verde.

Oltre questi quattro componenti, c’è solo la scheda che li collega tra loro. Gran parte della logica è infatti contenuta nel piccolo chip Marvell, che non è ovviamente smontabile per vedere cosa ci sia dentro.

Si tratta, insomma, di un piccolo computer embeded, per il quale la parte davvero interessante è il software e l’infrastruttura al quale il software si collega (Youtube, Google Music e l’ancora assente in Italia Google Movies).

Anche alla luce della semplicità dell’hardware, il costo di 35 dollari rimane comunque bassissimo: si tratta evidentemente di un dispositivo pensato piú per guadagnare sui servizi che sulla vendita dell’oggetto.

Via | iFixit

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Lorenzo Breda Articolo scritto da

Studente di Informatica a Roma, si occupa di programmazione web sopratutto lato server, e di accessibilità del web. Utilizza e ama Debian GNU/Linux, e si interessa di fisica, fumetto, trekking e fotografia (gli ultimi due possibilmente abbinati). Collabora con Googlab da aprile 2012.

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