ChromeCast – Già un successo alla nascita

Di - 6 August 2013 - in
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Nei precedenti articoli qui su Engeene è stato introdotto il ChromeCast e le sue caratteristiche ed abbiamo visto quale componentistica contiene.
Vediamo ora perché è da considerarsi così innovativo da causare la fine delle scorte in poche ore.

Micro, economico, “universale”, semplice

Cominciamo ad analizzare queste caratteristiche più da un punto di vista di utente finale.
Prima di tutto le dimensioni ridotte permettono di nascondere il Chromecast dietro la quasi totalità dei televisori, facendoci risparmiare spazio e diminuendo la giungla di cavi che tende a formarsi dietro il televisore.

Il costo decisamente basso 35$ (dal Google PlayStore con spedizione via corriere e tasse si arriva a 41.2$ che sono circa 35€) lo mette nella fascia degli acquisti impulsivi. Anche nell’ipotesi in cui una persona non lo utilizzi molto,  sono solo 35€, e se compariamo poi con quello che potremmo fare con questo “aggeggino” e che infrastruttura dovremmo mettere in piedi per aver una funzionalità similare (una smartTV o un videoplayer/TV con supporto al DLNA, o una TV con Miracast e associati device, un mediacenter, etc…), non ci pensiamo 2 volte e lo compriamo.

Universale, perché le uniche due richieste sono: rete WiFi e porta HDMI nel televisore; praticamente tutti abbiamo questo setup in casa (a meno di vecchi televisori o preoccupazioni particolari sui problemi causati dalle radiazioni del WiFi).

Qualcuno potrebbe addurre che è necessario essere connesso a internet perchè il device sia utilizzabile; parzialmente corretto.

Per il setup iniziale è strettamente necessario che la rete WiFi a cui ci connettiamo permetta al device di collegarsi ad Internet, ma successivamente vediamo che usando l’estensione Google Cast per Chrome possiamo condividere il contenuto di qualsiasi tab, e chrome gestisce abbastanza bene anche moltissimi contenuti multimediali in maniera nativa, come mostrato nel seguente video:

Semplice, perché anche una persona poco avvezza alla tecnologia può installarlo e configurarlo in pochissimi minuti seguendo le 4 immagini riportate nel manuale.
Penso che non appena riceverò il mio Chromecast, mi tratterò con tutte le mie forze e la prima configurazione a casa la farò fare a mia madre giusto per confermare quanto sia semplice da utilizzare.

Developer Ready

Dal momento del suo rilascio è disponibile la preview SDK, che permette in relativamente poche righe di codice (mediamente 200 righe di codice) di abilitare un’applicazione al CromeCasting, sia essa Android, iOS, Web (al momento solo se la webapp è eseguita attraverso Chrome).

Come oramai abitudine di Google, sono anche disponibili delle sample app open source e abbiamo già dei risultati abbastanza interessanti dopo pochissimi giorni di sviluppo.

Il limite, come al solito, è la nostra immaginazione.

Tengo a precisare che probabilmente vedremo pochissime nuove applicazioni a breve, per utilizzare la Google Cast API bisogna effettuare il whitelisting del ChromeCast, ed abilitare la ReceiverAPI che permette di ricevere comandi anche da applicazioni non ufficialmente autorizzate (un pò come il root dei device Android o meglio la Developer Mode per Chrome) e, cosa ancora più importante, la SDK è in preview mode e ci viene caldamente sconsigliato di rilasciare applicazioni ufficialmente con supporto Google Cast.

Consiglio vivamente si seguire Koushik Dutta, già sviluppatore di ClockworkMod, che sta sfornando molto velocemente demo di possibili applicazioni.

Se poi ci lascia un post con solo scritto Soon? e la seguente immagine…

 

… Mentre Aspettiamo

E mentre aspettiamo guardandoci i video e sperando che arrivi presto in Italia? E se voglio cominciare a provare a sviluppare le modifiche alla mia applicazione o un’applicazione ex-novo?
Ecco LeapCast! Ovvero simuliamo ChromeCast con Pyton e Chrome.
Non è la stessa cosa ma possiamo divertici un po’ e fare qualche test abbastanza realistico del funzionamento.
Se siete interessati consiglio vivamente un post su Google Plus con qualche istruzione per non impazzire a configurarlo su OS differenti da Ubuntu.

Via |

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Articolo scritto da

Techy, sviluppatore .Net per professione, sviluppatore Android per passione. All Around Android Lover e Google Enthusiast

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