Come si raffreddano i data center di Google?

Di - 27 November 2012 - in

Uno dei problemi più evidenti dei calcolatori è che generano calore. Questo calore deve essere dissipato per evitare guasti e conseguenti perdite di dati. Se questo inconveniente viene allargato ad un insieme più grande di apparecchi, abbiamo una delle preoccupazioni che affliggono i data center.

Google, per potere fornire i moltissimi servizi di cui tutti usufruiamo, possiede diversi data center. Ovviamente si è trovata ad affrontare il problema del calore, e lo ha risolto pensando sia all’efficienza che all’ambiente. Il colosso dei motori di ricerca (e tanto altro, ormai) ha sempre un occhio di riguardo per le tecnologie ad alto risparmio di energia.

Il sistema adottato prevede il passaggio di acqua, attraverso degli appositi tubi, che porta via il calore dalle zone interessate. In pratica, l’acqua assorbe il calore generato dai server e scorre verso l’esterno del centro, arrivando alle torri di raffreddamento poste sul tetto. In questo modo, utilizzando l’evaporazione, si raffredda e torna nuovamente all’interno per ricominciare il ciclo.

I tubi che si occupano di trasportare il liquido, sono colorati seguendo i colori aziendali di Google. Ma questo non serve solo da decorazione. Infatti i tubi con colori freddi (verde e blu) trasportano l’acqua fredda da e per il pavimento del data center e le torri di raffreddamento (poste sul tetto). Allo stesso modo, ma a temperature opposte, lavorano i tubi evidenziati da colorazioni calde (giallo e rosso).

Ovviamente, non tutti i centri sono in condizioni climatiche favorevoli al 100% per l’utilizzo di questo sistema. In questi casi sono previsti dei refrigeratori di backup, che raffreddano l’aria quando l’impianto non riesce da solo. Ma si cerca di evitare questa soluzione, in quanto non è altrettanto efficiente.

La morale è quella di utilizzare la minor quantità di energia possibile, ed ottenere comunque il risultato sperato. Google tiene molto a diffondere le sue idee per migliorare la salute dell’ambiente, augurandosi che altre aziende adottino soluzioni simili.

 

Fonte | Google Green Blog

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Vincenzo Cimmelli Articolo scritto da

Studente di Informatica presso l’Università Federico II di Napoli. Utilizzatore dei servizi Google da diverso tempo. Particolarmente attratto da Android, di cui è un fiero utilizzatore. Amante del mondo GNU/Linux, la sua distribuzione attuale è Debian Wheezy con Gnome Shell. Sognatore per natura, spera di riuscire a realizzare almeno uno dei progetti stipati nel suo cassetto.

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