Venerdì 18 maggio è stato pubblicato un articolo sul Blog Ufficiale di Google relativo a ciò che questa società ha realizzato nel 2011.
In particolare, si fa riferimento a tutte le attività volte a sviluppare ciò che oltreoceano viene definito come “Diversity”, ovvero nei confronti delle minoranze o comunque quei gruppi di persone che per più motivi possono essere considerati in stato di minoranza: per cariche politiche e/o dirigenziali, per attività e studi specifici, per retribuzione, per stati sociali.
In soldoni, si tratta di donne, neri, ispanici, caraibici, veterani in servizio, ipovedenti e/o con disabilità varie (ricordatevi che questa è una visione “statunitense” delle minoranze).
La relazione annuale per il 2011 del progetto “Diversity and Inclusion” illustra molto chiaramente dove Google abbia indirizzato parte del suo impegno in 5 capitoli:
- l’approccio verso le diversità
- cambiare l’aspetto dell’industria della tecnologia
- creare un posto di lavoro che sia ottimale per tutti
- migliorare le comunità online e gli affari della popolazione “diversa”
- focus su chi c’è dietro questo importante progetto
Google ha fortemente puntato il dito sulla diminuzione dei laureati in scienze informatiche e sul fatto di come questa diminuzione sia ancora più forte se si va a guardare il dato relativo alle donne e ad altri gruppi di minoranza. Allo stesso modo, ha sottolineato quanto importante sia che i talenti vengano coltivati anche nella diversità, proprio per salvaguardarne la natura e perchè essi sono tecnicamente – ed a tutti gli effetti – il nostro futuro.
L’anno scorso circa 3000 studenti hanno potuto usufruire delle borse di studio messe a disposizione da Google in 77 paesi nel mondo, sempre con un occhio di riguardo al rapporto tra donne e tecnologia; sono stati devoluti 19 milioni di dollari a più di 150 organizzazioni e centomila studenti di 22 College/Università di etnia non WASP (le cosiddette HBCU, Historically Black Colleges and Universities) adesso utilizzano efficacemente Google Apps for Education
Ci sono ancora molti altri numeri che potremmo elencare qui, ma preferisco rimandarvi all’articolo originale e terminare con un paio di considerazioni:
- checchè se ne pensi, lo stipendio di un dipendente uomo è superiore del 5.5% a quello di una parigrado donna (fonte : eurostat Gender pay gap statistics)
- gli incarichi dirigenziali sono tutt’ora ad appalto quasi prevalentemente maschile (fonte : Comitato Unico di Garanzia)
Proprio su questo ultimo punto, vi invito a visitare “Diversity@Google: A place to be you”
Per riprendere un po’ di fiducia in quello che anche qui in Italia si potrebbe attuare.
VIA | Google Official Blog, DiversityatGoogle YouTube Channel









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