Google compra Sparrow ed è polemica

Di - 23 July 2012 - in

Google ha concluso alcuni giorni fa un acquisto di primo piano: per $25.000.000 ha comprato Sparrow, client e-mail per iOS e Mac insieme all’azienda e al team che l’hanno realizzato. L’obiettivo è quello di integrare il team di Gmail con i 5 sviluppatori di Sparrow per migliorarne la User Experience, l’interfaccia ed eventualmente le funzionalità. Non è ancora chiaro esattamente su cosa si focalizzeranno: Gmail per desktop? Revamp dell’applicazione mobile? Su Android o iOS? Ancora non ci sono notizie ufficiali.

Sparrow è infatti il client di posta elettronica più evoluto e apprezzato su iOS. Difficile fare un paragone con Android, dove la app di Gmail, installata di default, non ha mai avuto veri rivali.  Sul sistema operativo mobile di Apple invece era diventato un vero e proprio punto di riferimento, motivo per il quale l’annuncio che non vi sarebbero stati più update ha fatto imbestialire chi aveva comprato l’applicazione. Niente più aggiornamenti e supporto per una app venduta a $2.99 fino a pochi giorni fa. A peggiorare la situazione, c’è il fatto che l’applicazione è stata scontata a fine Giugno, fruttando diverse migliaia di dollari. Una mossa che sembra premeditata, in previsione della vendita a Google, un modo per arraffare gli ultimi soldi per un’applicazione che sapevano, non avrebbe avuto futuro.


 

Irrimediabilmente, sono nate accese polemiche sui social network e sulle community, con accuse agli sviluppatori, dibattiti sui diritti degli utenti nel mondo mobile, sul codice non-open, il tutto condito con considerazioni beffarde degli utenti Android che sentono questa mossa come una vittoria di Google su Apple.

Quel che è certo è che Google si è accaparrata un team molto apprezzato e rispettato dall’utenza di iOS, togliendo contemporaneamente a quest’ultimo, un’applicazione magari non fondamentale, ma sicuramente in grado di arricchirne sensibilmente il parco applicazioni. Non è da escludersi che lo spazio che lentamente verrà lasciato libero da Sparrow, sia sostituito un domani da una versione di Gmail per iOS migliorata. Questo inserirebbe questa acquisizione nella logica più ampia di colonizzazione di iOS con applicazioni Google, argomento su cui vale la pena spendere alcune parole.

Da molti l’interesse di Google per iOS sembra immotivato, o irritante. Perché Google dovrebbe migliorare l’esperienza di utilizzo di un device che non è il suo, senza guadagnarci niente? Perché un utente iOS dovrebbe aver accesso a Gdrive prima di un utente Linux? Al Google I/O non sono stati pochi quelli che si sono scaldati a vedere un iPad sul palco e diversi minuti di presentazione dedicati ad applicazioni per dispositivi venduti da Apple.

La chiave di lettura che viene proposta da molti, e che io condivido, è che Google stia cercando di colonizzare l’AppStore con i suoi prodotti, piazzando il proprio marchio, il proprio nome, i propri strumenti e il proprio ecosistema permanentemente davanti agli occhi degli utenti. Questo in prospettiva del fatto che un utente fidelizzato dal software Google, potrebbe valutare più facilmente di passare da iOS ad Android, dove troverebbe un enviroment più integrato con tutti i prodotti Google che usava su iOS. Mettere in mano tanti applicativi qualitativamente ottimi per ammorbidire l’utente e abbattere i muri di pregiudizio verso un’azienda percepita negativamente.

In quest’ottica l’acquisizione di Sparrow sembra una mossa magistrale di accerchiamento per rafforzarsi e conquistare una nuova posizione. L’offensiva è di lungo periodo e gli effetti si vedranno probabilmente solo fra qualche mese, se non di più. Se la strategia, così interpretata, ha un senso, l’affermazione totale di Google nel software è pressoché certa, poiché sta combattendo una guerra in cui Apple non può rispondere, visto il suo orientamento ai sistemi chiusi. Potrà difendersi, ma non potrà mai contrattaccare e Google probabilmente lo ha intuito già da tempo.

Via | ArsTechnica

 

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Simone Robutti Articolo scritto da

Laureato in Informatica, specializzato in sviluppo web e comunità virtuali, hardcore gamer, flamer per passione.

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