Google Glass: ecco come sono all’interno

Di - 20 June 2013 - in
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Membri di un gruppo di Glass Explorer, del sito CatWig, hanno pubblicato un ottimo articolo in cui mostrano l’interno dei Google Glass smontati poco dopo averli ritirati. L’articolo ci mostra una struttura interna sorprendentemente semplice da comprendere, sebbene resti geniale nell’insieme. Dopo aver ritirato il prodotto (va fatto a mano presso la sede di Google), sono iniziate le operazioni di smontaggio.

Non si è trattato di una cosa particolarmente complicata: i Google Glass non sono solidi soltanto d’aspetto,  il che rende l’operazione per nulla banale. Non è possibile rovinare esteticamente il dispositivo, ma non è nulla che spaventi chi sia abituato a smontare gadget elettronici. La prima cosa da fare è sganciare il pod contenente tutta la tecnologia dalla montatura in titanio. È molto facile, ed è sicuramente pensato per essere tale: basta rimuovere una vite Torx T5 e il gioco è fatto. Sul pod, tolta la montatura, si vede il codice seriale.

A questo punto, va rimossa la plastica. Per iniziare, va forzato l’unico punto evidentemente forzabile che, come si nota nella foto sopra, è l’attaccatura del visore.

L’operazione espone il sensore di prossimità e quello di luminosità:

Proseguire da qui è distruttivo: è presente una vite interna, impossibile da rimuovere senza rompere la copertura. Tagliando attorno alla vite, però, non si trovano altri ostacoli, e si riesce a rimuovere tutto il vano che contiene il touchpad con il suo controller (un controller Synaptics dimensionato ad hoc) e la scheda principale. Il touchpad, infatti, come noto, si trova sulla parte laterale di Glass, all’altezza della tempia, e permette con pochi semplici gesti di interagire con i menu. Tolti i pannelli di plastica, è possibile svitare anche la vite, che tiene assieme le schede.

Ora, finalmente, si può esplorare la scheda principale. Il lato della scheda rivolto verso l’interno è libero, e ospita il modulo Wi-Fi, i diversi connettori tra le parti del dispositivo e i diversi circuiti integrati che formano il cuore di Google Glass. Una scritta dichiara che si tratta di una produzione di Google [x], il laboratorio per i progetti piú azzardati di casa Google.

Il cuore di Google Glass, invece, è dall’altro lato della scheda. Sommerso nella pasta termica, e attaccato a un dissipatore relativamente grande, troviamo infatti girata la scheda, il processore Texas Instruments OMAP 4430 (un processore specializzato nell’elaborazione di immagini e video), una memoria flash SanDisk da 16GB e una memoria DRAM Elpida. Alcuni connettori (di cui uno radio) raggiungono le altre componenti.

Una scritta recita “>9K!”, una citazione che alcuni coglieranno. Amo queste cose 😛

L’appendice che prosegue oltre l’orecchio ospita solamente le batterie, un accorgimento utile a bilanciare meglio il peso e a tenere lontane le batterie dal calore sviluppato dalle componenti elettroniche. L’apertura del vano, molto semplice, rivela una batteria a una sola cella in grado di erogare poco piú di mezzo Ampere-ora, una capacità molto bassa rispetto a quella dei nostri telefoni cellulari, ma probabilmente piú che sufficiente considerata l’elevata specializzazione del processore.

Considerato quello che si è dovuto fare per raggiungerla, la batteria non è assolutamente pensata per essere sostituibile.

Subito accanto alla batteria, si trova una cassa a trasmissione ossea, che permette di ascoltare i suoni provenienti dal Google Glass restando appoggiata all’osso dietro l’orecchio, senza occuparlo:

Dall’altro lato, un connettore composto da un circuito stampato flessibile raggiunge il visore (sí, finalmente ci arriviamo), passando per una sensore InvenSense MPU-9150, contenente i vari sistemi per rilevare il movimento.

Con un po’ di attenzione, è possibile scollegare il circuito da tutte le componenti senza far danni irreversibili.

Il sistema di proiezione non è troppo diverso da come avevamo previsto fosse. Al posto di un vero proiettore c’è un display davvero molto piccolo (il confronto è fatto con un dime, moneta poco più grande di un eurocent e poco più piccola di due), incollato con una colla facile da rimuovere. La definizione è molto alta: il microscopico display ha una risoluzione di 640×360 pixel. Un pixel ha quindi un lato di circa un ottavo di un pixel del retina display con cui è equipaggiato l’iPhone 5.

L’immagine del display viene riportata con una guida di luce abbastanza semplice, composta da alcuni prismi. In questo modo viene proiettata nell’occhio, a simulare un’immagine a mezz’aria.

Infine, abbiamo la fotocamera. Un sensore da 5 megapixel, non dissimile da quello presente nei comuni modelli di smartphone. La fotocamera è posizionata accanto al visore, e punta in una direzione fissa, non allineata con lo sguardo. Non sembra esserci alcuna connessione diretta tra il sensore e il visore. Durante la ripresa, quindi, le immagini che il visore mostra sono elaborate dal processore.

Le foto prodotte sono di buona qualità, anche al chiuso:

L’articolo originale, a cui consiglio di dare un’occhiata (ha alcune immagini in piú), si conclude con una bella foto in esploso dei Google Glass, che mostra molto bene la disposizione ed evidenzia la grandissima semplicità costruttiva. Speriamo di poter avere presto tra le mani questo gioiellino tanto di tecnologia quanto di creatività.

Via | Catwig

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Lorenzo Breda Articolo scritto da

Studente di Informatica a Roma, si occupa di programmazione web sopratutto lato server, e di accessibilità del web. Utilizza e ama Debian GNU/Linux, e si interessa di fisica, fumetto, trekking e fotografia (gli ultimi due possibilmente abbinati). Collabora con Googlab da aprile 2012.

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