[Google] Gli ads basati su condizioni ambientali

Di - 28 March 2012 - in
Il brevetto n. 8.138.930 degli Stati Uniti denominato “Avvisi pubblicitari basati sulle condizioni ambientali” è stato rilasciato a Google pochi giorni fa. Il procedimento oggetto del brevetto, contestualizza l’advertising in base a condizioni ambientali.

Il brevetto, inventato dalla ditta Taliver Brooks Heath di Mountain View, CA, si riassume così:

“Vengono ricevute informazioni riguardanti le condizioni ambientali nelle quali si trova un dispositivo remoto, essendo tali informazioni determinate da un segnale in uscita proveniente da un sensore del dispositivo, oppure da un sensore abbinato al dispositivo. Viene individuato un avviso pubblicitario basato sulla condizione ambientale, e l’avviso viene fornito al dispositivo remoto.”

Il burocratese della definizione descrive la tecnologia che consentirà a Google di mandarci advertising tagliato su misura non solo rispetto ai nostri comportamenti online (come già accade) ma anche tenendo conto di fattori quali temperatura, umidità, luce, suoni, composizione dell’aria ovvero tutto ciò che connota il “rumore” contestuale dell’ambiente in cui siamo immersi.

Oltre a questo si legge nel corpo del brevetto che

“…nel determinare quali avvisi pubblicitari recapitare agli utenti finali, i fattori ambientali possono essere utilizzati in modo indipendente o in combinazione con la corrispondenza delle parole chiave associate con gli ads e le parole chiave presenti nelle query di ricerca dell’utente.”

Una delle tante conseguenze potrà essere che uno sponsor, un’azienda che conduce una campagna di marketing, sarà capace di configurare gli ads in modo dinamico con opportuni aggiustamenti e modifiche in itinere, in quanto fondata su criteri che includono le condizioni ambientali. Insomma si tratta di qualcosa di molto più raffinato rispetto al semplice inviare all’utente ads di climatizzatori sopra una certa temperatura e di piumini al sotto di tot gradi centigradi.

Ancora non è dato sapere come e quando Google metterà in atto queste nuove tecniche e quali saranno le modalità di dotazione su smartphone e altri dispositivi di questi sensori intelligenti dell’ambiente di un individuo.

Per il momento possiamo solo fare delle considerazioni generali in proposito.
Se guardiamo alla questione dal punto di vista tecnologico, c’è di che provare meraviglia e un senso di attesa per vederla in funzione; dal punto di vista di qualsiasi operatore di marketing, è quantomeno un sogno che si avvera per poter capire meglio, analizzare e ritagliare segmenti di mercato ad hoc sempre più precisi, targetizzati e personalizzati; dal punto di vista della privacy potrebbe sembrare una terribile invadenza nelle nostre vite offline.

Per quanto Google assicuri che sarà possibile l’opt-out, tenendo semplicemente spenta l’applicazione che attiverà il sensore, ci sarebbero molte domande da porsi. Ad esempio, poniamo il caso di una persona che abbia utilizzato l’app e sia stata per certi versi monitorata, che venga coinvolta in un caso giudiziario. Quel flusso di informazioni raccolte automaticamente dall’ambiente in cui si trovava il potenziale indiziato di un delitto potrebbe incidere sulla sua posizione rispetto alla legge?

Via | PC World – Immagini | Scribd

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Roberta Ranzani Articolo scritto da

Lifelong learner affascinata dal Web e dalla possibilità d'allacciare infinite Connessioni. Ama cucinare, i libri, la musica, le arti visive, i gatti e l'Affabulazione.

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