Google+ History: il social sharing educato

Di - 1 July 2012 - in

Per realizzare un social network o un’applicazione social a misura di utente non conta soltanto il numero di features che si implementano o la loro complessità ma più spesso quello che conta è fare le scelte giuste a livello di design, bilanciando gli interessi dei vari tipi di utenza , quelli del social network stesso e quelli delle aziende che vi partecipano. Al Google I/O è stato presentato Google+ History, una nuova funzionalità che ribadisce da che parte si schiera Google+: da quella degli utenti.

Google+ History sarà una funzionalità che permetterà a terze parti di condividere col nostro account ciò che sta succedendo all’interno dei loro sistemi, come succede già in molti altri social network come Facebook o Twitter. Applicazioni fisse e mobile, giochi o anche comuni siti web potranno utilizzare le API di Google+ History in maniera molto similare a quanto avviene ad esempio con il Frictionless Sharing di Facebook. Tuttavia c’è una differenza, una differenza piccola ma dall’importanza immensa: i post, o Momenti, creati automaticamente dalle third-party non verranno pubblicati direttamente nel nostro stream, bensì saranno relegati ad una sezione apposita da cui noi potremo scegliere gli elementi più rilevanti e condividere solo quelli, selezionando oltretutto le persone con cui condividerli.

Quindi ad esempio un browser game interfacciato con Google+ History segnalerà automaticamente ogni evento rilevante all’interno del gioco, come il superamento di un livello o un particolare obiettivo raggiunto. Tuttavia solo una minima parte di questi sarebbe rilevante mentre la maggior parte potrebbe essere superflua e ridondante. Perciò il giocatore, dopo aver giocato, potrà andare su Google+ e magari condividere con la cerchia dei giocatori di quel gioco, solo i post veramente interessanti, che certificano un accadimento di una qualche importanza che valga la pena sia reso noto ai propri contatti.


Perché questa scelta è così importante? Per capirlo a fondo, vi consiglio di leggere questo nostro articolo. Il problema per cui Google ha realizzato questa soluzione è un argomento estremamente delicato perché da esso dipende buona parte della qualità di un social network. Non permettere a terze parti di pubblicare contenuti limita l’integrazione e l’adozione del social network, dall’altro le soluzioni come il Frictionless sharing di Facebook creano enormi problemi all’utente comune, abbassando notevolmente la qualità dell’esperienza utente. In parole povere, lo stream della maggior parte degli utenti di Facebook è invaso da segnalazioni e notifiche totalmente inutili, rendendo invivibile l’intero social network.

La soluzione di Google invece sembra immune alla maggior parte dei problemi analizzati nell’articolo di cui sopra, richiedendo l’intervento manuale dell’utente ed impedendo, almeno sulla carta, la nascita di un buon numero di problemi e fastidi sperimentati nei social network che implementano soluzioni diverse. Questa mossa può sembrare secondaria ma elimina uno dei principali freni alla crescita di Google+, arricchendo le API senza penalizzare gli utenti e mantenendo invariato lo stile pacato ed educato del social network più elegante del Web.

Via | ComputerWorld

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Simone Robutti Articolo scritto da

Laureato in Informatica, specializzato in sviluppo web e comunità virtuali, hardcore gamer, flamer per passione.

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