[Google] L’educazione di Larry Page

Di - 16 April 2012 - in
Il 3 Aprile Larry Page è stato intervistato presso il Googleplex. Gli argomenti, di carattere decisamente poco tecnico e più correlati all’attività di CEO, spaziavano dal confronto con Facebook sul lato social, alla battaglia con Apple, nel campo mobile.

Tempi duri per Google?

Page, tornato CEO un anno fa,  ha il compito di guidare l’azienda in una sfida più che prevista, una lotta tra titani nel territorio dei due rivali. Tutto questo respingendo le accuse che sostengono che la sua creatura sia diventata una sorta di monopolio o, peggio ancora, una seguace del mercato.

Non è raro che un fondatore si riaffermi leader di un’azienda che ha contribuito a creare. Abbiamo delle eccellenze come esempi: Howard Schultz per Starbucks, ma soprattutto, Steve Jobs per Apple.
Page viene chiamato per risollevare le sorti di Google, per dare a questo colosso un’impronta diversa. Non dimentichiamoci che il suo predecessore (Eric Schmidt) ha passato molti momenti in compagnia dell’antitrust e garante della privacy.
Durante l’intervista al Googleplex, Page dice che produrre i migliori servizi per gli utenti è il loro obiettivo fondamentale e che Google ha dimostrato che, sul lungo periodo, si siano affrontati in tutto il mondo una varietà di temi diversi. Ma una delle obiezioni più forti che sono state mosse a Google, anche se sembra paradossale, è quella di non essere stata al passo con i tempi.
Non possiamo negare che questo sia il grande periodo dei social network: anche Google deve rinnovarsi e immaginarsi il mondo degli utenti visto attraverso una fitta rete di amicizie e sharing. A questo proposito Page dice “I think we probably missed more of the people part of that than we should have.” – “Penso che abbiamo tralasciato l’aspetto sociale più di quanto avremmo dovuto”.
Possiamo comunque dire che il tardo arrivo di Google sul tema social potrebbe smentire senza speranza di replica le voci circa la volubilità di Google in base ai “trends” del mercato.
Oltre al non aver provveduto prima al tema sui social, Google è stata presa di mira anche per i termini ristretti per la concessione delle licenze di Android. Inoltre, sembra che l’Antitrust di USA ed Europa stiano conducendo delle indagini sulla base di sospetti che Google abusi del suo ruolo di motore di ricerca, dando precedenza ai suoi contenuti invece di essere imparziale.
Possiamo concludere questo elenco di sospetti e incertezze con la frase che campeggiava sul sito Gizmodo “Google’s Broken Promise: The End of ‘Don’t Be Evil.” ovvero “La promessa infranta di Google. La fine del Don’t Be Evil”.
A questo proposito Page sorride, forse un po’ a dent stretti…“Our soul is the same” – “La nostra anima è la stessa”, sentenzia.
C’è da dire che è impossibile per una multinazionale essere amati da tutti indistintamente, il successo porta inevitabilmente anche una bella fetta di problemi. Fa parte del gioco.
La politica di Google si è sempre contraddistinta per la sua apertura e disponibilità e, forse, questo “way of being” non è andato giù a molte persone che ora la criticano. Certo, un’azienda che si professa pubblicamente interessata in primis al bene dei suoi utenti piuttosto che agli introiti potrebbe far innervosire qualcuno. Forse anche qualche concorrente?
Stando alle dichiarazioni ufficiali, la mission aziendale rimane sempre la stessa.
“What we’re about is using large-scale technology advancements to help people, to make people’s lives better, to make community better…”


Ovvero“Ciò che facciamo è usare gli avanzamenti della tecnologia su larga scala per aiutare le persone, per rendere migliore la vita delle persone, per rendere la comunità migliore…”
Staremo a vedere gli sviluppi che seguiranno.Via | Bloomberg Businessweek

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Valeria Mottino Articolo scritto da

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