[Google] Lo strano caso della SERP del Camping Los Alfaques

Di - 8 March 2012 - in
Il Tribunale di Amposta (Tarragona, Spagna) ha respinto la richiesta formale da parte del Camping Los Alfaques nei confronti di Google di non essere messo in relazione con la tragedia del 1978 in cui persero la vita 243 persone.
Lo scorso luglio, il proprietario del camping sulla Costa Dorada aveva presentato una querela contro Google per “presunta intromissione illegittima nel diritto all’onore” con la richiesta di correggere l’algoritmo di ricerca per rispettare il diritto all’oblio in relazione al disastro di 30 anni fa.

Il proprietario del camping, Mario Gianni, ha ereditato l’azienda di famiglia e sostiene di non aver mai avuto problemi con la triste fama del luogo di villeggiatura, teatro della strage causata da un’autobotte che trasportava liquido infiammabile. Almeno fino a circa due anni fa, quando nella prima pagina dei risultati di ricerca di Google con il nome del camping apparvero le fotografie dei corpi carbonizzati scattate dopo l’incidente.

Qualcosa è cambiato. Pare infatti che siano state introdotte delle modifiche dell’algoritmo, quel tipo di modifiche che in genere apportano un miglioramento e un affinamento dei risultati. E in effetti i risultati sono di una pertinenza sconcertante. Se effettuiamo una ricerca con la stringa “camping alfaques”, questa (anche in Google in lingua italiana) è la prima schermata che compare:

Vediamo che al primo posto si trova il sito del camping, poi le pagine Wikipedia spagnola e inglese sull’incidente. Come “immagini relative” alla chiave di ricerca ben tre su quattro sono quelle originali del disastro, mischiate ad immagini balneari, mare, cielo blu del tipico paesaggio mediterraneo.

Un’etichetta perpetua. Il manager del camping ritiene non che siano le foto in sè ad essere offensive, ma di subire un danno pregiudizievole dal perpetuarsi dell’accostamento di quelle tremende foto all’immagine della sua azienda. Effettivamente non ha torto: una vasta parte di possibili clienti si informa sul web riguardo al luogo dove intende trascorrere una vacanza e ritrovarsi foto come queste, anche nell’eventualità che il probabile campeggiatore sia già a conoscenza della disgrazia, notissima, può avere un effetto deterrente, scioccante. Immaginate una famigliola con dei bambini davanti al computer.

Algoritmo imparziale. La direzione del camping ha dapprima chiesto in via amichevole la rimozione delle immagini dai siti da cui sono tratte e ha domandato diverse volte informalmente a Google di modificare la SERP per rimuovere quelle immagini dalla prima pagina dei risultati. Dopo aver ricevuto solo rifiuti e affermazioni che la cosa non è intenzionale ma frutto solamente dell’applicazione di procedimenti matematici del tutto automatici e neutrali ha deciso di adire le vie legali. Soprattutto in considerazione del fatto che usando come chiave della query la stringa “incidente camping alfaques” i primi risultati sono pertinenti  specificatamente al disastro, ma le foto raccapriccianti, sorprendentemente, sono assenti.

Il motivo per cui la richiesta non è stata accolta dal Giudice è un vizio di forma. Infatti la sentenza “non entra in profondità nel merito della questione” ma si limita ad osservare che l’istanza avrebbe dovuto essere rivolta alla sede di Google Inc., responsabile del motore di ricerca, e non a Google Spagna che ha competenze locali in tema di pubblicità. Il querelante sta riflettendo se sia il caso di presentare un appello o continuare la tenzone legale stavolta nei confronti di Mountain View.

Il nome del Camping Los Alfaques è e resterà indissolubilmente legato al tragico incidente del 1978. Non è giusto dimenticare eventi così luttuosi, ma qualche volta diventa scomodo che Google svolga fin troppo bene il suo lavoro di motore di ricerca.

Via | Arstechnica

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Roberta Ranzani Articolo scritto da

Lifelong learner affascinata dal Web e dalla possibilità d'allacciare infinite Connessioni. Ama cucinare, i libri, la musica, le arti visive, i gatti e l'Affabulazione.

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