Google migra da MySQL a MariaDB

Di - 18 September 2013 - in
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Negli scorsi giorni, è stata confermata da piú parti una notizia sulla quale si rumoreggiava da un po’: Google, che finora dove serviva un database relazionale faceva largo uso del sistema di database Oracle MySQL, sta migrando in massa tutti i suoi dati su SkySQL MariaDB. La conferma definitiva è giunta da Jeremy Cole, ingegnere Google, che ha tenuto un talk su (e in buona parte contro) MySQL all’univiersità di Stanford, nell’ambito di una conferenza sui database di grandi dimensioni.

L’operazione, considerando che Google incentra il suo business sulla raccolta, il trattamento e la presentazione di dati, è di proporzioni enormi, ed è giustificata primariamente da motivazioni politiche, che generano poi anche questioni a livello tecnologico e pratico.

Per analizzare bene le motivazioni, è necessario sapere un minimo di storia dei due sistemi.

MySQL è uno dei piú diffusi sistemi di basi dati. Sviluppato negli anni ottanta dalla svedese TcX ataconsult, diventata poi MySQL AB, che ne ha rilasciato a metà anni novanta la prima versione con supporto allo standard SQL, MySQL ha raggiunto in pochissimo tempo una grandissima notorietà. Si trattava di un sistema piuttosto stabile e snello, con un supporto molto buono (anche se incompleto) allo standard SQL 99, e soprattutto era un progetto Open Source e con una comunità molto attiva nel proporre nuove funzionalità che venivano rapidamente accettate dal principale sviluppatore, Michael Widenius.

Nel 2008 la MySQL AB è stata acquistata dalla Sun Microsystems, enorme azienda statunitense proprietaria, tra le altre cose, del noto linguaggio di programmazione Java. La Sun, a sua volta, è stata acquistata due anni dopo dalla Oracle Corporation, in quella che fu una delle piú importanti fusioni della storia dell’industria informatica. La Oracle lega il suo nome soprattutto al database Oracle, uno dei migliori, piú potenti e piú noti sistemi di database relazionali. L’acquisto è avvenuto dopo l’OK sia dell’antitrust statunitense, sia di quello europeo, nonostante le enormi perplessità sollevate, tra gli altri, anche dal già poco entusiasta Widenius, sul conflitto di interessi generato dal mettere nelle mani della stessa azienda il piú diffuso sistema di database proprietario e il piú diffuso sistema di database Open Source.

Le perplessità sono diventate fatti concreti quando a fine 2010 la versione 5.5 (quella peraltro utilizzata tutt’ora da Google), prima versione marchiata Oracle, aveva diverse estensioni con codice chiuso, proprietario. Inoltre, da allora, anche per quanto riguarda la parte che è ancora Open Source, Oracle difficilmente accetta le critiche e le proposte della comunità, preferendo sviluppare completamente il software da sé.

È in questo clima che Widenius lascia Oracle e crea un proprio fork del sistema, chiamato MariaDB, fondando la società Monty Program AB nella quale confluiranno moltissimi sviluppatori di MySQL. MariaDB rapidamente acquista notorietà, grazie anche alla sua inclusione in molte distribuzioni Linux, contrariate dal comportamento di Oracle. Inizialmente, le versioni di MariaDB sono numerate come quelle di MySQL, per evidenziare il parallelismo. Dopo la versione 5.5, però, le cose sono peggiorate al punto da rendere inutile e scomodo il parallelismo, e si è dunque passati direttamente alla versione 10.

Con il supporto della comunità, MariaDB è diventato un concorrente decisamente temibile per Oracle MySQL, tanto piú quando, alla fondazione omonima che garantisce economicamente il progetto, si è affiancata SkySQL, società in grado di fornire supporto tecnico alle grandi aziende che vogliano utilizzare il prodotto.

MySQL a questo punto ha iniziato a perdere clienti di un certo rilievo, come ad esempio Wikimedia Foundation, che è passata a MariaDB lo scorso anno.

Veniamo ora alle motivazioni. Prima di tutto tra Oracle e Google non corre buon sangue. Oracle ha piú volte tentato di mettere i bastoni tra le ruote a Google. L’ultima volta, poco dopo l’acquisto di Sun da parte di Oracle, quando Google ha ricevuto l’accusa (piú volte reiterata anche recentissimamente, nonostante si sia già risolto tutto in tribunale) di aver utilizzato parti del codice di Java in Android.

Poi, Google ama utilizzare progetti Open Source con una comunità molto attiva. Una delle strategie di Google infatti, tra le piú evidenti, è quella di instaurare un rapporto di scambio con diverse grandi fondazioni Open Source. Mentre loro forniscono il software, Google mette diversi suoi sviluppatori a lavorare come membri della comunità collaborando così attivamente al miglioramento (a volte interessato, a volte no) e allo sviluppo del software.

Collaborare allo sviluppo di un software Open Source, per Google, è utile anche perché in un mondo basato sullo sviluppo comunitario, le nuove caratteristiche e funzionalità sono note già da mesi prima della loro introduzione, e vengono ampiamente testate da tutta la comunità, Google inclusa. Questo permette di effettuare più facilmente cambi-rilascio, evitando di rimanere per troppi anni impantanati nella stessa versione del software, e di sfruttare molto prima le novità. L’attuale modello di sviluppo di Oracle, con l’azienda che decide ed effettua da sola le modifiche che vengono rese pubbliche solo al momento del rilascio, impedisce, come lo stesso Cole evidenzia nel suo talk, di lavorare comodamente.

Insomma, un cambio di software impegnativo, ma davvero necessario. A questo punto, ci si aspetta un’ulteriore crescita di MariaDB a discapito di MySQL, il quale cresce ad un ritmo decisamente inferiore rispetto al suo passato open source.
Speriamo che questa nuova collaborazione di Google con un progetto open possa essere davvero proficua.

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Lorenzo Breda Articolo scritto da

Studente di Informatica a Roma, si occupa di programmazione web sopratutto lato server, e di accessibilità del web. Utilizza e ama Debian GNU/Linux, e si interessa di fisica, fumetto, trekking e fotografia (gli ultimi due possibilmente abbinati). Collabora con Googlab da aprile 2012.

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