Google Music arriva in Italia, parliamone

Di - 14 November 2012 - in

Sta avendo notevole eco sui media digitali e tradizionali, il lancio italiano di Google Music avvenuto un paio di giorni fa.  Lo store musicale di Google era già attivo all’estero da diversi mesi ed era già integrato con servizi tra cui Google Wallet (ovviamente) e Google Plus. Ora è facilmente accessibile anche dall’utenza del Bel Paese senza dover ricorrere ad artifizi strani. Ad oggi lo store non sembra aver avuto un successo esplosivo e le cause non sembrano particolarmente difficili da cogliere: il servizio non è rivoluzionario, l’attenzione dei media è stata relativamente blanda e il mercato non sembrava avere grosso spazio per un nuovo concorrente.

Tuttavia Google continua a crederci e sta allargando il servizio a sempre più nazioni e sperabilmente sta lavorando per ampliare il proprio catalogo.

Dal punto di vista concettuale, come abbiamo detto, non ci sono molte novità: si tratta di fatto di un’estensione del Play Store, interamente dedicato alla musica, dove è possibile acquistare brani ed interi album da scaricare o ascoltare in streaming. A questo si integra inoltre un sistema di upload che permette di conservare un cospicuo numero di brani sulla cloud di Google, da ascoltare all’occorrenza. Nel caso in cui Google fosse in grado di associare questi brani a quelli presenti nel catalogo, permetterà di sbloccare gratuitamente i pezzi nello store come se li aveste acquistati e senza spendere nulla. Questo fondamentalmente permetterà di spostare tutti i brani acquistati (e non) dentro Google Music senza nessun costo aggiuntivo.

Se alla base non vi sono idee rivoluzionarie, sono presenti alcune funzionalità meno ovvie che aggiungono valore a questo servizio rispetto alla concorrenza.

In primis l’integrazione con Google Plus, che permetterà di condividere brani sul social network con i vostri cerchiati, che potranno ascoltarli sia dallo stream di G+, sia da un’apposita sezione del player web. Come per il matching gratuito, questa libertà e facilità di condivisione vuole probabilmente essere un cambio di linea in confronto alla restrittività di alcuni concorrenti, sempre più interessati a limitare l’uso che gli utenti possono fare dei brani scaricati. Questa libertà, che richiama molto i discorsi fatti al Google I/O in relazione al Nexus Q, sembra tuttavia non essere una buona leva per attirare clienti, così come non lo è stata per il Nexus Q. Probabilmente perché se uno volesse più libertà, guarderebbe direttamente alla pirateria. A Mountain View probabilmente non ci han pensato.

Un altro lato tecnico forse non innovativo ma sicuramente molto apprezzato, è quello dei player: Android, iOS Windows, Web e Web Mobile. I player sono tutti minimali e adattati alla piattaforma, con interfacce ed una UX molto specifica rispetto all’uso rispetto al contesto desktop, mobile e web. Di contro questa scelta comporta il fatto che vi siano set di funzionalità diverse da piattaforma a piattaforma, elemento non proprio fantastico.

Una scelta controversa invece è stata quella di richiedere la carta di credito per accedere al servizio. Un utente interessato ad utilizzare le funzionalità gratuite di streaming e cloud upload, seppur non obbligato a fare alcun acquisto, sarà costretto a dare gli estremi di una carta di credito o bancomat. Probabilmente più una precauzione per prevenire abusi che un incentivo all’acquisto, ma sin troppo somigliante al medesimo obbligo imposto da iOS nell’App Store, che è stato spesso causa di critiche verso Apple da parte degli utenti.

In definitiva, questo Google Music è un prodotto solido, ma che convince poco. Probabilmente nato per arricchire l’enviroment Google, è stato caricato di troppe aspettative a cui non ha saputo ancora tener testa. Sicuramente ha del potenziale di crescita ma servirà qualche elemento di innovazione per dargli la spinta necessaria. Intanto si attende di vedere il risultato dello sbarco in Italia e come gli utenti nostrani percepiranno questo prodotto.

 

 

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Simone Robutti Articolo scritto da

Laureato in Informatica, specializzato in sviluppo web e comunità virtuali, hardcore gamer, flamer per passione.

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