Google News “tassato” anche in Francia?

Di - 23 October 2012 - in

Lo scriviamo quasi quotidianamente: Google non è più soltanto un motore di ricerca e, soprattutto, non è più la piccola compagnia nata in un garage quattordici anni fa. Google oggi è una vera multinazionale con interessi che spaziano in decine di settori diversi, tutti accomunati da una pur minima matrice originale quale è la ricerca di informazioni.

Dei tanti prodotti realizzati, Google News è senza dubbio uno dei più interessanti nonché uno dei più conosciuti ed usati, tanto da indurre gli establishments editoriali tradizionali a dover effettuare delle scelte – anche drastiche – per poter sopravvivere nell’era dell’editoria digitale e delle informazioni che corrono su Internet. Ormai siamo nel 2012 e forse non c’è nemmeno più bisogno di ribadire che le notizie con Internet arrivano prima e, anzi, ormai viviamo circondati e bombardati a 360 gradi da ogni sorta d’informazione proveniente da ogni angolo del pianeta.

Google News ha contribuito enormemente a cambiare il mondo dell’informazione e ne è diventato uno dei veicoli principali, grazie alle sue capacità di raccogliere, rastrellare e filtrare le notizie dai siti web dei quotidiani cartacei (e non solo); purtroppo però molti di quegli editori legati ancora all’informazione su carta stampata, oggi guardano Google News con occhi diversi e per motivazioni diverse, tanto da coinvolgere anche i governi locali in rapporti che, altrimenti, riguarderebbero solamente le parti coinvolte.

In origine fu l’australiano Rupert Murdoch a lamentarsi con Google adducendo che News attingeva illegittimamente dal flusso di articoli online generato dai prodotti editoriali della Fox Corporation e da Mountain View giunse una risposta laconica con cui lo si invitava a riempire il modulo per far rimuovere le testate della Fox dal database di News. Ad oggi Murdoch non ha ancora inviato il modulo.

Molto più recentemente, la cancelliera tedesca Angela Merkel (come se l’Europa non avesse problemi ben più gravi cui pensare) ha portato avanti una proposta legislativa tendente a far pagare a Google una sorta di “abbonamento” ai prodotti editoriali tedeschi disponibili in rete, quasi a titolo di equo compenso nei confronti degli editori che, secondo lei, subirebbero cali di visite dal ritrovarsi i propri articoli indicizzati in News. Google naturalmente si è opposta e la proposta sembra essere sospesa nel vuoto.

Nel dicembre 2010 Google News e l’associazione degli editori brasiliani (ANJ) hanno condotto un esperimento con il quale le notizie provenienti dalle testate associate venivano poste in evidenza per verificare l’interesse suscitato nei visitatori. Dopo due anni l’ANJ considera fallito tale esperimento e, invece, considera Google News come una potenziale minaccia poiché la presenza delle prime righe di ogni articolo nelle pagine di News, indurrebbe i visitatori a limitarsi a quella semplice e fugace informazione senza, poi, approfondire la lettura nel sito di provenienza della notizia. L’ANJ, dunque, afferma che i propri 154 associati perdono visibilità, click e, quindi, entrate dalle pubblicità presenti nelle proprie pagine. I 154 associati al”ANJ hanno quindi inoltrato il modulo per chiedere la rimozione dei propri contenuti da News, pur tuttavia restando nel database della ricerca generale.

Quasi contemporaneamente ai brasiliani, anche i francesi, mossi dal tipico spirito di cooperazione europeistica franco-tedesca degli ultimi anni, hanno scoperto che Google News attinge a piene mani alle notizie dei quotidiani francesi disponibili in Internet. Così imitando la mossa della Merkel, il governo locale ha creato una proposta di legge per costringere Google a pagare ogni volta che nelle pagine di News appaia una notizia proveniente dai media francesi. Google, piuttosto irritata, ha pubblicato sul proprio blog europeo la lettera indirizzata al Governo francese in cui espone la propria opposizione alla proposta legislativa e i benefici derivanti dalla ricerca delle notizie.

La lettera, quindi, cita l’esempio del The Times, arcinoto quotidiano britannico, che inizialmente decise di farsi rimuovere da Google News e poi tornò sulla propria decisione dopo aver verificato un crollo delle visite al proprio sito, delle quali il 30-40% proveniva proprio dalla ricerca di notizie online. Forte di questo esempio, Google ribadisce che nessuno è obbligato a restare nelle indicizzazioni e che, pertanto, provvederà a rimuovere spontaneamente le notizie dei media francesi. Botta e risposta: il ministro francese per la cultura, Aurelie Filippetti, ha tacciato Google di comportamento antidemocratico affermando che “non si può trattare con un governo eletto democraticamente usando le minacce” e che la lettera mostra il totale rifiuto del dialogo fra Google e il governo.

Tutti questi atteggiamenti “anti-Google” mostrano l’arretratezza tecnica e l’ottusità degli attori coinvolti. Che gli editori tentino di salvaguardare i propri investimenti nel settore è cosa sacrosanta oltre che lecita e comprensibile; il problema è che lo fanno nel modo sbagliato e non si accorgono che nel 2012 il loro principale concorrente non è Google News ma l’enorme numero di vie alternative di trasmissione del pensiero quali i blog e – soprattutto – i social networks. Gli editori provenienti dalla carta stampata molto probabilmente non sanno (o non capiscono) che, anche se sparissero da Google News, l’informazione di certo non sparirebbe insieme a loro.

Si chiama citizen journalism e gli editori o lo ignorano o ne negano l’esistenza, un po’ come quelle colf svogliate che mettono la polvere sotto il tappeto. Grazie ad Internet le notizie arrivano prima e, ancora più importante, sono gli stessi fruitori a generarle prima che ci pensino i cosiddetti media mainstream, senza dover attendere che essa venga calata dall’alto per opera dell’editoria ufficiale. Basti ricordare che in occasione dei terremoti de L’Aquila e in Emilia, la prima notizia è provenuta in tempo reale dai social networks, da quelle stesse persone che il terremoto l’hanno subito sulla propria pelle.

L’editoria tradizionale non dovrebbe combattere contro Google News che, alla fine dei conti, altro non è che un aggregatore di notizie; ecco quindi disvelata l’incompetenza tecnica degli editori (e dei rispettivi staff): i siti dei loro quotidiani sono l’incarnazione dello spirito di contraddizione poiché, mentre in calce agli articoli scrivono a caratteri cubitali “riproduzione riservata”, contemporaneamente mettono a disposizione i feed RSS (per gli aggregatori di notizie, appunto) ma “soffrono” se Google News indicizza i loro contenuti. E’ fin troppo chiaro che i conti così non tornano.

In conclusione, prendersela con Google News è solo una scusa per nascondere la volontà di attaccare il pezzo grosso.

O magari è solo e semplice voglia di far cassa.

Via | ArsTechnica | Google Europe Blog | BBC News

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Matteo Luigi Riso Articolo scritto da

Avvocato, programmatore, geek tutto in uno. Una passione smodata per la tecnologia e l’informatica, avido utilizzatore di Google e Android. La sua missione è divulgare e far comprendere la tecnologia e gli aspetti ad essa connessi.

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