[Google] Nuove Norme sulla Privacy

Di - 27 January 2012 - in

Un nuovo link, apparso pochi giorni fa sulla home page di Google, ci informa che le norme sulla privacy e i termini di servizio, relativi all’azienda di Mountain View, sono cambiate. Google ha creato una serie di pagine web ad hoc per spiegare nel dettaglio i cambiamenti in corso per le policy e i termini di servizio dei suoi prodotti.

La parte saliente delle nuove regole è l’unione di qualcosa come 70 o più privacy policy in un’unica policy che comprenderà tutti i servizi di Google.
In poche parole, grazie a queste nuove regole, l’utente verrà tracciato come un’unica entità su tutti i servizi Google.
In questo modo Google avrà la possibilità di incrociare tutti i dati raccolti sui vari servizi cosa che, secondo quanto dichiarato dalla società americana, servirà non solo a semplificare l’aspetto di regolamentazione lato utente, ma anche, sempre lato utente, fruire di una migliore esperienza Google.

Ma cosa vuol dire “migliore esperienza Google”? Sostanzialmente – e qui scendiamo nel lato azienda – significa che Google potrà utilizzare i dati incoriciati per farsi un’idea migliore dell’utente, il che vuol dire poter fornire servizi più mirati e personalizzati. Naturalmente, se da un lato l’utente potrà godere di cose come suggerimenti più precisi, dall’altro lato la società potrà incrementare di molto il valore della pubblicità offerta dato che, come si sa, maggiore è la segmentazione del target (cioè noi) migliore è precisa la pubblicità e maggiore è il valore (denaro) della stessa.
E qui, su questo punto, si è scatenato un putiferio.

Gizmodo ad esempio si è fatto portatore di una visione apocalittica in cui Google ha dimostrato, con questa mossa, di aver abbandonato il suo motto guida “don’t be evil” e si è trasformata in un’entità malvagia a tutti gli effetti. Molto dice la fotografia ad effetto che correda l’articolo, dove si vedono Page e Brin la cui umanità è stata stravolta da lineamenti ferali e demoniaci.

E qui si torna, a mio avviso, sul vecchio dilemma pro-google-contro-google che vede la società essere messa, molto più di quanto non avvenga per altre, sotto la luce dei riflettori inquisitori. Questa nuova policy della privacy sarà la fine del mondo? Naturalmente no, anche perché Google ha subito messo in chiaro che i dati non verranno venduti a terzi e nemmeno ceduti ad entità governative, a meno di richieste legali valide.
Google inoltre fornisce agli utenti potenti strumenti di privacy come la Google Dashboard dove l’utente può vedere e modificare tutte le sue informazioni personali, Gestione Preferenze Annunci che fa proprio quello che dice di fare, il Data Liberation Front (movimento interno a Google stessa) ed altri strumenti ancora.

Il punto cardine poi è sempre lo stesso: è difficile non plaudire alle intenzioni e al modo di comportarsi di Google nei confronti dei suoi utenti e degli interlocutori. È difficile non ammettere che il modo di comportarsi di Google –don’t be evil- ha un riscontro nella realtà e non rappresenta solo uno sterile grido di battaglia. Coloro che usualmente amano mettere Google sulla “graticola”, lo fanno isolando, per così dire, Google dal contesto in cui opera ed elevando la società stessa ad essere giudicata sotto canoni morali che non hanno riscontro nel contesto reale. Non bisogna mai perdere di visto il fatto che Google è un’azienda multinazionale, multi miliardaria, che opera in tutto il mondo con un solo obiettivo in mente (che poi è lo stesso di tutte le aziende, a partire dagli idraulici): essere profittevole.
Ciò che fa la differenza è come questo obiettivo viene raggiunto; quale è il mix di azioni che la società compie nel mercato e verso i propri utenti.

Bene. Pensiamo ora ad altre società del comparto IT, alle società del credito al consumo, ai supermercati con le tessere sconto, alle banche, e così via. Siamo certi che queste società –di cui non si lamenta nessuno- posseggano meno dati su di noi rispetto a Google e, soprattutto, li utilizzino per gli stessi fini e allo stesso modo di Google?
Questo non è certo un discorso sul meno peggio, o sul mal comune mezzo gaudio. Di sicuro è un discorso sul guardiamo in modo più aperto al problema “privacy” evitando di mettere in croce il gatto dimenticandoci delle tigri che girano in mezzo a noi.

Via | Google blog

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Gabriele Visconti Articolo scritto da

Editor in Chief per Engeene. Appassionato di Linux, FOSS, videogame e, da poco, di cucina. Parla quattro lingue ed ama leggere libri in lingua inglese.

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