[Google] Page commenta la guerra con Apple

Di - 10 April 2012 - in
Larry Page, intervistato di recente dal Bloomberg Businessweek ha rilasciato una dichiarazione che ha sollevato un polverone nei siti di tecnologia e nelle community dedicate.

Di seguito vi riportiamo le frasi incriminate:

I think the Android differences were actually for show. I had a relationship with Steve. I wouldn’t say I spent a lot of time with him over the years, but I saw him periodically. Curiously enough, actually, he requested that meeting. He sent me an e-mail and said: “Hey, you want to get together and chat?” I said, “Sure, I’ll come over.” And we had a very nice talk. We always did when we had a discussion generally… He was quite sick. I took it as an honor that he wanted to spend some time with me. I figured he wanted to spend time with his family at that point. He had a lot of interesting insights about how to run a company and that was pretty much what we discussed.

I think that served their interests. For a lot of companies, it’s useful for them to feel like they have an obvious competitor and to rally around that. I personally believe that it’s better to shoot higher. You don’t want to be looking at your competitors. You want to be looking at what’s possible and how to make the world better.

Riassumendo in parole semplici, Page afferma che la guerra di Apple ad Android sia stata una finta propedeutica alla propaganda e al sistema ideologico di Cupertino al fine di supportare il comparto di marketing. In sostanza una mossa che la fanbase di Apple si aspettava e che doveva essere fatta per scaldare gli animi e radicalizzare il confronto, perlomeno nelle menti degli acquirenti.

Certamente a livello di noi comuni mortali queste possono sembrare ovvietà: tutti sappiamo come funziona il marketing di Apple, tutti sappiamo la verità su chi ha introdotto per primo certe innovazioni e sopratutto tutti sappiamo che è normale aspettarsi certe cose da Apple. Tuttavia Larry Page non è un comune mortale e la sua affermazione assume un peso notevole.

È il riconoscimento esplicito di un modus operandi poco etico, la rottura di un tabù del mondo tecnologico. Non penso che a così alto livello, qualcuno abbia mai parlato in maniera tanto schietta delle strategie di Apple ed è forse questo il motivo non detto di tanto scalpore. Page ha detto una cosa che tutti sanno ma proferendola in prima persona, gli ha dato una nuova dimensione.  È come quando un politico rivela come funziona la corruzione e il finanziamento ai partiti o come quando un chimico rivela le porcherie che la sua azienda mette nei cibi. Tutti immaginano che sia così, ma sentirne conferma da un’appartenente ad una casta che ha sempre taciuto, contribuisce a dargli un nuovo grado di realtà e concretezza.

C’è ovviamente da prendere in considerazione anche l’eventualità opposta, ovvero che la dichiarazione sia stata anch’essa una mossa propagandistica ma si fatica ad intravederne le motivazioni. Ormai la guerra sta facendo il suo corso, ed è in suo favore. Una dichiarazione del genere non sposterà gli equilibri. Inoltre essendo Jobs morto, non si può nemmeno pensare ad un gioco personale tra i due. Viste le parole scelte, non è da escludersi che sia il risultato di un’esposizione avventata.

Siccome Jobs, per cause di forza maggiore, non può difendere le proprie affermazioni, ci ha pensato Isacsoon, biografo di Steve Jobs, che ha cercato di dare una spiegazione al comportamento dell’ex CEO di Cupertino. La rabbia cieca e scomposta con cui fece la dichiarazione di guerra ad Android era frutto, secondo lui, della ferita lasciatagli dallo scontro perso con Microsoft sulle interfacce grafiche. In entrambi i casi, i suoi concorrenti avevano preso delle innovazioni presenti sui sistemi Apple e avevano dato in uso i loro sistemi operativi a terze parti, diventando i dominatori del mercato.

Isacsoon ovviamente non sottolinea come in entrambi i casi, anche Apple avesse copiato bellamente tutte le feature tirate in ballo, ma non ce lo si può aspettare. L’onestà intellettuale non ha mai pagato in certi ambienti. Quello che in ogni caso ci rimette, alla fine, è Steve Jobs che per la visione di entrambi, risulta come una figura estremamente negativa. Per Page è un freddo calcolatore, che vuole ingannare la gente e buttare sterco sui concorrenti con cui fino a poco prima, aveva un buon rapporto. Per Isacsoon è invece un fondamentalista reazionario, paladino dei sistemi chiusi, con una declinazione da bambino capriccioso che batte i piedi per terra e perde il controllo se qualcuno si comporta in un modo a lui sgradito.

Via  | 9to5Google

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Simone Robutti Articolo scritto da

Laureato in Informatica, specializzato in sviluppo web e comunità virtuali, hardcore gamer, flamer per passione.

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