Google paladina della libertà d’informazione online

Di - 28 November 2012 - in

Nei mesi passati abbiamo più volte riportato dei vari tentativi da parte di alcuni governi nazionali (Germania, Francia e Italia in prima posizione) di far pagare una sorta di “tassa” al motore di ricerca di Google News per consentirgli di continuare ad accedere ai siti web delle maggiori testate giornalistiche. In tali occasioni abbiamo spiegato che tutto ciò comporterebbe una forma di limitazione al libero accesso alle informazioni, poiché il ruolo del motore di ricerca delle notizie è ben chiaro: esso si limita a scandagliare il Web in lungo e in largo per aggregare le notizie per il visitatore, proponendogli un’anteprima delle stesse e un link alla pagina Web della testata che la notizia l’ha pubblicata.

Molto diverso da quanto sostenuto dalle corporazioni editoriali europee, per le quali Google si pone in concorrenza sleale poiché – a dir loro – il visitatore si fermerebbe all’anteprima (di poche righe) e non procederebbe oltre alla pagina originale. Google, invece, ha più volte mostrato come illustri testate giornalistiche siano rientrate in Google News dopo un primo abbandono (un esempio per tutti: The Times) poiché la sparizione dal motore di ricerca news ha causato un crollo delle visite al loro sito web.

A questo si aggiunga anche il recente Rapporto Trasparenza pubblicato dall’azienda di Mountain View dal quale emerge il crescente controllo del Web da parte degli enti di governo, effettuato con numerose richieste di liberazione di dati degli utenti e di rimozione di pagine “scomode”, il quale ha indotto Google a promuovere una campagna per la difesa della libertà di Internet: infatti il prossimo 3 dicembre in Dubai, all’International Telecommunication Unit (ITU) molti governi si riuniranno per discutere dei nuovi mezzi di comunicazione e quella, secondo Google, sarà una ghiottissima occasione per sferrare un attacco alla libertà di Internet con l’imposizione di controlli, regolamenti e discipline che potrebbero assicurare un potere vasto (se non illimitato) in favore dei governi.

Parallelamente alla campagna per la difesa della libertà di Internet, lanciata con un post su Google+, l’azienda americana ha promosso la prima campagna d’azione localizzata: sul sito tedesco di Google è apparsa una pagina in lingua tedesca, naturalmente, nella quale mostra un video che mostra come in dieci anni News sia stato una parte fondamentale della diffusione della conoscenza via Internet e illustra una serie di ricerche “storiche” più o meno legate alla storia contemporanea della Germania; si va dalla ricerca di notizie sullo tsunami thailandese del 2004 alle informazioni sul vulcano islandese che bloccò i voli in mezza europa passando per le ricerche relative all’orso Knut e ai mondiali di calcio del 2006.

Il video, quindi, pone la domanda: “Ti piacerebbe perdere tutto ciò? Difendi la tua rete“. Il riferimento alla controversia con il governo tedesco è chiara e l’azienda californiana è serissima circa l’intenzione di combattere queste “forme di controllo” con tutti i mezzi a sua disposizione. La conferma la fornisce lo stesso country manager tedesco di Google, Stefan Tweraser: “Chiediamo a tutti gli utenti di Internet di assumere una posizione per difendere l’accesso libero all’informazione, la pluralità, la qualità delle fonti e la tutela della ricerca. Ci auguriamo che la Germania rigetti il disegno di legge“.

Molto probabilmente questo è solo il primo passo di una campagna più ampia e articolata. Quasi certamente vedremo pagine simili anche in Francia e in Italia, laddove i rispettivi governi – sulla spinta delle lobbies editoriali – hanno proposto le più variegate forme di limitazione dell’accesso di News agli articoli online. Il problema, però, origina proprio dalle lobbies della comunicazione (e della carta stampata). Abbiamo già spiegato che ancora oggi, nel 2012 (quasi 2013), i soggetti editoriali italiani old style si ostinano a stare in Internet pretendendo le medesime garanzie proposte dalla legge sull’editoria, la numero 633 che risale niente meno che al 1941, grazie al recente regalo fatto da un legislatore incompetente in materia e teso ad assecondare gli editori, consistente nell’estensione ai siti web  dei diritti e doveri previsti in origine per la sola stampa.

Google chiama: Internet deve muoversi per autotutelarsi.

Fonte: eWeek

Leave a Reply

Matteo Luigi Riso Articolo scritto da

Avvocato, programmatore, geek tutto in uno. Una passione smodata per la tecnologia e l’informatica, avido utilizzatore di Google e Android. La sua missione è divulgare e far comprendere la tecnologia e gli aspetti ad essa connessi.

Contatta l'autore

Previous post:

Next post: