[Google Plus] Le pagine business metteranno fuori gioco Facebook e Twitter?

Di - 15 November 2011 - in


Normalmente non mi piace parlare di servizi web in termini di pura concorrenza, come antagonisti diretti ed univoci di una guerra che, solitamente, esiste solo nelle menti degli utenti e dei commentatori. Intendiamoci, la concorrenza è un concetto molto ampio e ricco di sfaccettature. I marketer sanno benissimo che la concorrenza va individuata secondo uno schema.
Che sia uno schema a cono o a cerchi concentrici, al centro troviamo il concorrente diretto sul prodotto e via via scendendo fino ai concorrenti, più in generale, sul settore di mercato.
Per esempio restando fuori dall’ambito informatico, Airbus è concorrente diretto di Boeing (due leader sulla stessa fetta di mercato), ma lo è anche ATR in una nicchia più ristretta, così come, generalizzando, lo sono i treni come mezzo di trasporto.

Tornando a noi, è più utile secondo me dal punto di vista dell’utente ragionare a senso inverso e cioè chiedendosi in che modo i prodotti e i servizi sul mercato si complementano e, soprattutto, in che modo possono funzionare per lui.
Proprio sulla base di questa nostra visione abbiamo più volte sostenuto qui e sui social network, come sia sbagliato considerare Google+ e Facebook come antagonisti di una guerra santa per il dominio sugli utenti.
Vi starete a questo punto chiedendo il perché del titolo di questo post.
In realtà l’origine è un post apparso su Wired Enterprise che discute proprio di un aspetto squisitamente concorrenziale e cioè l’appetibilità di un sistema piuttosto che un altro per le aziende come canale di marketing.
Stiamo parlando delle pagine business che, secondo Wired, saranno il vero terreno di scontro tra i tre maggiori social network dell’occidente: Facebook, Twitter e Google+.
Si tratta di una nicchia della comunicazione (nel senso di interazione e arricchimento reciproco) tra aziende e utenti, nicchia nella quale Google avrebbe sulla carta la possibilità di accaparrarsi la fetta di clienti più grossa.
I vantaggi di Google+ rispetto ai concorrenti sono:

  • La presenza attualmente della crème della crème degli utenti.
    La differenza di numeri tra Facebook e Google+ non sarebbe quindi necessariamente uno svantaggio in questo caso, vista la composizione del grafo sociale degli utilizzatori di Google+ composto potenzialmente da un maggior numero di Opinion Leader.
  • La composizione dei messaggi su Google+ ha mediamente una qualità molto più elevata rispetto a quella di Facebook.
    I messaggi delle aziende rischiano meno di finire sommersi da post sciocchi, “catene di Sant’Antonio” e messaggi di stato di Farmville.
  • Google+ si integra con molti servizi e prodotti Google.
    In realtà questa tendenza andrà ad aumentare sempre più dato che Google ha dichiarato più volte che Google+ deve diventare un layer che permea tutto ciò che è Google. Anzi Google+ è Google stesso. Quindi gli utenti potranno interagire sempre più con Google+ attraverso i prodotti e servizi che sono già entrati da tempo nella loro vita, quali ad esempio la Ricerca, Android, Chorme, Gmail, Maps, Docs e così via. Google è quindi in una posizione nella quale può promuovere in modo indiretto l’uso di Google+ in un modo che Facebook e Twitter non possono.
  • Google+ è stato integrato ad ottobre con Google Apps, la piattaforma di Google per le utilità on the cloud fatta appositamente per gli utenti business. Anche in questo caso Facebook e Twitter non hanno terreno per poter competere in quanto in questo settore i competitor di Google sono altri (soprattutto Microsoft).
  • Rispetto a Twitter le aziende possono comunicare in modo più ricco. Condividere una fotografia, un video o un semplicemente una pagina web in Twitter è un’operazione quanto mai inconsistente in quanto si riduce a condividere un link, molto spesso anonimizzato (short link). Gli utenti devono quindi cliccare sul link (se si fidano) e aprire una nuova istanza sul browser o sul dispositivo. Questo tipo di operazione è poco elegante e poco immediata dal punto di vista dell’utente. In Google+ le fotografie sono integrate in album basati sul servizio interno di Google (Picasa) e i video sono integrati direttamente da YouTube.
    Inoltre in Google+ (ma anche in Facebook) gli utenti e l’azienda possono conversare in modo semplice e completo direttamente nel post. La conversazione è agevolata, e molto più gestibile dal punto di vista aziendale (meno costi + meno lavoro), in quanto i commenti sono organizzati tutti contestualmente al post ed è quindi semplice la lettura. In Twitter bisogna seguire in modo abbastanza rocambolesco una serie di @ mischiati all’interno del flusso di ciascun utente.

Ora voglio cercare di contestare alcuni punti di questa analisi, come è giusto fare ogni qualvolta si fa un’analisi che abbia un qualche tipo di senso.

Il fatto che gli utenti siano degli opinion leader è contestabile. Questo potrebbe attualmente essere vero per una certa classe di prodotti, come quelli legati alle tecnologie, alla fotografia (vista la mole di fotografi professionisti che sta preferendo Google+) e alla cultura nerd nel genere più ampio. Se questo sia vero anche per altri prodotti (automobili, vestiti, scarpe, cosmetici, generi alimentari, e così via) è tutto da vedere. Facebook in questo caso potrebbe essere molto più funzionale in quanto fornisce un audience simile a quello della tv (per generalizzare) permettendo comunque di segmentare abbastanza agevolmente.
Il fatto che la qualità delle discussioni su Google+ sia migliore di quella su Facebook è un dato di fatto adesso ma non è detto che sarà sempre così, mano a mano che gli utenti migreranno verso questo servizio (se continueranno a farlo con il ritmo attuale). Inoltre il fatto che la qualità sia più elevata è solo un parametro soggettivo. Certe aziende, per certi prodotti, possono benissimo rivolgersi ad un tipo di utente più “casual”.

Un aspetto invece importante che manca rispetto all’analisi di Wired è la potenzialità di controllo a cui gli utenti business sicuramente aspirano e rispetto alla quale Google ha certamente molte frecce ben appuntite al suo arco. Abbiamo recentemente avuto un assaggio di Ripples, una funzione sperimentale, non esattamente rilasciata al pubblico, che permette all’utente di seguire la “vita” di un suo messaggio attraverso le condivisioni degli utenti su scala temporale e geometrica. L’utente business potrà con questo strumento individuare con precisione l’andamento dei flussi di comunicazione e gli snodi nevralgici, in termini di opinion leader. Ricordiamo anche che Google possiede un altro strumento “principe” dell’analisi su web e cioè Google Analytics. Nulla si sa a proposito di un’integrazione della suite di analisi in Google+  ma io sono pronto a scommettere che in futuro sarà possibile per le aziende tracciare la loro attività sulla piattaforma di Google anche attraverso questo strumento di analisi.

Come vedete voi la situazione dal punto di vista business?

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Gabriele Visconti Articolo scritto da

Editor in Chief per Engeene. Appassionato di Linux, FOSS, videogame e, da poco, di cucina. Parla quattro lingue ed ama leggere libri in lingua inglese.

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