Google Search vs Siri: chi vince la sfida dell’assistenza all’utente

Di - 5 July 2012 - in

È stato presentato da pochissimi giorni la nuova versione di Google Now, l’assistente vocale implementato di serie su Android 4.1 Jelly Bean, scopre tutte le carte in suo possesso mostrando pienamente la sua efficienza di funzionamento. La partita ideale per dimostrare le sue qualità non poteva che essere giocata contro il rivale per eccellenza, iPhone 4S e il suo fiore all’occhiello: Siri.

Il test che ha decretato la netta supremazia del software prodotto da Mountain View è stato condotto da Gene Munster, analista di Piper Jaffray, non certo noto per la sua posizione avversa ad Apple, e verte su un confronto diretto fra i due assistenti vocali, nel quale sono state poste ben 1600 domande dirette ai due sistemi, in condizioni ambientali diverse: alcune all’interno di un luogo chiuso e silenzioso, altre nel mezzo del traffico rumoroso delle arterie stradali di Minneapolis.

Secondo i dati estrapolati dalla prova, Google Search risulta essere decisamente più evoluto rispetto a Siri, risultando più intelligente nella comprensione delle richieste e più preciso nella fornitura delle risposte. Nel dettaglio, l’assistente di Google ha capito correttamente il 100% delle richieste (percentuale dovuta al fatto che le domande veniva digitate e non pronunciate), restituendo le relative risposte con una precisione dell’86% sul totale, mentre Siri si ferma all’83% delle informazioni comprese in condizioni rumorose (89% in ambiente silenzioso) e al 62% in riferimento alla correttezza dei riscontri (68% in quiete).

Una miglior comprensione di tali risultati, in particolare di quelli di Siri, ci viene fornita dall’analisi di alcune delle domande che hanno indotto in errore in modo più macroscopico lo sfidante Apple: lo sbaglio più frequente è stato rilevato nel rispondere ad una richiesta con le informazioni relative alla domanda precedente. Oppure, alla domanda “Where is Elvis buried?” è stato considerato buried come il cognome proprio di Elvis. Inoltre alla richiesta di navigazione da un punto A ad un punto B è stata restituita la sola possibilità di indicazione stradale dalla posizione corrente, senza riuscire a comprendere la ricerca di un percorso partendo da una posizione diversa da quella attuale. Siri è andato nuovamente in confusione quando ha effettuato la ricerca di una ricetta della lasagna all’interrogazione sulle spezie contenute in essa, quando ha dato un puntamento su mappa errato alla richiesta della propria posizione e quando ha scambiato il nome geografico del Superior Lake con quello di un’omonima azienda americana.

Conclusioni che non si possono certo ignorare, tanto che perfino Steve Wozniak, co-fondatore di Apple, si è dimostrato deluso da Siri, dichiarando testualmente diversi giorni fa: “Era davvero preciso, ma ora è pieno di risposte guidate da esigenze di marketing che sono sbagliate”. È probabile che Wozniak dica il vero sul prevedibile abbassamento del livello qualitativo delle risposte di Siri, ma è anche facilmente ipotizzabile che, se dal lato della precisione dei risultati restituiti la cosa potrebbe essere plausibile, da quello della comprensione delle richieste Apple abbia semplicemente ancora molto da lavorare sul versante tecnico, e Google abbia fatto un lavoro decisamente migliore, potendosi anche appoggiare completamente ai suoi algoritmi di ricerca.

Appoggio dal quale sappiamo che Apple sta cercando di svincolarsi sempre di più. Se infatti l’assistenza vocale di Mountain View può permettersi di essere autosufficiente, Siri necessita obbligatoriamente di fonti esterne: Google gli fornisce ben il 100% dei risultati di navigazione e il 61% di quelli di informazione, il 48% dei risultati inerenti alle attività commerciali e il 42% di quelli locali. Più staccati Yelp e WolphramApha.

Un rapporto di dipendenza che Apple vorrebbe cercare di allentare alla release autunnale di iOS 6,  diminuendo dal 60% al 48% la percentuale complessiva della sua dipendenza da Google. Non siamo certi che però allontanarsi dai servizi di Mountain View sia la soluzione giusta per colmare il gap evidenziato da questo test. L’ottimizzazione proposta da Google è stata meritatamente premiata da risultati più che lusinghieri ottenuti dal suo nuovo sistema di assistenza. Forse una piccola rivincita  nei confronti di Apple, una replica simbolica alla sempre più estenuante guerra dei brevetti che Cupertino sta portando avanti?

VIA | Gizmodo CNN Money Fortune

 

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Bruno Torrini Articolo scritto da

Torinese di 21 anni, non è nè un informatico nè un tecnico, ma un semplice curioso che ama il mondo Google e sostiene moralmente Android con tutte le sue forze. Chimico fallito, dilettante astrofilo, progster sfegatato, fumettofilo e amante dell'estetica in arte e architettura.

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