Google si allea con Apple per i brevetti Kodak

Di - 12 December 2012 - in

Difficile trovare qualcuno sopra i 18 anni che non abbia mai usato un prodotto Kodak per scattare una fotografia, fosse anche uno degli ultimi modelli di fotocamere digitali prodotti dall’azienda americana. Kodak è (o era, almeno) sinonimo di fotografia e cinematografia: il suo fondatore, George Eastman, ebbe il merito di inventare la pellicola fotografica e rendere accessibile la fotografia fuori dalla cerchia dei professionisti del diciannovesimo secolo.

Voi premete il pulsante, noi facciamo il resto” disse Eastman quando nel 1888 presentò la prima fotocamera amatoriale, ignaro che quel gesto negli anni successivi sarebbe divenuto parte della quotidianità umana e avrebbe consentito di immortalare immagini passate alla storia. Un gesto che è sostanzialmente rimasto immutato fino ai giorni nostri, indipendentemente dal fatto che si usi una vecchia macchina a rullino, una fotocamera istantanea o una più moderna digitale.

I tempi cambiano, però. Se le fotocamere digitali hanno cannibalizzato quelle a rullino, condannando la pellicola fotografica alla pressoché completa estinzione, oggi sono gli smartphones ad aver cannibalizzato le macchinette digitali di fascia bassa e il trend sembra indicare che anche quelle di fascia media potrebbero essere seriamente a rischio.

Processori sempre più potenti, sensori d’immagine sempre più prestanti ed economici, applicazioni per l’editing sempre più raffinate anche su dispositivi mobili: tutto ciò sta cambiando il mondo della fotografia digitale ad una velocità impressionante, tanto che anche alcuni professionisti ormai sperimentano la propria arte sfruttando semplici dispositivi quali smartphones e tablet.

L’innovazione ha un prezzo, però. Kodak ha iniziato a perdere colpi intorno al 2007 e da allora è stata costretta a vendere quasi tutti i rami d’azienda extra che nel tempo aveva creato (come la divisione di imaging medicale), fino ad appellarsi al Chapter 11 americano, la normativa che tutela le aziende dalla bancarotta e le guida (o ci prova) fuori dalla crisi economica. Infine nel 2012 l’azienda ha terminato la produzione di fotocamere (di qualsiasi specie) annunciando di volersi concentrare sulla produzione di stampanti fotografiche e, nell’ambito del piano di rilancio legato al Chapter 11, cessa la produzione storica di pellicole fotografiche.

L’azienda è in crisi di liquidità e questa può essere superata solo vendendo le proprietà reali e intellettuali, fra cui anche i brevetti. L’interesse attorno a quelli posseduti da Kodak è altissimo, tanto da indurre alla formazione di due gruppi di società contendenti: il primo, guidato da Apple, include persino Microsoft e altre società minori mentre il secondo, che fa capo a Google, include una società per l’aggregazione di brevetti (RPX) e vari produttori asiatici di terminali Android.

I due gruppi hanno offerto ciascuno poco meno di 500 milioni di dollari, una cifra che tuttavia a Kodak non basta per uscire dalla crisi. I due contendenti, quindi, hanno stabilito di allearsi per offrire insieme una cifra superiore e ottenere la proprietà congiunta dei brevetti messi in vendita dall’azienda fotografica americana. Si tratterebbe comunque di cifre ben lontane da quelle sparate da Kodak: l’azienda, infatti, afferma che il valore complessivo dei propri brevetti si attesterebbe fra 2,21 miliardi e 2,57 miliardi di dollari, con la capacità di generare profitti per circa 3 miliardi di dollari grazie alle licenze pagate da aziende come Samsung, LG e la stessa Google. Tuttavia gli analisti ritengono che questi valori dichiarati da Kodak debbano essere sensibilmente ridimensionati proprio a causa del gran numero di licenze d’uso concesse a più utilizzatori.

La strana alleanza Apple-Google, però, non si limita a una questione di praticità  perché insieme possono offrire di più per i brevetti: è importante perché da subito, una volta ottenuti i brevetti, le aziende partecipanti saranno comproprietarie delle tecnologie acquisite con la conseguenza che: 1) non dovranno più pagare royalties per l’uso di quelle tecnologie; 2) non potranno aprirsi nuovi filoni della guerra dei brevetti con vantaggi e risparmi per tutti, consumatori compresi.

E Kodak che fine farà? L’azienda lotterà per uscire dalla bancarotta controllata entro la prima metà del 2013 e i brevetti che avrà venduto potrà continuare ad utilizzarli in licenza. In realtà ciò che Kodak deve capire è che la fotografia non è più un business fine a sé stesso e dovrebbe prendere esempio dalla Samsung Galaxy Camera, una fotocamera digitale vera costruita attorno ad uno smartphone con Android. Kodak possiede certamente il know how tecnologico per fare un prodotto simile o migliore, quindi perché non cercare alleanze con chi produce smartphones e rilanciarsi nel mezzo di un mercato in pieno fermento?

Fonte: Bloomberg

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Matteo Luigi Riso Articolo scritto da

Avvocato, programmatore, geek tutto in uno. Una passione smodata per la tecnologia e l’informatica, avido utilizzatore di Google e Android. La sua missione è divulgare e far comprendere la tecnologia e gli aspetti ad essa connessi.

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