Google supera Microsoft per capitalizzazione

Di - 2 October 2012 - in

Ieri è stata pubblicata da molte testate e blog la notizia che Google ha superato la capitalizzazione di mercato di Microsoft. Molti han pubblicato la notizia con titoli altisonanti che suggerivano l’idea che Google avesse sorpassato in qualche modo Microsoft. Tuttavia non ci sembrava giusto riportarvi la notizia in toni trionfalistici dettati da una partigianeria che non dovrebbe inferire sull’attività redazionale. In realtà non ci sembrava neanche il caso di riportare una notizia che, di fatto, non c’è, ma come succede ormai sempre più spesso, preferiamo fare un po’ di chiarezza su una questione abbastanza complessa, ovvero la valutazione complessiva di un’azienda tecnologica.

Non siamo manager né economisti e quindi si esce un po’ dalle nostre competenze e non c’è una formula magica, altrimenti l’avrebbero già elaborata persone che lo fanno di mestiere. Tuttavia ci riserviamo di spiegarvi come non si valuta un’azienda informatica. In questo caso appunto si è valutata la “portata” delle aziende in base alla loro capitalizzazione, cioè, in parole semplici, il loro valore complessivo per i mercati. Può essere un’indice interessante per i trader e per il mondo della finanza, ma lascia il tempo che trova non appena si esce dalle porte di uno Stock Exchange.

Di fatto non ha correlazione diretta con il valore effettivo dell’azienda, con la sua solidità, con il suo andamento e men che meno sulla sua influenza nel settore di appartenenza. La prova del 9 è che l’azienda più quotata in borsa è Apple e nonostante stia andando indubbiamente bene dal punto di vista meramente pecuniario, la sovracapitalizzazione a cui è soggetta è, secondo molti, più un fattore di rischio che non un’indice di solidità.

Quale può quindi essere un buon metro di paragone? La realtà è che non ce n’è uno solo e un confronto diretto è complicato, sopratutto perché quando si parla di aziende di queste dimensioni, ci sono molti fronti aperti in contemporanea e raramente un’azienda domina in tutti, sancendo una superiorità chiara. Ad esempio Microsoft ha il predominio nel campo degli OS PC, è inesistente nel mobile ed è fortemente radicato nel mondo aziendale e business. Google al contrario non esiste in ambito di OS desktop ma domina nel mobile e si sta affacciando con aggressività all’universo aziendale.

Apple ancora ha nicchie particolari in ognuno di questi ambiti. In ambito business ci sono poi altri attori come Oracle, IBM, Red Hat e via discorrendo. O ancora esistono potenze nate e cresciute per conto proprio che mettono in campo grandi mezzi per andare a sfidare i giganti sul proprio campo, vedasi Amazon. Il predominio diffuso di Microsoft di 10-15 anni fa non è più così netto e non si capisce chi insegue chi.

Quindi dove guardare? Ci sono diverse metriche: il numero dei dipendenti, i beni immobili, gli introiti, i profitti, la presenza sul territorio, i brevetti posseduti o altri parametri molto dipendenti dal settore come ad esempio il numero di utenti per servizi web o il numero di copie del software vendute. Nessuna di queste però, come è abbastanza facile intuire, è più significativa delle altre o particolarmente adatta a dare una base per un confronto. Metterle insieme in un unico indice è altrettanto complesso.

La soluzione più semplice è quindi di evitare sparate come “X è potentissimissimo e ha superato Y”. Questo può essere vero in ben determinati settori facendo riferimento a metriche precise, come ad esempio il market share in ambito mobile, altrimenti è campanilismo sterile oltre che pessimo giornalismo.

Voglio però lasciarvi con uno spunto di riflessione. In un’ottica un po’ buonista ed utopica, un buon metro di paragone per le aziende tecnologiche di grosse dimensioni potrebbe esserci. Non identifica in alcun modo la sua solidità, né le sue prospettive di crescita o guadagno, ma può dare, agli occhi di noi utenti, un modo per misurare l’operato di queste compagnie. Il metro è semplice: quanto i prodotti di questa azienda sono in grado di migliorare le nostre vite, non tanto come individui, ma come società. Guardando indietro possiamo vedere come le scelte di alcune compagnie, i loro prodotti, il loro operato, hanno migliorato, grazie alla tecnologia e all’informatica, direttamente o indirettamente, la vita di miliardi di persone e dell’umanità stessa, automatizzando, semplificando, velocizzando e aumentando di conseguenza la produttività e la qualità della vita, in molteplici sensi. A mio parere non può essere che questo, ovvero il contributo che un’azienda dà alle persone, l’indice con cui può essere giudicato il suo operato. Può essere un apporto piccolo, grande o anche un danno, approfittandosi dell’ignoranza o delle necessità delle persone non per vendere soluzioni costruttive ma per arricchirsi a discapito dei clienti.

Leave a Reply

Simone Robutti Articolo scritto da

Laureato in Informatica, specializzato in sviluppo web e comunità virtuali, hardcore gamer, flamer per passione.

Contatta l'autore

Previous post:

Next post: