Hp Chromebook 11, un progetto che non convince

Di - 7 March 2014 - in
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In questo periodo sembra essere tornato in auge un vecchio concept, quello dei netbook. Portatili dalle dimensioni contenute, con software leggero ed hardware ottimizzato per un un uso intenso. Adatto per una buona fetta di consumatori, poco esigenti ma inclini a non rinunciare alla libertà conquistata con i dispositivi portatili. Le alternative sono tante ma negli ultimi mesi anche nel bel paese sembra imporsi un nome su tutti: Chromebook. Questa gamma di prodotti pensati in quel di Mountain View sono utili soprattutto a chi utilizza molto il web e si affida alle potenzialità del cloud. Il sistema operativo è costantemente monitorato da Google,  con aggiornamenti in background e dati sempre protetti.

ChromeOS gira molto bene su hardware poco potente. Un esempio è stato il Chromebook Samsung che nel 2012 è riuscito a conquistare il titolo di best seller su Amazon USA. Nel 2013 molti produttori hanno deciso di investire in questo campo. Tra questi c’era HP che ha rilasciato diversi prodotti con il sistema operativo realizzato da Google.

L’ultimo trimestre del 2013 avrebbe dovuto vedere la consacrazione di ChromeOS come l’alternativa più versatile e adatta alle esigenze di una clientela ormai perennemente connessa ad internet. Il prodotto della svolta doveva essere il Chromebook 11. Eppure essersi affidata ad un  gigante come HP sembra sia stato uno dei più grandi errori per Google.

HP Chromebook 11: caratteristiche Tecniche
Dimensioni 297 x 192 x 17.6 mm
Schermo 11.6-pollici IPS 1366 x 768
Peso  1.04 kg
Processore Samsung Exynos 5250 (dual-core Cortex A15 1.7GHz + ARM Mali-T604 GPU)
Connettività Doppia antenna dual-band 802.11n, Bluetooth 4.0, 3G/4G LTE (opzionale)
Memoria 2GB DDR3
Disco Fisso 16GB eMMC
Batteria 30Wh
I/O 2 x USB 2.0, VGA webcam, microUSB per ricarica/SlimPort video out, uscita cuffie/jack microfono
Prezzo Base 310 €

Design

Il Chromebook 11 condivide lo stesso rapporto di forma del prodotto Samsung, perfino lo schermo ha le stesse dimensioni della diagonale (11,6 pollici). Eppure il piccolo di HP ha un aspetto più accattivante. Le linee sono curve e le dimensioni si avvicinano molto a quelle di alcuni tablet più che agli ultrabook. Spesso si potrà sollevare facilmente l’HP 11 con una sola mano e scorrazzare in giro come se niente fosse. Non si troveranno materiali solidi e resistenti come il carbonio o l’alluminio, tuttavia la scelta di contenere i costi non ha inciso molto sui materiali. Il corpo è costituito da plastiche rinforzate al magnesio che, pur offrendo una flessibilità dei materiali è ridotta, ha mostrato scricchiolii solo quando si è testata la solidità del guscio sottoponendolo a pressioni eccessive .

Il Chromebook che abbiamo testato

La scelta di utilizzare colorazioni lucide (nero e bianco) dona un tocco di classe al dispositivo, attirando l’attenzione di chi sta intorno, anche grazie agli inserti in gomma di vari colori (rosso, blu, giallo, verde) che vanno a costituire i supporti per la parte inferiore e circondano la tastiera, nascondendo le viti poste su fondo e gli autoparlanti. Il risvolto della medaglia è costituito da superfici che trattengono polvere ed impronte se non vengono pulite con frequenza. L’assenza delle ventole di raffreddamento del processore incidono non poco sulle dimensioni. L’Exynos 5250 con architettura ARM Cortex A15, viene raffreddato attraverso dei dissipatori collegati direttamente al corpo del Chromebook. Quando il portatile è sotto stress, o è collegato l’alimentatore, si può avvertire la parte in alto a sinistra della tastiera surriscaldarsi. La qualità del suono è molto buona così come il volume massimo. La tastiera è ottima per chi scrive tanto. I tasti ad isola forniscono un ottimo feedback, le molle di ritorno sono ben calibrate, ogni lettera è ben distanziata dalle circostanti.

Hardware

Un corpo così piccolo non poteva certo ospitare hard disk comuni. L’azienda californiana ha fatto ricorso ad una soluzione fornita da SanDisk, un eMMC da 16 GB. L’apertura dei programmi e la fase di avvio del sistema avviene in un lampo. Chiunque ha bisogno di più spazio potrà usufruire dell’offerta di 100 GB di spazio d’archiviazione su Drive, gratis per due anni.

Lo schermo da 11,6 pollici è un pannello IPS con risoluzione da 1366 x 768. Non sarà il massimo, eppure la luminosità raggiunta da questo display è senza paragoni se si guarda al segmento dei netbook. Si raggiungono facilmente i 200 nits e l’angolo di visualizzazione risulta piuttosto largo. Buoni anche i livelli di neri e il contrasto, i colori sono lucenti e ben separati. La ricezioni del segnale Wi-Fi è più che ottima grazie al controller dual-band 802.11n. Si potranno esplorare angoli della casa che prima erano preclusi utilizzando dei vecchi portatili. La velocità di navigazione è buona, anche nelle zone d’ombra a patto di riuscire ad agganciare prima il segnale. Per mantenere le dimensioni compatte si è scelto di non inserire una porta ethernet o HDMI; per l’uscita video c’è porta microUSB/Slimport.

L'hardware del Chromebook HP

L’Exynos 5250 è lo stesso che si ritrova nel Chromebook targato Samsung o su alcuni tablet del colosso sudcoreano. Il dual-core da 32nm, raggiunge 1,7 GHz ma non riuscirà a garantire delle prestazioni elevate. Sfogliare più pagine contemporaneamente potrebbe complicare le cose. Siti ricchi di foto o script, come i social network, potrebbero risultare lenti e di difficile interazione. Probabilmente sarebbe stato meglio ripiegare su un processore Intel (come fatto da Acer e Toshiba) o sullo Snapdragon 800. Il processore non sopporta bene il multitasking, i processi lasciati caricare in background si bloccano e spesso impiegano troppo tempo. In questo caso, buona parte delle colpe ricade sul processo di aggiornamento di ChromeOS che consuma molta banda ed incide sulla potenza di un processore adatto più a smartphone e tablet. La batteria da 30 Wh garantisce un’autonomia di circa 5-6 ore, poco se si pensa agli ultimi successi dei concorrenti.

La ricarica rappresenta un vero punto debole per questo modello. Non viene utilizzato un cavo proprietario, ma è presente un connettore micro USB. Basta collegare il cavo del proprio tablet o smarpthone per ricaricare la batteria. La ricarica però deve avvenire con il Chromebook spento, perché la potenza non permette la ricarica mentre si utilizza il dispositivo. L’alimentatore standard fornito ha causato molti problemi ai primi modelli del portatile, in particolare a quelli che sono stati commercializzati prima del 1° Dicembre. Il caricabatteria si surriscaldava eccessivamente e la plastica che lo avvolgeva poteva arrivare anche a fondersi esponendo i componenti elettrici. Questo aspetto non sembra essere stato migliorato sugli ultimi modelli, con i nuovi alimentatori che aderiscono a specifiche più ferree.

Il retro del Chromebook

La prova del Chromebook è stata effettuata su due modelli, uno acquistato i primi di Novembre, l’altro a Febbraio. In entrambi i casi si è notato questo problema all’alimentatore. Probabilmente la scarsa qualità dei componenti non riesce a mantenere gli standard minimi di sicurezza. Dato che vengono erogate correnti fino a 3A sarebbe stato meglio sostituire l’opzione microUSB con una soluzione più sicura.

Software

Google negli ultimi anni ha spinto molto su ChromeOS cercando di renderlo appetibile alle masse. Le prime versioni in cui si aveva soltanto il browser hanno lasciato il passo a qualcosa di più raffinato. C’è un gestore dei file, una gradevole interfaccia grafica con barra di controllo in basso sullo schermo. Anche le app si sono evolute, dalle versioni web in grado di lavorare solo se connessi su internet si è passati alle versioni offline ed a quelle pacchettizzate o per desktop, in grado di girare completamente in locale. Nonostante queste novità potrebbero non attirare molte persone, chi usa il PC soltanto per lavorare online o navigare si troverà nel proprio ambiente naturale.

Vengono ereditati tutti i vantaggi di cui si fregia Chrome come l’uso delle sandbox, che garantisce un’elevata sicurezza. Si potrà dimenticare di aggiornare il software: le web app e quelle desktop saranno sempre all’ultima versione così come il sistema operativo. Chi volesse sfruttare al massimo la piattaforma può abilitare la modalità sviluppatore (in cui si disabilità il Secure Boot), guadagnando la possibilità di accedere alla shell dei comandi ed eventualmente installare Linux, per una vera e propria modalità duale

Conclusioni

L’HP Chromebook 11 è una buona alternativa ad un tablet per chi non riesce a fare a meno della tastiera. Rappresenta una soluzione migliore anche di molti ultrabook, spesso costosi e di poco migliori in termini di prestazioni. Quello che manca a questo portatile per sfondare e senza dubbio la sicurezza. HP non è riuscita a realizzare un alimentatore affidabile, all’altezza di un gigante dell’informatica. Il colosso californiano sembra aver perso molte posizioni anche nel campo dell’assistenza. Dopo aver contattato più volte la sede italiana, alla disperata ricerca di un sostituto per l’alimentatore non è restato che fare affidamento alle politiche di reso e rimborso di Amazon. Peccato che non si sia riuscito a sfruttare il periodo natalizio per spingere sulle vendite.

Non resta che sperare ad un affinamento dell’hardware in vista della sospensione del supporto di Microsoft a Windows XP.

 

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Emanuele Boncimino Articolo scritto da

Web designer, sviluppatore, tech specialist ed Android Guru: sono gli obiettivi
che vorrebbe raggiungere nel lungo termine. Mantiene un ottimo grado di
conoscenza del mondo racimolando news estere. Sempre alla ricerca di sfide che
possano nutrire la propria mente: Engeene è tra queste.

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