HPN #00: migliorare le prestazioni delle app in Chrome

Di - 25 February 2013 - in
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Con questo comincia una serie di articoli che, di settimana in settimana, ci porterà a comprendere meglio come migliorare le prestazioni delle nostre applicazioni in Google Chrome. Per questo motivo utilizziamo la sigla HPN (High Performance Networking). Nel tempo impareremo così a conoscere meglio le interazioni tra il browser e le applicazioni e agire di conseguenza, in modo da offrire all’utente una migliore esperienza perché, diciamolo pure, con la grande quantità di servizi che ci vengono offerti oggi, a contare è soprattutto la qualità. Su questo tema, tra non molto, uscirà un libro chiamato “The Performance of Open Source Applications” (POSA), il seguito di “The Architecture of Open Source Applications“,  sarà pubblicato con licenza Creative Commons e i diritti saranno di Amnesty International.

Cominciamo dall’Episodio 0: ancora non ci addentriamo nei dettagli delle performance, ma rivediamo un po’ di storia e concetti generali che ci permettono di conoscere e capire meglio Google Chrome, il browser al quale facciamo riferimento.

Storia e principi

Il primo rilascio di Google Chrome risale al 2008 come versione beta per Windows, la piattaforma desktop più diffusa al mondo. A quel tempo, il codice che stava alla base di questo nuovo browser è stato rilasciato con una licenza BSD permissiva, ovvero il progetto Chromium che ora noi tutti conosciamo bene. Al tempo tra i browser dominava in modo assoluto Internet Explorer, forte della posizione di browser predefinito nel sistema operativo di Microsoft. Questo nuovo arrivo ha scombussolato un po’ le cose, riavviando una sepolta guerra tra browser ancora oggi in atto.

Questa guerra è stata ben condotta da Chrome, che è diventato uno dei browser più utilizzati, tanto che oggi accompagna al 36% degli utenti mondiali nella navigazione web, secondo le statistiche di StatCounter. Una cosa da non sottovalutare è la disponibilità di questo browser in molte piattaforme: Windows, Linux, Mac OS X, Chrome OS, Android e iOS. Il vantaggio di poterlo usare su più piattaforme è dato in particolar modo dalla sincronizzazione dei dati di navigazione, che offre agli utenti diverse comodità. Non è da mettere in secondo piano il fatto che Chrome ha introdotto moltissime innovazioni nei browser, dal design alle funzionalità più utili, che sono state poi integrate anche in altri browser, grazie anche all’apertura del progetto Chromium.

Insomma, Google Chrome è riuscito a cambiare la mentalità di sviluppatori, designer ed utenti. Lo stesso Eric Schmidt, inizialmente riluttante al cambiamento, si è poi dovuto ricredere:
“Era così ben fatto che mi ha costretto a cambiare idea…”

Sono passati più di quattro anni dal primo rilascio e le cose nel mercato dei browser sono radicalmente cambiate, ma i principi alla base di Chrome restano gli stessi:

  • velocità
  • sicurezza
  • stabilità
  • semplicità

Vediamoli un po’ nel dettaglio.
Uno degli obiettivi iniziali, ancora oggi ben presenti, è quello di realizzare il browser più veloce di tutti e ci sono riusciti: la navigazione con Google Chrome è rapida, superiore a quella di molti altri, grazie alle ottime prestazioni offerte dal motore di rendering WebKit e dal motore JavaScript V8, dei quali daremo qualche dettaglio in più nelle prossime puntate.
La sicurezza è un altro elemento che rispetta molto gli utenti e che dovrebbe essere alla base di tutti i progetti: la navigazione dell’utente dev’essere sicura. Deve. Nel tempo abbiamo visto che questo è un aspetto che Chrome migliora di release in release.
Sulla stabilità non si può discutere: ci sono degli alti e bassi, alcune versioni che introducono alcuni crash in condizioni particolari, ma questi problemi vengono corretti in breve tempo con nuove patch.
La semplicità riguarda l’interfaccia utente: un’ottima tecnologia non è nulla se non viene inserita in un’interfaccia semplice ed intuitiva.

Questi principi che animano Chrome devono anche essere i principi cardine di ogni nostra applicazione, così come dei siti web (che oggi sono quasi delle applicazioni loro stessi). Facciamo quindi tesoro di quanto visto finora prima di addentrarci nell’aspetto che ci interessa maggiormente: le prestazioni.

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Mattia Migliorini Articolo scritto da

Studente di informatica presso l'Università di Padova, web designer, amante di Linux e dell'open source in generale. Membro di Ubuntu e di 2viLUG, da gennaio 2012 è collaboratore di Engeene.

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