I Glass banditi poiché minacciano la privacy

Di - 28 March 2013 - in
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Google sta investendo molto in quello che si preannuncia come la prossima rivoluzione tecnologica, ovvero i Google Glass. Non tutti gli sforzi del colosso della ricerca online sembrano dare i frutti sperati però; anzi quasi gli si ritorcono contro. Negli ultimi giorni sono state diffuse delle notizie che avrebbero dovuto spianare la strada verso il successo. In primis è trapelato che il computer indossabile sarà assemblato in California, nel tentativo di dare una scossa all’economia a stelle e strisce, in ripresa dopo alcuni anni di torpore. È di ieri, invece, la notizia che i primi 8000 fortunati vincitori del contest #ifihadglass (if I had a glass, se avessi un Glass) vengono man mano contattati dall’azienda. I selezionati possono accaparrarsi un modello di test (“The Explorer”) che consentirà agli ingegneri di verificare eventuali miglioramenti prima del lancio sul mercato, atteso per fine anno o inizi del 2014.

Le news potrebbero mantenere alta l’attenzione sul prodotto oltre a far crescere i sostenitori di Larry Page e soci, magari convertiti dalle operazioni sul suolo americano, se non fosse per il 5 Point Cafe di Seattle. Il locale è il primo negli Stati Uniti (e possibilmente nel mondo) a bandire pubblicamente i Google Glass. Il logo “No Glass”, riportato sul sito del bar è stato creato (in conformità alla licenza Creative Commons) da tre ragazzi londinesi che hanno fondato “Stop the Cyborg”. Il 27enne portavoce, Adam, rilascia alcune dichiarazioni, tramite Skype, ai giornalisti di Ars Technica ma le misure prese per mascherare la propria identità sono ingenti. Il giovane ingegnere vorrebbe un giorno lavorare per Google, quindi al momento prende delle misure cautelari per evitare ritorsioni future. Le motivazioni che hanno spinto ad agire i ragazzi londinesi vengono condivise anche da Woodrow Hartzog, un ricercatore della facoltà di legge di Stanford. Il dispositivo è visto come la più grande minaccia alla privacy nei luoghi pubblici della storia. Il fatto che le persone circostanti non riescano a capire se il dispositivo sia acceso ed in modalità registrazione solleva molti dubbi: inconsapevolmente si potrebbe essere filmati o fotografati. Se questa possibilità viene sommata al riconoscimento facciale derivante dal social network Plus, non vi sarebbero più estranei nel mondo.

In realtà questi allarmismi sembrano prematuri. Non si è ancora a conoscenza infatti della presa che l’oggetto avrà sul mercato: le potenzialità, come la curiosità, sono tante ma potrebbe restare il giocattolo di una piccola nicchia d’utenti. Inoltre è stata più volte ventilata la possibilità di sanzioni da parte di organismi internazionali (Unione Europea) contro Google proprio riguardo il tema della privacy: a Mountain View potrebbe costare cara una debacle.
Inoltre, e più banalmente, non si conoscono i dispositivi “a tutela della privacy” che Google certamente inserirà nella versione definitiva dell’oggetto, prima del lancio sul mercato.

Il Glass ad oggi è ancora in fase di test quindi bisognerà attendere almeno un anno per toccare con mano le soluzioni al problema privacy adottate dal produttore.

Via | 9to5Google, PhoneArena, Ars Technica, Il Sole 24 Ore

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Emanuele Boncimino Articolo scritto da

Web designer, sviluppatore, tech specialist ed Android Guru: sono gli obiettivi che vorrebbe raggiungere nel lungo termine. Mantiene un ottimo grado di conoscenza del mondo racimolando news estere. Sempre alla ricerca di sfide che possano nutrire la propria mente: Engeene è tra queste.

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