I grandi maestri del passato usano Google Docs

Di - 27 June 2012 - in

Le macchine da sempre sono state considerate qualcosa di antitetico all’arte, due mondi separati e apparentemente inconciliabili. Google, pur essendo un’azienda sempre all’avanguardia, non ha ancora trovato l’algoritmo magico in grado di generare arte, però ci propone un’ardimentosa demo per Google Docs, in grado di stuzzicare la fantasia di tutti gli scrittori in erba, oltre ovviamente a mostrare il concetto di editing collaborativo, da ormai parecchi mesi uno dei punti di forza del word processor di Google.

Questa demo ci permette di scrivere come su un normale foglio di testo di GDocs condiviso non con i vostri colleghi o collaboratori, bensì con 6 bot realizzati per imitare grandi autori del passato. Nietzsche, Shakespeare, Dostoyevski, Dickinson, Dickens e Poe condivideranno il vostro documento e si prenderanno la libertà di modificare ed arricchire il vostro testo con espressioni e termini tipici del loro modo di scrivere.  Non conosciamo tuttavia la tecnologia dietro ai bot, che probabilmente individua termini comuni e li rimpiazza, senza tante complicazioni semantiche. Ci piace pensare però alla possibilità di implementare veramente un’intelligenza artificiale di questo tipo partendo dalla immensa mole di materiale e dalle tecnologie utilizzate da Google Translate per identificare pattern noti, riconducibili a quelli presenti in vari documenti presenti nei database di Google, tra cui, come è noto, anche numerosi libri d’autore.

In aggiunta, sarà possibile creare più composizioni, mostrando la persistenza dei documenti nella cloud, condividere le vostre creazioni su Google+ e vedere i replay progressivi del vostro documento, ripercorrendo le varie modifiche che l’hanno portato allo stato finale. Quest’ultimo elemento probabilmente si basa sulle funzionalità di Revision History ma non viene messo in evidenza chiaramente, perdendo l’opportunità di far conoscere un altro potentissimo strumento di Google Documents.

Da un punto di vista più materialista, la demo risulta sicuramente interessante, spiegando nella maniera più semplice e diretta possibile che cosa sia l’editing collaborativo, spogliando GDocs di tutti gli altri elementi ed esaltando una novità rivoluzionaria per la maggior parte dei contesti lavorativi ma che ancora fatica ad essere percepita come tale.

Docs Demo: Masters Edition

Leave a Reply

Simone Robutti Articolo scritto da

Laureato in Informatica, specializzato in sviluppo web e comunità virtuali, hardcore gamer, flamer per passione.

Contatta l'autore

Previous post:

Next post: