Il fascino discreto delle cerchie condivise

Di - 13 November 2012 - in

Da early adopter di Google+ fin da quando la piattaforma non era aperta al pubblico e ci si poteva iscrivere solo su invito, ho assistito all’introduzione della funzionalità di condivisione delle cerchie – a settembre 2011-  e ai molteplici suoi effetti sull’esperienza utente. Quel che segue è il risultato delle mie osservazioni e della mia esperienza personale e invito caldamente a prenderlo con le pinze, cosa che io faccio abitualmente con tutto ciò che leggo e vedo in giro per la Rete.

Ogni volta che ci si approccia a qualcosa di nuovo, per abitudine siamo portati ad inserirlo in una categoria mentale tramite la comparazione con qualcosa che già conosciamo, in una sorta di rito di autorassicurazione.
Sebbene la vocazione social del Web sia nata ben prima dell’invenzione di qualsiasi cosiddetto social network (basti pensare a tutte le varie forme di aggregazione interattiva di utenti, Usenet, i primi forum tematici, ecc.) sarebbe inutile negare che ai nostri tempi il social network per eccellenza nell’immaginario collettivo sia da lungo tempo rappresentato da Facebook. Di conseguenza il considerare Google+ un ennesimo social network e paragonarlo a quest’ultimo è sembrata a tutti la cosa più logica e sensata da fare. Ma il punto di forza di Facebook è stato, da sempre, mirare a trasferire nel digitale i contatti reali, famiglia, amici, colleghi, vecchi compagni di scuola… cosicché chiunque vi abbia aperto un account, una delle prime cose che ha fatto è stata di vedere se altri conoscenti fossero già presenti per stabilire “l’amicizia” e inglobarlo così tra i contatti.
Google+ più che un mero network si pone come livello social teso ad integrare – come abbiamo constatato e continueremo a vedere nei mesi a venire – tutti i prodotti Google nella stessa struttura nell’ambito di un progetto in progress e non a caso è stato definito social backbone di Google stesso. Dunque il modus operandi a cui si è abituati proveniendo da Facebook non necessariamente sarà appropriato per muovere i primi passi in G+.

È stato detto parecchie volte come G+ sia l’ideale per connettersi alle persone seguendo gli interessi. Possiamo trovare persone affini attraverso la semplice ricerca tramite keywords, oppure determinati hashtags. Possiamo tenere d’occhio le conversazioni pubbliche ed includere nelle cerchie altri utenti che le commentano, qualora li ritenessimo di nostro interesse.

Uno dei modi per incrementare velocemente il proprio stream consiste nell’accettare una cerchia condivisa pubblicamente da altri (che non per forza devono fare parte delle nostre cerchie). All’introduzione della funzione “condividi cerchia” ci fu un noto engager americano, Robert Scoble, il quale ne spinse l’adozione iniziando a condividere intere sue corpose cerchie, che molti utenti curiosi accettarono (me compresa). Fu coniato il neologismo scobleized per definire l’effetto che nel giro di poche ore portava da un numero relativamente basso a migliaia di followers, per chi si ritrovava a far parte della cerchia ricondivisa e veniva accettato da tanti altri profili a mano a mano che la cerchia avanzava di ramo in ramo del grafo che si veniva a creare.
La scobleizzazione ovviamente recava con sé pesanti effetti collaterali, quali un boost incontenibile del proprio stream e una certa difficoltà nel dover poi cernire i contatti veramente interessanti. Credo che alcuni non si siano più ripresi da uno shock simile. Per questa ragione un novizio (ma anche una persona adusa a certi meccanismi) potrebbe rimanere alquanto sconcertato dopo aver inglobato una cerchia di sconosciuti più o meno grossa (il limite è alto, 500 profili o pagine), a prescindere dal tema della cerchia.

È consigliabile quindi accettare cerchie condivise da altri di dimensioni ragionevoli e possibilmente con un tema o argomento preciso, che sia chiaramente specificato nel corpo del post che le accompagna. Questo avviso non vale nel caso ci si voglia affidare alla serendipità per trovare nuovi contatti e intraprendere nuove conversazioni, una volta adeguatamente ed inevitabilmente scremata la nuova cerchia.
La funzione di condivisione delle cerchie “cotte e mangiate” comprende anche l’opzione di inserire se stessi. Feature solo apparentemente innocua ma da utilizzare con cautela, particolarmente opportuna per chi vuole farsi seguire però.

Ma come si trovano cerchie condivise pubblicamente al di fuori del nostro stream? Eseguendo una ricerca in G+ con la stringa “ha condiviso una cerchia con te” (oppure “shared a circle with you” se ci interessano contatti in lingua Inglese) troveremo l’elenco dei post pubblici che riguardano la condivisione di una cerchia. È possibile visionare preventivamente il contenuto della cerchia (Visualizza cerchia condivisa) ed escludere eventualmente quei profili che non siano di nostro gusto.

Esiste inoltre uno spreadsheet curato da Chris Porter, anch’esso condiviso in GDocs, nel quale sono state raccolte molte cerchie condivise differenziate per tema (perlopiù in Inglese) http://goo.gl/UeD9r nel quale si può scartabellare. Anche su Circlecount esiste una raccolta di cerchie pubbliche aggiornata alle ultime in ordine di condivisione. Alla pagina Euro Maestro si trova un interessante post molto ben curato, The Who’s Who for Google Plus – The top 500 Gplussers in the World, florilegio di “proposte di cerchia” che viene aggiornato periodicamente.

Potrebbe essere altresì utile risalire ai post pubblici che puntano a cerchie nelle qualisia incluso il proprio profilo. Su Publiccircles un sistema per ritrovarli tramite il proprio ID.

E in Italia? La situazione di condivisione cerchie, dopo un iniziale stallo dovuto forse ad una certa diffidenza nei confronti delle novità, sembra avere preso da qualche settimana una direzione grazie a un hashtag, #Circleday e a una nuova consuetudine di condivisione in un giorno preciso della settimana inaugurata dalla pagina omonima. Per quanto sia chiaramente un’abitudine mutuata dal #FF di Twitter (e dispiace un po’ constatare che in Italia si tenda a mettere in scena usanze tali e quali ereditate da altri ambienti, solo in quanto rodate altrove, anziché fare lo sforzo di costruire modalità inedite), l’iniziativa si sta rivelando comunque positiva e lodevole sebbene a mio parere sarà necessario procedere ancora per prove ed errori prima di adattarla nella maniera più opportuna a Google+.

 

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Roberta Ranzani Articolo scritto da

Lifelong learner affascinata dal Web e dalla possibilità d'allacciare infinite Connessioni. Ama cucinare, i libri, la musica, le arti visive, i gatti e l'Affabulazione.

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