Intel RealSense 3D Camera: una riflessione sul futuro delle interfacce uomo macchina

Di - 10 March 2014 - in
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Durante il passato CES 2014 Intel ha tenuto una conferenza stampa per presentare il suo sistema RealSense 3D Camera, una tipologia avanzata di interfaccia uomo macchina. Si tratta di un sensore capace di scansionare e riprodurre l’ambiente e gli oggetti in esso contenuti, persone comprese, in 3 dimensioni. Un approccio dinamico molto più simile insomma a quanto viene fatto dall’occhio umano.

Questo dispositivo è il primo della serie RealSense che fanno parte del Perceptual Computing, ovvero la visione di Intel per quello che riguarda il modo in cui l’uomo e le macchine dovrebbero dialogare tra loro ad un livello completamente diverso da quanto visto fino ad ora. Abbiamo già accennato a questa visione nel nostro report dell’incontro del GDG Milano con Intel.

Quando si parla di sistemi di percezione computerizzati a livello di consumer, la memoria corre subito al Kinect di Microsoft: un sistema basato su una telecamera RGB e doppio sensore a raggi infrarossi. Scopo di questo dispositivo è quello di controllare la console di gioco Xbox 360 ed alcuni giochi creati appositamente per supportare questo tipo di controller.

La telecamera Intel RealSense 3D Camera è un’evoluzione di questo tipo di tecnologia. Il dispositivo, dalle dimensioni veramente ridotte, integra una telecamera 2D ed una telecamera 3D a colori con risoluzione di 1080p, in grado di interpretare la profondità dell’ambiente e degli oggetti. La risoluzione molto elevata consente ai software di distinguere il movimento delle dita e le espressioni facciali. La dimensione molto ridotta, inoltre, permette a questa tecnologia di essere integrata in un numero elevato di prodotti, come computer portatili e tablet, molti dei quali verranno resi disponibili nella seconda metà del 2014, da alcuni partner di Intel come Acer, Asus, Dell, Fujitsu, HP, Lenovo e NEC.

Personalmente, trovo questo tipo di tecnologie estremamente interessanti poiché se da un lato abbiamo macchine sempre più intelligenti, dall’altro lato si sente una carenza molto forte nel modo in cui ci interfacciamo con esse. Sicuramente l’aspetto tecnologico è importante ma, arrivati a questo punto, considero ancora più importante la ricerca di un linguaggio specifico, delle convenzioni se vogliamo, nella comunicazione uomo-macchina. La tecnologia può aiutare le macchine ad interpretare i segnali più sottili di un essere umano, come i movimenti sinuosi delle dita di una mano, lo sbattere delle ciglia o uno sbadiglio ad esempio. Tuttavia, solo delle convenzioni comuni possono davvero fare in modo che, a partire da una trasmissione ed una ricezione, si instauri una vera comunicazione. Ecco perché sono fiducioso rispetto a questo nuovo approccio. Intel non è un’azienda propriamente consumer, non produce insomma prodotti finiti destinati al mercato consumer, come Microsoft ad esempio. Intel produce strumenti che vengono poi integrati ed utilizzati per altri prodotti.

Non ho citato Microsoft a caso. Ritengo il loro Kinect un esperimento fallimentare nella costruzione di un linguaggio uomo-macchina, e non per motivi tecnologici. Il modo in cui il Kinect viene impiegato risulta qualcosa di innaturale, goffo, finanche falso. Questo perché, sebbene Microsoft abbia certamente avuto molto coraggio e debba prendersi tutto il merito riservato agli “apri pista”, ciò che si fa fare alle persone con il Kinect è qualcosa che non arricchisce dal punto di vista comunicativo l’uomo e la macchina, è qualcosa che, nella maggioranza dei casi, si potrebbe fare meglio con un joypad.

Molto interessante, a questo proposito, un articolo scritto da una software house che racconta l’impiego della tecnologia Intel RealSense 3D nello sviluppo di un gioco.  L’autore dell’articolo porta l’esempio della scena più iconica del film Minority Report, in cui Tom Cruise, braccia alzate e mani aperte, interagisce con il computer. Nel mondo reale questo non sarebbe affatto un modo efficiente di utilizzare un’interfaccia presumibilmente simile alla telecamera di Intel. Se non altro perché dopo pochi minuti le braccia di un essere umano medio inizierebbero a dolere in modo piuttosto fastidioso.

Concludendo quindi, personalmente ho molte aspettative per questo genere di tecnologie e per quella di Intel in particolare. Auspico solamente che gli sviluppatori studino delle convenzioni che rendano l’utilizzo di questi dispositivi davvero utile, piacevole e soprattutto naturale; quello che è stato lo swipe e il pinch to zoom per i dispositivi touch.
Una formalizzazione di questo tipo inoltre, potrà fungere da volano all’utilizzo di interfacce tipo RealSense 3D Camera, negli oggetti smart di uso quotidiano.

Fonte | Intel press release

 

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Gabriele Visconti Articolo scritto da

Editor in Chief per Engeene. Appassionato di Linux, FOSS, videogame e, da poco, di cucina. Parla quattro lingue ed ama leggere libri in lingua inglese.

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