Google Earth: La strada di casa

Di - 24 October 2013 - in
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Saroo Munshi Khan ha ritrovato la sua famiglia dopo decenni, grazie a Google Earth. Questa è la sua storia, romanzata dall’autore sotto forma di racconto. Dei professionisti ci hanno anche scritto sopra un romanzo vero.

Ho iniziato a scrivere questo racconto per almeno 15 volte. Senza mai andare più avanti dell’incipit. Asciugandomi di continuo le lacrime che solcavano il mio viso con il dorso della mano. Lasciate sfogare le emozioni sono riuscito ad arrivare, lentamente, con pazienza, alla fine della mia storia. Avevo 5 anni quando la mia vita cambiò così radicalmente che sfido chiunque a non commuoversi leggendola ora. Ma non vi preoccupate: io non sono Verga e non sono Ammaniti e questa storia ha un lieto fine. Grazie alla tecnologia di Google e alla perseveranza.

Era il 1986. Io, Saru, e il mio fratello maggiore, Guddu, ci mettevamo a chiedere l’elemosina. Io ero piccolo, all’epoca avevo 5 anni e Guddu 14. Così Guddu, per non farmi stancare, mi fa aspettare su un treno fermo. È lì che mi addormento. Di un sonno inquieto. Sogno rumori strani, che non avevo mai sentito, come di ferro che scorre sul ferro e come di ferro che colpisce il ferro. Non erano incubi, dopotutto ero con il mio fratello maggiore, cosa avrebbe potuto accadermi di male?

Lo scopro quando il treno si ferma. A Calcutta. A millecinquecento chilometri di distanza dal mio paese. Ma io ancora non lo sapevo dove fossi. Ne sapevo da dove arrivassi. Dopotutto avevo solo 5 anni all’epoca. Ho passato settimane a vagare per le strade di Calcutta, facendo l’elemosina, dormendo dove capitava, tanto che la strada ormai era la mia unica casa. Senza la mia famiglia. Senza il suo calore. Ma qualcuno, dopo un po’, si accorge di me e mi presta soccorso. Mi porta in un orfanotrofio dove vengo adottato da una famiglia australiana: i Brierley.

Anche se come Saroo Munsky non ho trovato la mia casa, come Saroo Brierley non ho smesso mai di cercarla. Con tenacia. Con la speranza che montava ogni volta che trovavo un indizio per poi squagliarsi e scorrere via quando l’indizio non portava a nulla. Oh quanti ne ho trovati di indizi errati, di false speranze, di disillusioni, ma qui non è certo il caso di elencarli. Perché ora, qui, ho altro da raccontarvi.

Devo aspettare il 2011 per andare avanti nella mia ricerca. Mi ero ormai quasi del tutto arreso. Non che trovare la mia famiglia non fosse più un obiettivo, solo che non era più il mio unico obiettivo: ne avevo anche degli altri, accumulatisi con gli anni mentre il dolore si leniva ma come una ferita che mai guarisce del tutto. Come una cicatrice ma perennemente aperta. Che ti punge, che si fa sentire, che ti tiene sveglio, che ti tiene all’erta. È proprio in quell’anno che scopro Google Earth. Frammenti di memoria, geometria, cartografia. Partendo da un vago, molto vago, punto di riferimento trovo qualcosa. Era come essere superman. Potevo andare lì e scattare mentalmente una foto e chiedermi: “Questo corrisponde?” e quando la risposta era “no” potevo continuare a perlustrare e a perlustrare e a perlustrare ancora. Mi ci è voluto uno sforzo di memoria che una vita comoda non può nemmeno immaginare per raccogliere dei frammenti, delle immagini, che corrispondessero ai miei ricordi. Mi ci è voluto molto tempo prima di trovare la mia città natale. Ma alla fine ho vinto. Ma alla fine l’ho trovata. La mia città. La mia famiglia. I miei affetti. I miei cari. Ora so dove sono.

Da quel momento comincio a risparmiare per il viaggio e l’anno dopo, nel 2012, mi imbarco. Partendo dall’Australia mi dirigo verso Khandwa, in India. È stato frustrante, sulle prime, rendermi conto che non si ricordavano di me o della mia famiglia. Ma non ero arrivato fino a lì per arrendermi alle prime difficoltà e alla fine qualcuno di me si ricorda e mi conduce a ricongiungermi alla mia famiglia. Non ve le racconto le lacrime di gioia, ve le lascio immaginare. Perché finalmente eravamo insieme.

Fonti | Google Blog | PenguinBooks

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Marco Buschini Articolo scritto da

Da sempre appassionato di informatica e di scrittura fonde queste due passioni collaborando con Engeene. L’attuale crisi economica lo condanna ad essere attualmente in cerca di occupazione stabile.

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