Ma perché sono stato bannato da AdWords?

Di - 21 January 2013 - in

Non io… inutile che vi siate catapultati in questo articolo per capire come sia riuscito a farmi cacciare. Fortunatamente è un evento al quale direi che giro piuttosto lontano; ma la lontananza è prudenza, conoscenza delle regole e lettura.
Non sono un caso isolato, diciamo che la grandissima maggioranza dei fruitori di AdWords non incappano in questi problemi, ma molti di questi hanno pure la fortuna di non avvicinarcisi neanche per caso.
Le normative di AdWords infatti hanno diverse rigidità e dipendono sia dalla specifica gravità che – ancor più pericoloso – dalla recidività.
Già, perché non c’è peggior sordo (o furbo) di chi non vuol sentire.
Come Top Contributor di AdWords ho spesso partecipato a discussioni nelle quali si diceva che un problema si era verificato “in buona fede“. La buona fede solitamente è: “non ho letto le istruzioni“. Bhé, scusate, ma questa non è proprio buona fede, è piuttosto incuria e avventatezza.
Già perché se AdWords ti banna, lo fa per sempre. Come i diamanti… solo che anziché arricchirti, ti impoverisce (perché non ti fa più guadagnare dal canale ads).
Diverso il discorso per coloro che invece operando anche nei regimi di legalità offerta dallo Stato, si sono scontrati con policies Google spesso trasversali. Del tipo: “ok in Italia si può, ma qui no“. Personalmente anche se comprendo il punto di vista degli (e mi ci metto anche io chiaramente) inserzionisti, direi che capisco pure quello di Google.
Senza niente togliere alle associazioni, ma spesso sono queste il grosso problema. Se – per fare un esempio – per un video su YouTube offensivo o lesivo nei confronti di un personaggio X (che poiché debole, è giusto e sacrosanto che venga difeso) ci deve rimettere Google come fornitore del servizio e non l’utente che pubblica il video, è naturale che Google agisca affinché sia una palese violazione la presenza di contenuti “non graditi”.
Io non ce li voglio perché poi se succede qualcosa, tanto danno la colpa a me.
Avete presente la classica scritta: “per colpa di qualcuno, non si fa credito a nessuno”? Mica vi mettete a litigare col barista. Semplicemente cambiate bar. Qui il problema è che talvolta il bar non si può proprio cambiare.

All’ultimo Summit di Mountain View siamo stati intrattenuti per una buona ora da due ingegneri del calibro di David W. Baker e Laura Werner, il primo direttore tecnico del reparto pubblicità di Google, la seconda responsabile dello sviluppo di sistemi automatici per la classificazione degli annunci e l’individuazione delle violazioni delle norme.
Gran parte del loro lavoro si riassume in questa suggestiva infografica: Ads Security: 2012 Retrospective.

Alla luce di questo, la regola numero uno è fare sempre un salto prima nella pagina delle normative di AdWords! Ma ove questo sia stato fatto è bene capire quali sono i punti più ostici da tenere sotto controllo e – quindi – da analizzare proattivamente.

In sostanza i terreni più insidiosi sono 3:

1) I link esterni: qui ci cascano in molti e forse è uno degli esempi che più si presta all’effettiva presenza di buona fede da parte dell’inserzionista. Non tutti i circuiti sono come AdSense che monitorizza la qualità delle inserzioni. Spesso capita che la vetrinetta con i link si trasformi nell’arco di poco tempo in un portale tipo Stargate che porta verso mondi inesplorati e malvagi… pieni di trappole. Quindi attenti, prima di tutto perché Google non gradisce i siti ponte, e secondariamente perché dovete avere la certezza di poter padroneggiare quasi al 100% i propri contenuti. Un solo link ad un sito “canaglia” significa avvertimento e poi, se recidivo, ban!

2) Le false promesse: di tutti i tipi, per fare un esempio “mangia questo e diventi più bello, più ricco e più forte“. Non si può, a meno che non sia insindacabilmente e scientificamente possibile. Non usate foto truffaldine, come ad esempio “se usi questo prodotto diventi così“. Non dite “se compri il mio libro diventi miliardario“. Insomma, non prendetevi gioco degli utenti. E’ troppo facile dire che c’è sempre il pollo che ci casca, ma proviamo per una volta a metterci dalla parte del “pollo”. Dà fastidio, no? E allora perché farlo? Proponete in modo chiaro ed esaustivo i contenuti del vostro prodotto e/o servizio, non regalate promesse, ma garantite professionalità. I risultati arriveranno comunque e fidelizzerete meglio!

3) La tutela dei marchi: questo è terreno insidioso, perché i marchi vengono preservati giornalmente. Se avete dubbi fate una ricerca e cercate di capire se altri utenti stanno pubblicizzando lo stesso marchio sopratutto ricordando che non si può mettere un nome protetto nell’annuncio (ma si nell’URL di visualizzazione!). Non usate mai formule in misspelling. Cioè, se è bloccato l’uso del termine “Pippo”, non scrivete “Pipp0” (usando nell’esempio che ho fatto lo ZERO invece della “o”).

E quindi che dire… un bel poster con quell’infografica ed un link nei preferiti di ogni browser che punti alla pagina delle normative, risolveranno il problema riducendo il numero dei blocchi nel 2013? Probabile perché sicuramente stando ai dati il fenomeno è in forte calo. Inserzionisti avvertiti ed utenti tranquillizzati? Staremo a vedere.

 

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Andrea "Blubit" Testa Articolo scritto da

Andrea "Blubit" Testa lavora come consulente per la pubblicità online dal 1993 e si è specializzato nelle campagne SEM dalle prime piattaforme di keyword advertising in pay-per-clic. E' Top Contributor di Google AdWords dal 2010.

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