Mirror API – Contatti e condivisione su Google Glass

Di - 9 May 2013 - in
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Dopo aver parlato delle card ed aver introdotto il sistema di notifica, vediamo qui una delle principali applicazioni di questo sistema: la condivisione.

Come abbiamo visto, una delle azioni predefinite per i menu delle card è SHARE. Tale azione rimanda direttamente alla card dei contatti, dove si può scegliere uno dei propri contatti. Scegliendo un contatto o un gruppo, l’elemento della timeline verrà condiviso con chi vogliamo, facendo comparire anche sui loro terminali la card che vediamo.

Le applicazioni per Glass, infatti, oltre che alle card da loro create, possono accedere anche alle card create su altri terminali ma poi condivise.

I contatti possono essere facilmente creati inviando via POST la loro rappresentazione JSON all’endpoint /mirror/v1/contacts. La risposta conterrà di nuovo la rappresentazione del contatto, compresi i campi generati automaticamente dal sistema.

Un esempio di richiesta è:

POST /mirror/v1/contacts HTTP/1.1
Authorization: Bearer {auth token}
Content-Type: application/json
Content-Length: {length}

{
  "id": "harold"
  "displayName": "Harold Penguin",
  "iconUrl": "https://developers.google.com/glass/images/harold.jpg"
  "priority": 7
}

Il campo id sarà quello che identificherà univocamente l’utenza (non è chiaro se coinciderà con il nome utente del contatto Google attuale), mentre il campo priority riguarda l’ordinamento dei contatti: piú la priorità è alta, piú verranno mostrati in cima alla lista.

I contatti aggiunti dalle applicazioni e non dal sistema andranno poi abilitati dall’utente attraverso una funzione apposita, e sarà quindi necessario consigliare di farlo.

Questa funzione apparentemente cosí semplice, è probabilmente la piú interessante e innovativa funzionalità di questo dispositivo. Mostra come l’interfaccia di Glass faccia completamente a meno della cornice delle applicazioni, concentrandosi esclusivamente sui contenuti, che sono tutto ciò che è possibile vedere.

I contenuti possono poi essere ricondivisi, dando l’idea di star condividendo con altri un’istanza dell’applicazione, piú che un dato. Già fare una foto e condividerla è diverso da fare una foto e inviarla poi per posta attraverso un’altra app. Si immagini quindi la condivisione di contenuti piú ricchi, di vere e proprie schermate interattive di applicazioni: orari di treni, eventi di calendario, note arricchite di Evernote (molto piú potenti di SMS o chat), mappe con indicazioni stradali, appuntamenti e tutto quello che si può facilmente immaginare.

Trovo che questa caratteristica sia di gran lunga piú affascinante di cose apparentemente piú accattivanti come la possibilità di fare hangout mostrando ciò che si sta vedendo, cosa assai sbandierata nei promo con tutto il suo aspetto fantascientifico.

Finora, con gli smartphone, siamo in grado di comunicare attraverso semplici testi via sms e chat, testi un po’ piú ricchi via email o social network, audio e video via telefonate o videochat. Creare un dispositivo che fa queste stesse cose, ma con un proiettore come schermo, sarebbe stato tecnologicamente interessante, ma superfluo e non innovativo.

La condivisione delle card è invece quello che fa di Glass un sistema di comunicazione del tutto nuovo, che permette di condividere contenuti arricchiti dal fatto stesso che un’applicazione li circonda, pur non vedendosi. Questo elemento di novità si riflette nella principale novità architettonica, che è questa struttura analizzata negli articoli passati, che impone alle applicazioni di vivere su cloud, e non sui dispositivi. Solo cosí si possono svincolare completamente i contenuti dal dispositivo sul quale sono generati.

Insomma, sí, lasciamoci affascinare dal proiettore, ma non è questo che rende potente questa nuova tecnologia, e non sarà questo che le permetterà un eventuale successo. Il proiettore serve solo a completare l’immediatezza e la naturalezza d’uso di questo dispositivo che si trova ad essere il primo social network di questo genere.

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Lorenzo Breda Articolo scritto da

Studente di Informatica a Roma, si occupa di programmazione web sopratutto lato server, e di accessibilità del web. Utilizza e ama Debian GNU/Linux, e si interessa di fisica, fumetto, trekking e fotografia (gli ultimi due possibilmente abbinati). Collabora con Googlab da aprile 2012.

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