Nuove features in AdWords per i video

Di - 4 February 2013 - in

E’ recente notizia (30 gennaio) che Google ha rilasciato nuove features per la misurazione del rendimento delle campagne video. Tutto nasce da un’insolita classificazione delle stesse però, che sotto certi punti di vista mi sentirei di contestare pacatamente.
“AdWords for Video”, cioè la pubblicazione di video sulla base di targetizzazioni diverse sul circuito YouTube, nasce infatti da una vecchia impostazione del canale display. Nasce cioè per fare brand awareness. In realtà le piattaforme di awareness, che poi servono per fare “popularity” e per misurare “personality” ed “equity” nascono da un’impostazione primordiale, elementare e molto marketing anni ’80.

Se marketing oggi è profilo e gli strumenti Google aiutano a migliorare i profili – ricordiamo che sono stati addirittura introdotti i targeting demografici per sesso ed età, che uniti al targeting per località davvero scansionano chirurgicamente i nostri potentials. In sostanza possiamo scegliere età, sesso, gusti, località di un profilo. E poi allora perché tutto si riduce a: “adesso vi insegniamo come fare awareness”. Awareness? Bhé, non capisco se è una sottotraccia per lavorare in low-profile, ma qui un’azienda seria deve andare in produzione, oltretutto su un circuito YouTube dotato di un suo “SERP”, dove i video nascono anche da una risposta scaturita da una query.
Chiaro… a differenza della ricerca pura, su YouTube è implicita percentualmente parlando, una quantità di ricerche ludico-informative, ma anche ove vi fosse una percentuale scarsa di potenziale produttività, bhé, attacchiamola. No?

Spettatori unici e Frequenza media di visualizzazione
Report utile di Facebookiana memoria (annunci sponsor), dicono in sostanza a prescindere dalle visualizzazioni quante volte lo stesso utente ha visto l’annuncio.
Ottimizzare per conversioni è invece un dato tipicamente produttivo, dove di fatto si cerca di capire in che modo gli utenti che hanno visto il video, abbiano tradotto la “visualizzazione” in un’azione. Si entra dunque nel merito della conversione reale e delle percentuali produttive di tradizionale memoria.

Più visite? Far crescere l’audience? Ancora assalti alla baionetta verso il profilo che però risiedono più tipicamente nelle caratteristiche più tipicamente cinematografiche del prodotto. Quanto traffico porta il video e quanto di questo poi è dirottato verso il rispettivo canale YouTube?
E per finire il “GeoMap”: cioè “dove si trovano fisicamente gli utenti che hanno visualizzato i miei video?” Report di Analyticsiana memoria.

Insomma, alla fine della lettura risulterà quasi in contraddizione l’elenco di features produttive rispetto a quanto definito all’inizio. In sostanza siamo sicuri che le implementazioni siano solo lato Awareness? Io credo di si, ma per un difetto di uso degli advertiser. E’ chiaro poi che nel momento in cui vengono prodotti dei dati, questi debbano necessariamente essere tradotti in ROI. Ed in questo contesto possiamo rigirare la frittata. Potrebbe essere una tattica per portare – gradualmente – l’attenzione da “ora fai recruiting e domani inizia a vendere“.
Ecco, così mi piace di più. Anche perché seppur in sordina la vera modifica epocale nella reportistica è il nuovo segmento di analisi: “Segmenta per dispositivo”. Ecco… come reagiscono diversamente utenti che visualizzano i nostri video, annunci, ricerche a seconda del diverso dispositivo?

Bene, adesso che spero di aver suscitato curiosità, a meno che non siate produttori cinematografici, vi invito a capire – o meglio a riscoprire – le reali potenzialità di una campagna Video su AdWords / YouTube. Mettiamo da parte l’Awareness. Poiché è possibile, proviamo a vendere.

 

Via | Blog AdWords

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Andrea "Blubit" Testa Articolo scritto da

Andrea "Blubit" Testa lavora come consulente per la pubblicità online dal 1993 e si è specializzato nelle campagne SEM dalle prime piattaforme di keyword advertising in pay-per-clic. E' Top Contributor di Google AdWords dal 2010.

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