Obama canta, YouTube rimuove il video. Poi ci ripensa.

Di - 22 July 2012 - in

La guerra che le case discografiche americane conducono contro la pirateria musicale miete molte vittime ed è un’azione che ormai dura da anni, almeno da quando le majors della musica si sono viste piombare fra capo e collo Napster, il progenitore dei sistemi per la condivisione (al 90%) illegale di musica contenuta in files MP3. Questa guerra, però, spesso miete anche vittime innocenti che mai hanno scaricato personalmente audio pirata o, peggio, che nulla hanno a che fare con tutta questa faccenda. L’aspetto grottesco è che talvolta questo sistema di colpire nel mucchio porta a risultati a volte anche ridicoli, dato che si finisce col colpire persone al di sopra di ogni sospetto. Se fosse una vera guerra, condotta da militari, quelli userebbero la definizione “effetti collaterali”. Collaterali sì, ma l’effetto ridicolizzante degli esiti è sempre lì, sotto gli occhi di tutti.

Adesso a fare le spese della recrudescenza della lotta alla pirateria multimediale (che ha assunto questa definizione da quando YouTube è divenuto uno dei canali principali per la condivisione di materiale audio/video/televisivo coperto da diritto d’autore) è niente meno che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, finito in una vicenda dai contorni poco chiari.

Nel corso della settimana quattro video sono spariti da YouTube, tutti con Obama protagonista. Si tratta di una serie di spot elettorali messi online dallo staff di Mitt Romney (il concorrente di Obama nella corsa alla Casa Bianca): in uno in particolare appare Obama che canta una canzone di Al Green. L’intento era mostrare Obama troppo amichevole nei confronti dei finanziatori della sua campagna elettorale e, invece, a drizzare le antenne è stata la casa discografica BMG (detentrice del copyright di quella canzone) che ha utilizzato gli strumenti per la tutela dei diritti che lo stesso YouTube mette a disposizione.

YouTube, interpellato dal sito Ars Technica non ha spiegato molto di quanto accaduto, dichiarando soltanto che ogni volta che ricevono la notifica su relative violazioni di copyright, il sistema provvede a rimuovere il video “incriminato” e all’utente che ha caricato il filmato è data la possibilità di contestare la rimozione e di esporre le proprie ragioni; il portavoce di YouTube, inoltre, ha aggiunto che è lo stesso YouTube a ripristinare i filmati in casi in cui sia manifesta l’assenza di violazioni del diritto d’autore.

Ora i quattro video con Obama protagonista sono nuovamente online. Cos’è successo, quindi? Non è dato saperlo. L’unica certezza è che il sistema di contestazione e contro-contestazione di YouTube non è proprio un gioiello di perfezione. Lunga è la lista di “incidenti”, fatta di rimozioni di filmati in cui era persino assente la benché minima musica, così come sono numerosi i casi in cui le agenzie per la gestione dei diritti per conto di case discografiche rimuovano in blocco una mole considerevole di filmati caricati da utenti: in quest’ultimo caso ogni tentativo di revisione della decisione inoltrato dagli utenti è stato vano e questi si sono visti respingere tutte le istanze. Pare, infatti, che tali richieste di revisione non siano esaminate da YouTube ma direttamente dallo stesso soggetto che ha fatto rimuovere il materiale. Praticamente, come se si chiedesse all’Agenzia delle Entrate se possiamo rifiutarci di pagare le tasse, insomma.

A questo punto verrebbe da chiedersi perché il sistema a tutela del copyright di YouTube non si limiti ad applicare la legge vigente. Negli USA, per esempio, è in vigore il Digital Millennium Copyright Act (DMCA) che prevede l’invio di una formale richiesta di oscuramento del materiale video e la possibilità di contestazione attraverso un’altrettanto formale atto di contestazione da parte del soggetto che ha pubblicato il materiale oggetto di disputa. Attraverso la procedura formale del DMCA, le majors smetterebbero di abusare degli strumenti di autotutela di YouTube poiché sarebbero costrette ad agire davanti all’autorità giudiziaria per ogni singola ipotesi di violazione di diritti d’autore e la partita si giocherebbe ad armi pari.

Via | Ars Technica

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Matteo Luigi Riso Articolo scritto da

Avvocato, programmatore, geek tutto in uno. Una passione smodata per la tecnologia e l’informatica, avido utilizzatore di Google e Android. La sua missione è divulgare e far comprendere la tecnologia e gli aspetti ad essa connessi.

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