Oracle non ci sta e impugna la sentenza da 4 milioni di dollari

Di - 5 October 2012 - in

Come molti ricordano, nel mare magnum delle guerre sui brevetti vi è un filone che interessa il mondo Android (e non solo) poiché potrebbe costituire un attacco al cuore del sistema: il copyright sulle API di Java che Oracle afferma di possedere in conseguenza dell’acquisizione di Sun Microsystem, l’azienda che ha inventato Java. Oracle, infatti, ritiene che Google utilizzi alcune API di Java abusivamente all’interno del codice sorgente di Android, in uno slancio da “patent troll” tale da ricordare più il modus operandi  di altre aziende americane fondate da cari amici di Larry Ellison, CEO di Oracle.

Fare una guerra sui brevetti, però, non è cosa alla portata di tutti: c’è chi lo fa con raziocinio e costanza e c’è, invece, chi si lancia in una vera e propria crociata senza nemmeno informarsi prima delle probabilità di successo nell’azione. E’ proprio il caso di Oracle che si è vista tornare in faccia come un boomerang la prima azione legale contro Google ed è stata condannata a pagare 4 milioni di dollari in spese legali perché, in aula, prima di tutto è prevalso il buon senso ed è stato correttamente applicato il principio del fair use. Giova ribadirlo: è il principio giuridico previsto dall’ordinamento americano sui brevetti e consente a terzi di utilizzare un processo tecnico-industriale brevettato liberamente se questo è un mero componente di un processo tecnico-industriale più ampio, per il quale la parte brevettata non è necessaria al suo principale funzionamento.

La sentenza è chiara: su 37 API di Java, solo il 3% è stato usato da Google in Android e, sebbene la sentenza stabilisca che nessuno può usare le API di Java gratuitamente, quelle usate specificamente da Google lo sono grazie al “Copyright Act” (che, appunto, prevede il principio del fair use). Risultato? Google condannata a pagare appena 300 dollari per 9 righe di codice in Android e Oracle a pagarne 4 milioni alla controparte a titolo di rimborso delle spese legali.

Oracle però non ci sta e si affida all’avvocato Michael Jacobs dello studio legale Morrison & Foerster, studio associato che già in passato ha tutelato Apple nella causa contro Samsung che ha portato alla condanna dell’azienda coreana al risarcimento di 1 miliardo di dollari. L’avvocato Jacobs, dunque, ha inoltrato l’appello alla Corte Distrettuale della California – ma guarda un po’?! – e sarà là che si giocherà il secondo tempo della partita, con un nuovo giudice e una nuova giuria.

Via | Android Authority 1 | Android Authroity 2

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Matteo Luigi Riso Articolo scritto da

Avvocato, programmatore, geek tutto in uno. Una passione smodata per la tecnologia e l’informatica, avido utilizzatore di Google e Android. La sua missione è divulgare e far comprendere la tecnologia e gli aspetti ad essa connessi.

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