Particolari su una funzione dei Glass che minerebbe la privacy

Di - 8 April 2013 - in
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Fin da quando è stato presentato al mondo, l’anno scorso, c’è stato un prodotto che ha attirato l’attenzione del pubblico più di ogni altro dispositivo tecnologico finora realizzato: il Project Glass. Google ha investito molto nel progetto, tanto da affiancarlo ad alcuni eventi simbolo della cultura moderna, come la settimana della moda di New York. Le funzioni annunciate sono state raffinate e diventate reali, come dimostrato da alcuni video che mettono bene in mostra la carica tecnologica dei Glass. Nel prossimo futuro si pensa, oltre allo sviluppo di app dedicate, anche all’implementazione di alcuni brevetti che consentirebbero di interagire in un modo del tutto nuovo con gli elementi reali. Come ogni rivoluzione che miete delle vittime accidentali (danni collaterali), anche gli occhiali made in Google potrebbero avere un risvolto della medaglia, determinante al giorno d’oggi: la privacy. Sebbene non siano stati ancora commercializzati, molti si sono già schierati ed hanno preso posizione critica nei confronti di questo dispositivo. Un bar di Seattle ha da poco vietato ai suoi frequentatori l’uso del computer indossabile. Addirittura un intero stato degli USA come la Virginia, sebbene per un motivo diverso e solo quando si è alla guida, minaccia di bandirne l’uso.

Le ultime notizie non potrebbero far altro che compattare ulteriormente questo fronte contrario all’utilizzo dei Glass. Questa volta è incriminata la funzione Life Bits che in pratica registra chiunque e qualunque cosa rientri nel campo visivo dell’utilizzatore degli occhiali. Questa nuova funzionalità consente di identificare facilmente alcuni oggetti reali all’utente, effettuando dei confronti con il materiale reperibile online. L’aspetto problematico è legato alla mancanza di legislazione in materia: chi è il proprietario dell’informazione? Chi indossa gli occhiali, chi viene ripreso o il proprietario dei server in cui vengono archiviati i dati? Un algoritmo simile a Life Bits è già stato utilizzato in altri progetti, come MyLifeBits o Memoto. Mai prima d’ora, però, si era pensato di utilizzare queste informazioni in correlazione a quelle presenti su internet; Mark Zuckerberg ha più volte manifestato l’interesse per il prodotto realizzato a Mountain View. Inoltre, non appena il riconoscimento facciale sarà maturo abbastanza, chiunque indossi un dispositivo del genere sarà un piccolo occhio del Grande Fratello.

Chi è contrario all’utilizzo dei Glass fa notare anche il tentativo di alcuni governi di controllare non soltanto l’informazione ma le vite stesse dei cittadini. La controparte cinese di Google, Baidu, ha confermato che sta progettando un clone degli occhiali americani (Baidu Eye). Nonostante tutte queste teorie mirino a demonizzare i Glass come distruttori della privacy, da molto tempo, ormai, si è di fatto rinunciato a parte della protezione offerta alla propria sfera privata per connettersi con persone lontane, più o meno conosciute. Anche un semplice indirizzo email potrebbe essere utilizzato per controllare l’utente; soltanto l’informazione, scevra da ogni manipolazione potrà fornire gli strumenti corretti per affrontare al meglio le sfide tecnologiche future.

Via | AccessNow

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Emanuele Boncimino Articolo scritto da

Web designer, sviluppatore, tech specialist ed Android Guru: sono gli obiettivi che vorrebbe raggiungere nel lungo termine. Mantiene un ottimo grado di conoscenza del mondo racimolando news estere. Sempre alla ricerca di sfide che possano nutrire la propria mente: Engeene è tra queste.

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