Passaggio ad IPv6 – di cosa si tratta

Di - 7 June 2012 - in

Nella giornata di ieri, tutti i principali siti Internet hanno cominciato ad accettare le connessioni IPv6, segnando una giornata fondamentale nella storia di Internet. Vediamo bene di cosa si tratta.

Quando vennero scritti i protocolli alla base di Internet, si immaginava una rete di poche macchine da far comunicare tra loro. Intuite le potenzialità della cosa, quando venne il momento di studiare come identificare ogni macchina in rete, i progettisti crearono una forma di indirizzamento molto sovradimensionata, chiamata indirizzo IP. Nella versione 4 del protocollo, la versione, da subito utilizzata su larga scala, prevedeva indirizzi composti da quattro byte, ovvero sostanzialmente da quattro cifre tra 0 e 255.

Un indirizzo cosí strutturato permette di collegare circa quattro miliardi di macchine, un po’ meno a causa del fatto che alcune classi di indirizzi sono riservate. All’epoca ci si chiedeva se avesse senso rendere disponibili cosí tanti indirizzi (piú l’indirizzo è lungo e piú occupa spazio e tempo nella trasmissione, spazio prezioso se la trasmissione è lenta) per un piccolo esperimento quale era Internet

Grazie alla sua grande semplicità implementativa, il protocollo IP si è diffuso molto e molto rapidamente, fino ad avere un vero e proprio boom nella seconda metà degli anni 90, quando con la diffusione del Web, servizio che gira su Internet e che ha avuto un successo impressionante, moltissime persone si sono trovate ad avere in casa un computer connesso ad Internet con il suo indirizzo IP.

Nel frattempo sono state ideate delle soluzioni che permettono a piú macchine di utilizzare lo stesso indirizzo IP, creando di fatto delle sottoreti collegate alla grande rete Internet come se fossero una singola macchina (è cosí che funziona il router che avete in casa, o un access point WiFi), e questo ha permesso al sistema di sopravvivere al secondo boom, a metà anni 2000, quando si sono cominciati a collegare ad Internet anche una grande quantità di dispositivi portatili.

Nonostante queste soluzioni però, in un mondo con due miliardi e mezzo di persone che utilizzano Internet e con circa undici miliardi di dispositivi connessi, quei quattro miliardi di indirizzi cominciano a stare strettini. L’IANA, l’organizzazione che si occupa di assegnare i blocchi di indirizzi a chi fornisce servizi Internet agli utenti, ha piú volte lanciato l’allarme: gli indirizzi stanno finendo, Internet rischia di non poter crescere piú di cosí.

Si è quindi elaborata una nuova versione del protocollo IP, la versione 6, che ha come principale novità un sistema di indirizzamento completamente diverso, nel quale l’indirizzo è composto da 128 bit, divisi in 32 cifre comprese tra 0 e 16. Un tale formato permette di avere un numero di indirizzi diversi fisicamente impossibile da raggiungere. Parliamo di 3,4×1038, ovvero 34 seguito da 37 zeri. Per chiarire il “fisicamente impossibile”, in sostanza se riempissimo ogni metro quadrato della superficie terrestre con seicentomila miliardi di miliardi di macchine e assegnassimo ad ognuna un indirizzo, avremmo ancora centinaia di miliardi di indirizzi disponibili.

Con i mezzi di trasmissione estremamente capaci che abbiamo oggi, ci si può tranquillamente permettere di sovradimensionare in modo pesantissimo lo spazio degli indirizzi, rendendo impossibile l’avere problemi in futuro.

Ma cosa è successo ieri? Dopo una giornata di test effettuata lo scorso anno, da ieri i principali siti Internet, pur continuando a supportare IPv4, inizieranno ad essere disponibili ad un indirizzo IPv6 e a rispondere a richieste effettuate con il protocollo IPv6.

In questo modo si apre la strada ai produttori di apparecchiature per Internet (router, soprattutto) e ai fornitori di servizi Internet per iniziare a fornire servizi e hardware che supportino solo la versione 6 del protocollo (lato hardware fare oggetti che supportino entrambi i protocolli è poco pratico) dando la possibilità ad Internet di crescere ancora.

Per la transizione completa ci vorrà molto tempo, le infrastrutture da modificare sono moltissime e i costi spesso non sono bassi. Al momento, in Italia, la diffusione è sotto l’un percento. In Asia, che già da tempo ha finito gli IP assegnati a causa della grande crescita economica e tecnologica, si prevede un’adozione molto piú veloce che da noi, che avrà grandi effetti sullo sviluppo di Internet dalle loro parti.

Chi non è connesso ancora tramite IPv6 non dovrà preoccuparsi: il supporto ad IPv4 sarà mantenuto ancora a lungo. Per rassicurare gli utenti, Google ha disposto una pagina di test che permette di sapere se ci siano problemi di qualche tipo nel passaggio. Difficile però che si rilevino problemi; in Italia l’unico problema che mi viene in mente è l’utilizzo di un sistema operativo molto (ma molto) vecchio.

Vinton Cerf, considerato il padre di Internet essendo ideatore del protocollo IP, illustra molto chiaramente dal suo particolare punto di vista cosa stia succedendo, in questo video (sottotitoli disponibili in inglese, francese e altre lingue):

Da ieri, quindi, siamo nella Internet del futuro, una Internet che potrà senza problemi accogliere la sempre crescente diffusione di smartphone e dispositivi portatili, una Internet a cui potremo veramente, nei prossimi anni, collegare qualunque dispositivo troviamo la necessità di collegare, senza temere la saturazione del sistema. Ogni limitazione tecnica è ormai caduta.

Benvenuti nel futuro della Rete!

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Lorenzo Breda Articolo scritto da

Studente di Informatica a Roma, si occupa di programmazione web sopratutto lato server, e di accessibilità del web. Utilizza e ama Debian GNU/Linux, e si interessa di fisica, fumetto, trekking e fotografia (gli ultimi due possibilmente abbinati). Collabora con Googlab da aprile 2012.

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