Pegman, lost in Bari

Di - 5 December 2012 - in

Posso tranquillizzarvi: mentre scrivo PegMan – l’omino di Street View – è regolamente al suo posto di lavoro e aiuta milioni di persone a visualizzare le strade con il solito pregevole impegno.

Tuttavia la notizia diffusa su Google+ ieri mattina ha sconvolto per alcune ore migliaia di affezionati utenti Google: il presunto furto nel centro di Bari una Google Car, una delle auto adibite a fotografare vie di tutto il mondo per rendere più realistica l’esperienza di navigazione mediante il servizio Streeet View.

Non basta. La prova di tale efferato crimine è di quelle che lasciano senza fiato e dimostrano, una volta di più, la potenza di una rete internet sempre più presente e capace di raccontare ogni singolo dettaglio delle nostre vite:

 Il Google driver, un uomo di 28 anni era sceso a prendere un caffè [...] quando due giovanissimi mariuoli sono saltati dentro [...] la polizia ha ritrovato la macchina abbandonata, ma senza la preziosa attrezzatura. Un testimone ha visto i due caricare la strana colonna su uno scooter, che poi è andato via zigzagando a causa del peso che sbilanciava i due, in direzione del centro storico. Poche ore dopo Google Maps registrava le variazioni di traccia visibili a tutti con l’ausilio di Pegman.

PegMan, lost in geolocalization, riassumiamo i punti salienti:

  1. Una Google Car viene lasciata in doppia fila a Bari con le chiavi in bella vista sul cruscotto;
  2. L’auto viene rubata, poi abbandonata, non prima di averla privata dell’attrezzatura fotografica completa;
  3. Testimoni dichiarano di aver visto i due geni del crimine “zigzagare” per le vie del centro storico su uno scotter con in braccio una strana e ingombrante attrezzatura;
  4. L’apparecchiatura continuava a segnalare i propri spostamenti minuto per minuto, fotogramma per fotogramma, e Google Maps ha subito pubblicato tale percorso all’interno del proprio servizio Street View.

Mentre mi domando quale di questi punti sia più intrigante proporre a Giacobbo per una puntata speciale di ‘Voyager’ la notizia è già in viaggio: blogger più o meno noti e giornali più o meno locali la stanno rimbalzando nella rete ormai da ore.

Pubblico la notizia su Google Plus con una certa perplessità.

Durante la discussione emergono alcuni aspetti piuttosto significativi:

  • la Google Car era stata fotografata a Bari ad Agosto 2012
  • il primo articolo a citare la notizia è del 22 novembre scorso e fornisce fin troppi dettagli, come l’età dell’autista
  • tale articolo è pubblicato sul blog di un fotografo certificato Google Business Photos, un programma di Google per costruire un’esperienza virtuale all’interno degli esercizi commerciali;

L’impressione di un gran bello scherzo si fa strada: decido di approfondire e mi metto sulle tracce dell’omino rapito navigando lo strano dedalo di stradine disegnato sulla Google Map, scoprendo in pochi minuti due informazioni definitive:

gli scatti di Street View risalgono al 2009 – fa fede la didascalia riportata da Google Maps sotto ogni immagine di Street View: se non bastasse qui vedete un fermo immagine catturato su un portone lungo il percorso:

un cartello fotografato da Street View

clicca sulla foto per visualizzare l'immagine in Street View

Per giunta mezzi con cui Google fotografa le nostre città hanno una caratteristica in comune con noialtri mortali: si riflettono negli specchi e nelle finestre!

Il Google Tricycle riflesso su una finestra

clicca sulla foto per visualizzare l'immagine in Street View

Ed ecco che in poco tempo e usando informazioni e immagini sotto gli occhi di tutti possiamo concludere che:

  • le immagini di Street View risalgono a quasi quattro anni fa
  • sono state regolarmente scattate mediante un Google Tricycle, una bicicletta a tre ruote che monta una pesantissima apparecchiatura fotografica (il tutto pesa 250 libbre, 113 chilogrammi). Molto difficile da caricare in scooter.

Non c’era nessun furto, nessun autista molto distratto, nessuno mariuolo. C’era, questo è vero, uno stranissimo percorso segnato su una Mappa Google e, anche questo, è in corso di verifica. (Il “fenomeno” è visibile qui - http://goo.gl/maps/pcEz8 – trascinando l’omino sulla mappa)

Credibile, contestualizzato, sorprendente, virale!

Immaginiamo che qualcuno, utilizzando abitualmente Google Street View, un giorno scopra che il percorso fotografico all’interno dei bellissimi vicoli del centro storico di Bari non corrisponde affatto alla cartina stradale ma somiglia piuttosto ad uno spago attorcigliato da un gatto. Alcuni tratti di quel percorso finiscono addirittura in mare, mentre le fotografie corrispondenti mostrano stradine, caseggiati, portoni (ma nemmeno una pozzanghera). L’esperienza di una situazione assurda accende l’immaginazione e da qui il passo è breve a raccontare una storia, magari condita di circostanze avventurose.

Attenzione: non so se sia andata proprio così, anch’io sto inventando una storia che interpreta l’accaduto, fino a prova contraria.

Poi, un mattino di dicembre, la notizia diventa “virale”: in qualche modo il link a quell’articolo viene pubblicato da altre fonti, forse prima sui social network, forse su un blog o un giornale locale. Gli elementi per scatenare un fenomeno di diffusione ci sono tutti:

  • Approccio plausibile: la notizia è credibile a prima vista, c’è perfino il riscontro sulla Google Map;
  • Contesto verosimile: il centro di Bari – almeno fino a qualche anno fa aveva fama di zona malfamata – e il meridione, purtroppo, è considerato sinonimo di certi episodi;
  • Scatenamento della meraviglia:il protagonista che interpreta la vittima è Google, la grande azienda personificata nell’omino di in uno dei suoi servizi più affascinanti, Street View; il gigante che cade, la rete in balia di piccoli criminali in motorino e che, in qualche modo, reagisce documentando di sua iniziativa la loro fuga sul web.

L’emozione, vero motore di questa vicenda, è servita e i social network qui sono il veicolo che facilita la diffusione azzerandone i tempi: consentono alle persone di scambiare l’informazione in modo istantaneo, leggendo i commenti e le reazioni condivise da altri; permettono ai blog e ai giornali di cavalcare un crescendo esponenziale di attenzione verso quel racconto che in poche ore monopolizza l’attenzione creando una visibilità potenzialmente monetizzabile.

È nato un meme?

Francamente e con un certo ottimismo vi dico che non credo che la Comunicazione sia destinata a cambiare rispetto ad oggi: i social network, i Media, internet, veicolano le cose che noi ci mettiamo dentro e, nella loro fredda e ineguagliata velocità mettono a nudo cose che desideriamo e che ci rappresentano.

La maggioranza delle persone non cerca nelle informazioni i dettagli, la precisione, i riscontri. Le persone non ricercano l’informazione ma il fenomeno che la origina: lo scambio, il dialogo e l’emozione che da questi si può ricavare. Importa poco il modo in cui quell’informazione è ottenuta e praticamente nulla la sua riscontrabilità.

L’importante è che ci sia qualcosa di cui parlare, caro, vecchio Oscar Wilde!

I media grandi e piccoli vivono in gran parte grazie a questo: le informazioni verificate non vendono bene quanto le cazzate: sono più lente, più precise, costose, meno appetibili come emozioni fast-food. Internet è il nostro specchio virtuale e non mi meraviglia che, tra i più grandi “trend” della rete in assoluto ci siano il “porno” e i “lol-cats”. Sesso e gattini. Piacere e risate.

Consapevolezze conclusive

Le emozioni sono il più antico Media di Comunicazione e ancora il più immediato e facile da scambiare.  Le persone per la maggior parte si connettono in rete per comunicare stati d’animo, esperienze personali e, solo in minor parte, informazioni. Non a caso sul web stiamo iniziando ad analizzare la dimensione del sentimento emotivo creato da un post o da un articolo: dal semplice like tra poco avremo il dislike, il want, il disagree e molto altro ancora.

Le informazioni con un valido riscontro rimangono le più auspicabili per costruire una vera società dell’informazione e non del rumore di fondo e della chiacchiera indistinta; per questo motivo costruire contenuti coerenti e ben collegati ai fatti a cui si riferiscono è una qualità che mi aspetto in ogni professionista che come me si occupa di Comunicazione web.

Qualcuno ha inventato una storia. Presto si è scoperto il trucco e qualcosa rimane ancora in attesa di una spiegazione. Moltissimi, incluso il sottoscritto, se la sono spassata raccontandola. La rete mi piace soprattutto per questo: è un luogo dove il divertimento viene preso sul serio.

Aggiornamento – 6 dicembre 2012

Poche ore dopo la pubblicazione di questo articolo ho ricevuto questo messaggio su uno dei miei profili on line:

Sono l’autore inconsapevole della bufala di bari, nel senso che non sapevo fosse uscita dal nostro forum chiuso. Solo oggi ho saputo degli articoli in massa pubblicati, e devo dire ho quasi paura di ritorsioni legali. Mi piace l’analisi anche emotiva fatta, e spero che finisca in una grassa risata..

Sono contento che la notizia del mio “debunking” sia arrivata a questa persona e ho apprezzato molto la sua risposta. La sua storia mi conferma ciò che penso a proposito della privacy delle informazioni sul web: per quante precauzioni tu prenda, quando qualcosa è on line non appartiene più a te soltanto: appartiene alla rete.
Teniamolo sempre ben presente.

"Go home Google, you're drunk!"

"Go home Google, you're drunk!". Fonte - http://9gag.com/gag/5995641?ref=fb.s

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Web designer, Psicologo del Lavoro con l'hobby della fotografia. Mi occupo di design e sviluppo di siti e progetti di comunicazione web. Curo programmi di promozione pubblicitaria via web di diverse realtà aziendali. Sono consulente web per diversi progetti nazionali ed europei.

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