Recensione Dear Esther: capolavoro di tecnica narrativa e grafica mozzafiato su Ubuntu

Di - 20 June 2013 - in
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Dear Esther deve la sua nascita ad una mod per Half Life che lo sviluppatore The Chinese Room realizzò come progetto di ricerca per l’Università di Portsmouth nel 2009. Il capo del team Dan Pinchbeck accolse un ex impiegato di DICE (Team che con il suo strepitoso motore grafico Frostbite ha spinto mostri sacri quali Battlefield) Robert Briscoe, con l’intento di realizzare un gioco a se stante, che mantenesse però il format del gioco originale. Nel 2011, l’Università decise di sospendere il finanziamento del progetto, sembra per problemi legati alla scelta del motore grafico. Sul gioco, ancora in sviluppo, investì  l’Indie Fund. Nel 2012, anno d’uscita, la fiducia del produttore fu ampiamente ricompensata: alla data del 18 Luglio 2012 erano state vendute ben 250 mila licenze, successo che si deve anche alle promozioni realizzate dalla famosa piattaforma di distribuzione digitale Steam. Le vendite inattese attirarono anche l’attenzione della stampa che tributarono  il titolo, di voti e recensioni favorevoli e anche di molti premi.

Grazie ad un’altra iniziativa, gli utenti Ubuntu possono usufruire di questa splendida avventura grafica: con l’Humble Bundle 8 è uscita una prima versione del gioco, che in realtà era la versione Windows adattata alla macchina Linux attraverso Wine. In seguito è stata realizzata anche una versione nativa, (installabile facilmente attraverso un semplice file bin)  resa disponibile subito a tutti  gli acquirenti del pacchetto. Chi non avesse approfittato dell’offerta può comunque acquistare il titolo dall’ Ubuntu Software Center.

Gameplay

Dear Esther è quanto di più simile ed al contempo diverso da un videogioco. Non appena si inizia ad interagire con nostro il personaggio, che tra parentesi può essere mosso all’interno di un ambiente splendidamente riprodotto, egli finisce il suo primo di tutta una serie di monologhi. Questi sembrano essere pezzi disordinati di una corrispondenza epistemologica con la “Cara Esther” del titolo, ma faranno da guida all’incedere dell’utente nel gioco e saranno l’unico elemento che ci farà capire di essere sulla giusta strada.

La longevità del gioco non è di certo quello che rende unico il titolo. La sua peculiare caratteristica infatti, è l’esplorazione dell’isola che sembra rispecchiare in tutto o in parte la mente del protagonista. I paesaggi si perdono a vista d’occhio e collimano all’orizzonte, a fare da sfondo saranno la Luna o la distesa d’acqua che circonda l’isola. Il motore grafico sembra rendere bene le strutture che di volta in volta si incontrano, perfino il vento è percepibile attraverso la polvere sollevata mista alla sterpaglia. I patiti degli spara-tutto in prima persona (First Person Shooter, FPS) si troveranno in un ambiente familiare, ma dovranno cambiare modo di pensare: non vi è azione ma solo emozioni.

Dopo aver iniziato a gironzolare per l’isola, ascoltando il narratore (che recita con uno spiccato accento inglese), il giocatore si ritroverà a vivere i sentimenti del protagonista. La fusione giocatore/protagonista è l’obiettivo primario di qualsiasi produzione videoludica, ogni sviluppatore vorrebbe creare un personaggio che riesca a trasferire lo stato d’animo all’utente, ed in questo Dear Esther è un ottimo videogioco. Ma da qui in poi sembrano esaurirsi i punti di contatto con i videogame, l’azione è piuttosto blanda (anche se non ci si annoia), l’interazione ridotta al minimo (oltre a muoversi nell’ambiente si potrà soltanto zoomare cliccando sul pulsante sinistro), i monologhi vengono riproposti in modo casuale e più volte cambia il tono della voce in modo inspiegabile. L’attenzione del giocatore si dovrà focalizzare sulla ricostruzione del background del soggetto, quasi a volerne tracciare un profilo psicologico. I frammenti di storie narrate riportate diventano così pezzi di un puzzle che deve essere ricostruito per capirne a fondo l’essenza. In questo caso viene ripreso un genere narrativo molto usato in campo cinematografico (in titoli quali 21 Grammi,Irreversible, Memento): i capitoli della storia vengono rimescolati e presentati allo spettatore in modo disordinato piuttosto che seguire l’evoluzione cronologica. È proprio ad un film che si può paragonare Dear Esther ma a decidere il ritmo sarà il giocatore che avrà anche modo di apprezzarne il panorama e gli scenari.

Audio & Video

La grafica del videogioco è molto bella e funzionale, anche nella versione per Ubuntu. Sebbene spesso compaiono magicamente alcuni steli durante la marcia del protagonista, o si assista a dei fenomeni di tiring, questi difetti non incidono più di tanto sull’esperienza di gioco. I modelli poligonali sono ben strutturati e le texture che li ricoprono sono ben fatte, basta soffermarsi sui graffiti fosforescenti moderni in alcune caverne. L’illuminazione è coinvolgente e tende a creare l’atmosfera: la luce flebile della giornata afosa e ventosa, la notte calma illuminata da una bianca luna, o i raggi che filtrano all’interno delle caverne resi pulsanti dallo scorrere dell’acqua. A riempire i vuoti ed a donare un tono solenne alle parole pronunciate dal protagonista, ci pensa una splendida colonna sonora di Jessica Curry, composta per lo più di archi e melodie malinconici.

Conclusioni

Se si cerca azione pura o puzzle per far surriscaldare la temperatura encefalica, non si deve scegliere sicuramente questo titolo. Un vero gamer non può fare a meno di provare questo gioco, semplice e facile da apprezzare se affrontato con un pizzico di curiosità e nessun pregiudizio. Non si può perdere l’opportunità di giocare ad  un capolavoro del genere, un videogioco che non richiede fatiche o ingegni vari, ma che senza alcun dubbio è apprezzabile e coinvolgente. Questo gioco è la dimostrazione che per fare qualcosa d’interessante non c’è bisogno di budget stellari, ma idee ed arte nell’intrecciarle per tessere una trama unica. L’unica pecca per chi non ha molta dimestichezza con l’inglese è la mancanza di sottotitoli in italiano, per comprendere appieno la storia. Recentemente però è stata trovata una soluzione per la versione Steam del gioco, pubblicata direttamente sul sito ufficiale.

Link alla Galleriaria Fotografica  Dear Esther

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Emanuele Boncimino Articolo scritto da

Web designer, sviluppatore, tech specialist ed Android Guru: sono gli obiettivi che vorrebbe raggiungere nel lungo termine. Mantiene un ottimo grado di conoscenza del mondo racimolando news estere. Sempre alla ricerca di sfide che possano nutrire la propria mente: Engeene è tra queste.

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