Riforma dei brevetti sul software: la chiede anche l’ufficio legale di Google.

Di - 12 October 2012 - in

Il capo dell’ufficio legale di Google, David Drummond, ha rilasciato un’intervista al Wall Street Journal in cui ha fatto il punto sulla situazione circa le guerre di brevetti e la necessità di riformare il sistema.

Chiunque sa come Google sia coinvolta a vario titolo nelle diverse dispute giudiziarie legate all’uso di Android da parte di molte aziende produttrici, le quali si vedono attaccate da più parti con diverse accuse di violazioni di brevetti. La stessa Google, inoltre, si è mossa per tutelarsi contro simili attacchi acquirendo diversi brevetti nonché l’intera Motorola Mobility e il suo know-how tecnico, riuscendo così anche a possedere una specie di divisione hardware interna.

La più nota di quelle vicende giudiziarie è sicuramente la causa fra Apple e Samsung che, per il momento, si è risolta con la vittoria dell’azienda fondata da Jobs e Wozniak e la condanna di Samsung a risarcire un miliardo di dollari; tuttavia quella combattuta guerra giudiziaria ha posto l’accento sulle grosse lacune del sistema dei brevetti americano e sull’assurdità di poter brevettare il software.

Giova ricordare brevemente che la brevettabilità del software negli USA è una specie di artificio giuridico creato dai giudici con apposite sentenze ad hoc, dato che il corpus normativo in materia non prevede esplicitamente tale possibilità. Purtroppo l’ordinamento americano si fonda su un diritto non codificato e “vivente”, quindi in grado di essere modificato anche con una sentenza e senza che si ricorra ad un appropriato iter legislativo.

Drummond, dunque, lo chiede in modo molto chiaro e diretto: serve una riforma del sistema dei brevetti e si azzarda a dire che “esistono posti in cui non puoi ottenere un brevetto sul software o, comunque, è molto più difficile come in Europa. Crediamo che quella sia probabilmente la miglior strada da seguire“. Appare immediatamente evidente come il pensiero espresso da Drummond sia legato al moltiplicarsi delle cause fra aziende produttrici, le quali sono ormai al punto di annunciare l’azione giudiziaria contro un concorrente già prima che quello rilasci il proprio nuovo prodotto.

Tuttavia Drummond è ben consapevole che una riforma del genere potrebbe “spaventare” le aziende più avanzate tecnologicamente come quelle farmaceutiche o biomediche, le quali puntano a tutelare i propri software come forma di tutela del proprio investimento in un mercato ad alto rischio.

Via | The Wall Street Journal

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Matteo Luigi Riso Articolo scritto da

Avvocato, programmatore, geek tutto in uno. Una passione smodata per la tecnologia e l’informatica, avido utilizzatore di Google e Android. La sua missione è divulgare e far comprendere la tecnologia e gli aspetti ad essa connessi.

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