[Schemer] Provata la beta

Di - 11 December 2011 - in

Nella giornata di Venerdì hanno iniziato a girare alcuni inviti per Schemer, l’ultima novità di Google. Di seguito vi racconterò in breve in cosa consiste, in cosa si differenzia dalla concorrenza e come funziona. Vi invito, per una maggior comprensione, ad evitare paragoni con FourSquare e con il sistema di eventi di Facebook, poiché sebbene Schemer peschi a piene mani da ciò che già esiste, il risultato finale è piuttosto diverso.

Innanzitutto cos’è Schemer: si tratta di un prodotto stand-alone (almeno per ora) il cui fine è quello di condividere attività. Ho detto espressamente condividere al posto di organizzare e attività al posto di eventi, poiché sono i punti chiave che caratterizzano Schemer. Le conseguenze, come vedremo, saranno un’esperienza d’uso particolare, veloce e snella, più vicina ad una tweetata piuttosto che all’apertura di un evento su Facebook.

La funzione principale sarà quella di creare uno “Scheme”, traducibile in italiano come “Progetto”, un progetto per fare qualcosa. In poche parole dovrete spiegare questa attività che potrà spaziare dal grattarvi la pancia all’andare ad un concerto, dal programmare un bot in Python all’andare al vostro ristorante preferito. Potrete quindi geo-localizzare l’evento, taggarlo per renderlo più facile da ricercare e decidere se renderlo pubblico o privato. Sinceramente non mi è ben chiaro cosa implichi che sia privato, non è possibile selezionare le cerchie di Google+ ma solamente fare l’Heads Up di cui parleremo a breve.

Fatto questo il nostro Scheme potrà essere ricercato tramite parecchi metodi: ricerca diretta per contenuto,categoria o per locazione, lista di scheme delle proprie cerchie di Google+, che compariranno in uno stream apposito, oppure una lista di featured partners, ovvero grandi nomi scelti da Google e messi in evidenza.

Essendo in beta, non c’è ancora un’integrazione ampia e nemmeno una versione mobile, ma è quasi una banalità pensare che le attività geo-localizzate saranno associate a Google Places o Google Maps e che l’app mobile vi segnali gli eventi più vicini. Questo verrà col tempo, ma è lampante già dal primo uso che il vero fine di Schemer è esattamente questo, non di rimanere un’applicazione isolata e relegata al mondo desktop.

Una volta trovato un’attività, potremo commentarla, dire se la vogliamo fare o se l’abbiamo già fatta. Potremo ritaggarla, rilocalizzarla ed eventualmente fare l’Heads Up, ovvero una sorta di notifica diretta ad una o più persone. Per ora la selezione dell’Heads Up è fatta per mail o per singolo contatto su Schemer, ma prima o poi sarà sicuramente integrato con le cerchie di Google+.

Questa struttura dello Scheme si presta quindi ad una certa versatilità e stimola il contatto e la discussione. Potrete trovare gente che è già andata una mostra e chiedergli com’è stata, oppure guardare la lista di chi vuole farlo ed organizzarvi privatamente. Schemer, per fortuna, non cerca di imbrigliare il concetto di attività in una serie di parametri stringenti ma lascia tanto spazio all’utente. Se sarà o meno una scelta vincente, lo si vedrà col tempo.

Veniamo infine ad elencare alcune features di contorno. Su Schemer avremo un nostro profilo, che elencherà le attività create, fatte e che vogliamo fare, saranno visualizzati i membri delle nostre cerchie attivi su Schemer e ci sarà un feed delle nostre azioni recenti. Ci sarà anche un rimando al profilo su Google+.

Viene poi il sistema di “Ispirazione”, ovvero un feedback su quante persone hanno trovato un’attività da fare attraverso di noi, anche se lo Scheme non è stato creato espressamente da noi. Si forma quindi un enorme grafo di chi ha ispirato chi, in maniera simile ai reshare di Google+. Probabilmente verrà fatta la visualizzazione del grafo, prima o dopo, come per Ripples. Per ora l’unico utilizzo pratico, sembra un’acquisizione di priorità dei contatti maggiormente ispiratori in alcuni menù, tuttavia non mi pronuncio in merito per evitare gaffe.

Infine abbiamo il sistema di notifiche, che ci terrà aggiornati sulle attività delle nostre cerchie, sulle ispirazioni che abbiamo creato e probabilmente si arricchirà nel futuro prossimo di nuovi contenuti.

Vediamo quindi di tirare le somme: Schemer di per sé è un prodotto pulito, discretamente intuitivo, non originalissimo ma interessante per il modo in cui si struttura. La vera marcia in più, come per la maggior parte dei prodotti Google, sarà l’integrazione con gli altri sistemi, che, a mio parere, gli darà grosse chance per diventare un quasi-standard per l’organizzazione di attività per tutti i digital-born, come in parte è adesso il sistema di eventi di Facebook, perlomeno in Italia.

L’integrazione con Maps, l’integrazione con Google+, il fatto che sia un prodotto stand-alone, l’integrazione futura con Android, l’estetica minimale ma caratteristica e il logo con i baffi che si muovono sono tutti elementi potenti, che fanno ben sperare per questo neonato figlio di Google.

Voglio spingermi oltre con le considerazioni, cercando di ipotizzare gli utilizzi che si potranno fare di questo Schemer. Rimuginando, son riuscito ad isolare 3 comportamenti ben distinti: Promozionale, Social e Passivo. Se i primi due bene o male sono prerogativa di qualsiasi sistema di eventi in contesto social, il terzo mi sembra qualcosa di relativamente nuovo o perlomeno mai arrivato su grosse piattaforme (no, FourSquare non è grosso).

Come per tutti i sistemi di eventi, le persone che creano contenuti sono molte di più di quelle che ne fruiscono, per ovvi motivi, ma Schemer probabilmente farà un passo ulteriore nella passività della fruizione, ovvero nasconderà al grosso dell’utenza la sua esistenza, appunto integrandosi con i sistemi Google e questo permetterà di catturare una fetta di utenza più ampia rispetto alle semplici possibilità di utilizzo Social e Promozionale.

Io mi immagino fra un paio d’anni, con un ipotetico successo di Schemer, che un utente estremamente casual, che magari non ha nemmeno Google+, possa trovare eventi di interesse direttamente cercando “concerti Milano mercoledì 11/12/2013” oppure girando su Maps. Per ora invece se uno vuole trovare qualcosa da fare, deve rivolgersi espressamente ad esempio a FourSquare o a Facebook, con risultati che anche volendoli ipotizzare perfetti, sono comunque penalizzati appunto dalla necessità di accedere attivamente a questi contenuti.

Ovviamente perché tutto questo abbia senso, il volume di attività dovrà crescere in maniera esponenziale ed avere un’interfaccia sempre più dinamica e potente, in modo da stimolare i creatori di contenuti a scrivere ogni minima cosa che potrebbe interessare qualcuno nella zona, altrimenti il sistema è destinato a rimanere in un limbo da cui probabilmente non uscirà mai, come succede a tanti bei strumenti social.

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Simone Robutti Articolo scritto da

Laureato in Informatica, specializzato in sviluppo web e comunità virtuali, hardcore gamer, flamer per passione.

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